L'arco di Ulisse

18 Gennaio Gen 2018 1540 18 gennaio 2018

L'onda caotica del M5S

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Per prevedere l’esito elettorale delle prossime politiche c’è chi si affida al naso, alle proprie intuizioni e ai convincimenti personali che è andato maturando nel corso delle esperienze, non solo professionali, ignorando del tutto i numeri e le percentuali riportati dai sondaggi. Per quanto mi riguarda, sono tra questi. E, resto convinto che molti osservatori della politica, nell’ambito dell’esercizio analitico riguardante le intenzioni e l’umore dell’elettorato, non sempre si pongono le domande giuste, quelle che, magari, potrebbero rivelare novità da indagare al di là della metodologia di un opinionismo formale e quasi istituzionale.

Così, sulla cultura zoppicante del candidato del M5S, Luigi Di Maio, si costruiscono invettive e ragionamenti che finiscono per rappresentare la migliore propaganda politica in suo favore. Da sempre, la forza motrice del movimento grillino è rappresentata dalle analisi scontate, benché veritiere, di chi vorrebbe ridimensionarne le ambizioni. Pertanto, pure a fronte di un’approssimazione politica autentica e ben adornata, come quella da cui muove il candidato a premier dei cinquestelle, la presunta superiorità intellettuale dei suoi competitor rappresenta per molti italiani qualcosa che risulta distante e di cui non fidarsi, e in ogni caso più urticante e meno persuasiva della riconoscibilissima inesperienza da ascrivere allo stesso Di Maio.

A spingere il M5S verso il traguardo di prima forza politica della nazione sarà unicamente lo scarso appeal delle forze antagoniste, ormai ritenute, anche da chi le voterà, prive di quell’energia vitale che distingue ogni processo di cambiamento ed evoluzione sociale. Sia ben chiaro, a mio parere gli elettori non voteranno pensando di scegliere tra una onesta e beata ignoranza crassa (rappresentata dai grillini), e una disonesta e furbesca intelligenza garantista ed efficientista (rappresentata dalle altre forze che concorrono), quanto piuttosto tra la continuità e il caos. E, a tanti, in maggioranza, alletterà più il possibile ignoto grillino, in quanto potrebbe contenere un’eventuale sorpresa, quand’anche fosse sconveniente, che non la certezza di un continuum destra-sinistra, da consumare nella ripetitività e nella tristezza di una insofferenza sociale che ha raggiunto livelli massimi.

Ai fini osservatori politici non resta che chiedere: è più scarsamente attrezzato Luigi Di Maio, o chi non sa che la base elettorale italiana, in questo frangente, considerata nella sua varietà, dal precario all’impiegato, per finire con qualsiasi artista e intellettuale risentito e sottostimato, abbonda di personalità come quella di Luigi Di Maio? Va da sé, dunque, che il “mostro di ignoranza”, dalle mille teste che si moltiplicano per induzione, che non osserva correttamente il congiuntivo e si produce in gaffes eclatanti, per quanto sprovveduto possa essere, voterà per se stesso. L’antifona, che non elevo al rango di metafora, è chiarissima, vero?!

Naturalmente, quelli che ignorano e trascurano, oggi, il definitivo exploit dei cinquestelle, in particolare al sud, e il conseguente calo, dopo aver toccato l’apice, saranno gli stessi, che all’indomani della loro schiacciante affermazione, ne spiegheranno i motivi. Fossi tra gli spin doctor di Renzi mi inventerei lo “scoglio razionale” sul quale l’onda populistica e subculturale del M5S potrebbe infrangersi.

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