Largo ai vecchi

20 Febbraio Feb 2017 1226 20 febbraio 2017

Tanto tuonò che piovve: la scissione nel PD

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Senza urla e senza eccessivi drammi pare si sia svolta la tanto attesa scissione del PD. La caratteristica principale di questa operazione sono state le indecisioni, cioè i personaggi che non sapevano se dovevano uscire o restare, cioé che cosa avrebbe convenuto loro fare.

Per quanto riguarda i deputati dovrebbero essere circa 35 quelli che si costituiranno in gruppo detto della nuova sinistra per quanto riguarda i senatori 10 o 12. Il loro problema sarà rappresentato dal fatto che hanno votato una mozione nella quale si chiede di dare fiducia al Governo fino al 2018 mentre gli altri “fratelli” della Sinistra Italiana, una quindicina di deputati e altrettanti senatori, hanno dichiarato con veemenza di essere all'opposizione di qualsiasi governo. Il problema, di rimbalzo si proporrà in tutta Italia, nei consigli regionali e comunali sino a quelli dei più piccoli paesi e non sappiamo quante giunte salteranno e quante teste di sindaci cadranno ma tutto sommato la scissione non sembra aver comportato grossi drammi nel PD dove immediatamente si ricreerà, come la coda delle lucertole, una nuova sinistra forse con a capo Orlando. Gli unici patema d'animo, se così si può dire, sono rappresentati dal procuratore Emiliano il quale nel pomeriggio di ieri durante il suo intervento sembrava propendere per restare nella casa PD e rappresentare un'alternativa a Renzi, la sera aveva invece già cambiato idea e si univa agli altri due candidati secessionisti alla segreteria e cioè Rossi e Speranza, nella notte avrebbe detto che questa mattina avrebbe sciolto le riserve. Chiaramente si pone il solito problema”mi notano di più se vado alla festa o se resto assente?”.

I sondaggi, per quel che valgono, danno a questa scissione un peso elettorale intorno al 6% che unita a quella di Sinistra Italiana con il suo nuovo segretario Fratoianni, espressione dell'estrema sinistra vendoliana, potrebbe raggiungere il 10% ma il problema come si è già detto è che questi due gruppi hanno obiettivi diversi nei confronti del Governo. In questa area, per semplificare ulteriormente le cose, si pone anche l'ex sindaco di Milano Pisapia con una sua componente pontiera nei confronti del PD con cui vorrebbe andare al governo con una formula tipo giunta di Milano.

All'interno del PD, al di là della figura vagamente caricaturale di Emiliano per cui sembra ci sia già un esposto al CSM, si propone per un'alternativa a sinistra, come si è detto, il ministro della giustizia Orlando. Sembra però che l'incontro tra Renzi e il ministro della Cultura Franceschini, notabile forte nel PD e leale fino adesso con Renzi, abbia dato il risultato di spartizione fra i due tra la Segreteria Nazionale del partito e la Presidenza del Consiglio, senza però chiarire esattamente a chi veniva data l'una o l'altra: risultato nuvole e temporali a suo tempo. Quanto al buon Gentiloni il suo vantaggio è dato da un comportamento lineare e tranquillo rispetto al “movimiento” delle varie componenti e dall'appoggio del Presidente della Repubblica. Tranquilla e semi nascosta la Sig.ra Boschi. Al guinzaglio per ora i cosiddetti ultrà renziani.

La situazione al termine del drammatico week end sarebbe quasi tranquilla e nel perfetto stile partitocratico.

Qualche difficoltà per “baffino” (nome d'arte di D'Alema) che però essendo il più intelligente di tutti se ne inventerà qualcuna. Materiale per le cronache parlamentari e per i pastoni politici ormai non più letti da nessuno se non da chi li scrive e da pochi appassionati. Sempre meno.

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