L'arco di Ulisse

30 Dicembre Dic 2017 1101 30 dicembre 2017

Mi auguro un 2018 politicamente scorretto. (Essere più sinceri senza andare fuori dalle righe)

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Con l'espressione "politicamente corretto", presa in dotazione dall'inglese, si indica una linea di opinione volta stabilmente al rispetto generale, in barba al diritto della libera e sacrosanta critica, a cui si avrebbe diritto se mai ci trovassimo di fronte ad atteggiamenti mentali, considerazioni politiche, performances artistiche che non hanno il nostro gradimento. Succede, dunque, che ogni congettura, spesa per ridimensionare un fenomeno sociale, un prodotto culturale propagandato, oppure una persona pubblica, venga bollata in modo abbastanza superficiale come politicamente scorretta (politically incorrect).

Pertanto, esprimendo democraticamente opinioni, quand'anche fossero ben articolate e motivate, concrete nella sostanza e apprezzabili nella forma, al fine di stigmatizzare apertamente qualcosa o qualcuno, s'incorre nell'inconvenienza di essere tacciati di un'azione che non rientra nel galateo della comunicazione ufficiale: come se rinunciare al pensiero critico fosse segno di distinzione, e non una scelta diplomatica di convenienza, fatta all'insegna dell'opportunismo, dell'interesse personale, del calcolo sistematico del proprio tornaconto.

Va da sé, che, sebbene uno si produca in un'invettiva gentilmente irriverente, scevra dal pregiudizio razziale, etnico, religioso, di genere, di orientamento sessuale e altro ancora, non può aspirare ad avere un'opinione politicamente corretta.

Credo, invece, in tutta semplicità, che un pensiero non educato alla critica abbia in sé una componente di scostumatezza scolastica non indifferente e una dose considerevole di ipocrisia. Ecco perché nulla dovrebbe trattenerci dal porre all'attenzione dei lettori una genuina e leale opinione, anche se passibile di essere etichettata come un classico esempio di "politicamente non corretto".

Ci ritroviamo, talvolta, scrittori che non sanno scrivere; umoristi banali; conduttori-giornalisti che non hanno domande pertinenti da fare, cantanti con una voce poco intonata e apprezzabile, opinionisti privi di pensiero, politici senza coscienza, ma nessuno, o quasi, tra i protagonisti dell’infotainment, osa rilevarlo, come se si trattasse di un lavoro “sporco” a cui ci si sottrae ben volentieri.

E, invece, credo semplicemente che i comunicatori, soprattutto le “grandi firme”, attraverso il giudizio critico e articolato possano, in qualche modo, contribuire a ristabilire la morale, a cui tutti dichiaratamente tengono, salvo farne volentieri a meno. Ecco, mi augurerei che l’anno nuovo, almeno per quanto riguarda la comunicazione, portasse una ventata di eccessiva sincerità, recuperando in qualsiasi contesto e a ogni livello la sana abitudine di esercitare una critica animosa e ardita, senza guardare in faccia a nessuno. Fare i nomi di quelli che non ci piacciono come scrivono, cantano, fanno le domande, producono umorismo, rappresentano la politica potrebbe anche avere un effetto taumaturgico. Io, un elenco ce l’avrei … E, voi?

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