L'Argonauta

10 Novembre Nov 2014 1518 10 novembre 2014

La battaglia di Parada per i figli della Bucarest sotterranea

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Orfani, abbandonati, con la vita troppo spesso segnata da povertà e violenza. Almeno 126 mila bambini romeni hanno meno di 10 anni ed entrambi i genitori all’estero. Altri vivono da soli nelle grandi città come Bucarest. Un tempo li chiamavano «i figli di Ceausescu», perché negli anni Settanta e Ottanta il dittatore comunista, al motto «il numero è potenza», imponeva a ogni donna romena una media di almeno cinque bambini. Poi, per l’impossibilità di mantenerli, troppo spesso i figli venivano abbandonati.

Franco Aloisio è un educatore di strada. Prima in Italia, poi nel 1999 in Romania dopo aver lasciato Milano per Bucarest attratto dalla campagna contro l’emergenza dei «bimbi dei sotterranei» lanciata da un clown franco-algerino, Miloud Oukili. Qualche anno prima Miloud aveva scoperto che nella capitale romena alcune migliaia di adolescenti si proteggevano dai rigidi inverni di quelle parti rifugiandosi nelle condotte sotterranee del teleriscaldamento, chilometri di cuniculi bui e maleodoranti. Qui i ragazzi trovavano riparo e calore dopo essere stati dimessi dagli istituti o abbandonati dalle famiglie, ridotte in povertà per il venir meno del welfare garantito dal regime. Per loro l’unico «sollievo» era annusare la colla, una resina sintetica che aiuta ad attenuare i crampi della fame, ma con rischi gravissimi per la salute. Miloud aveva cominciato ad avvicinare questi ragazzi, a parlare con loro, a mostragli qualcuno dei suoi giochi di magia, da funambolo consumato. Si crea un rapporto, spesso un’amicizia: nasce così Parada, l’associazione che punta al coinvolgimento e il reinserimento dei «ragazzi dei sotterranei» attraverso attività di giocoleria e circo. Siamo nel febbraio 2000. In quell’anno Franco Aloisio lo raggiunge a Bucarest e inizia una collaborazione. Oggi Franco è sempre lì, nella storica sede di via Bucur, a poche centinaia di metri da piazza Unirii, la monumentale spianata di Bucarest che fu l’emblema del regime. È lui il presidente di Parada. E’ venuto a Milano in questi giorni di un novembre umido e tiepido e ne approfitto per intervistarlo. In 13 anni qualcosa è cambiato? «Sì» risponde. «Dieci anni fa a vivere sotto l’asfalto erano almeno 5 mila, oggi si stima siano poco più di mille. Noi abbiamo contatti continui con almeno 250 di loro: frequentano il nostro centro diurno o collaborano nei nostri spettacoli. ».

Con 18 operatori a tempo pieno e il sostegno di 20 volontari, Franco e la sua equipe continuano a lavorare con i ragazzi di strada per i quali tengono aperto un centro diurno e svolgono diverse attività per il reinserimento nelle scuole o nel lavoro. Proprio in questa prospettiva hanno stretto accordi con alcuni gruppi alberghieri (in particolare Accor con la catena Hotel Ibis) per garantire un inserimento dei ragazzi attraverso stage formativi.

Famosi, infatti, per sniffare „colla” oggi i ragazzi di strada fanno ampio uso di eroina e di una droga si chiama aurolac e che viene anche venduta in alcuni negozi come „fertilizzzante” . Sostanza con effetti ancora più tossici dell’eroina e che viene iniettata direttamente in vena.

Qual è oggi la vera emergenza? «Le nuove droghe che si stanno diffondendo a bassissimo prezzo: una dose di eroina costa meno di 10 euro. Sono 20.000 i tossicodipendenti accertati, quelli che hanno fatto ricorso alle strutture pubbliche, e metà di essi è sieropositiva. Naturalmente il numero reale è molto maggiore. Poi ci sono le droghe sintetiche: i ragazzi le sniffano o le fumano, con effetti devastanti. Tanti muoiono, ma non esistono dati ufficiali: nessuno se ne cura».

C’è indifferenza? «Sì, anche quello. Ma è la crisi che attraversano oggi tutti gli operatori del terzo settore: i fondi vengono tagliati e tutto ricade solo sulle aziende private che, a loro volta, non passano un buon momento. In Romania, poi, con l’ingresso nell’Unione Europea sono venuti a mancare i fondi che prima erano destinati alla cooperazione extra-UE e la situazione è ulteriormente peggiorata. C’è molta buona volontà da parte del governo romeno, ma pochi soldi. A lavorare sulla strada siamo rimasti in tre associazioni. Facciamo quello che possiamo ma per continuare ci serve aiuto. Da tutti».

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