L'Argonauta

15 Dicembre Dic 2014 1030 15 dicembre 2014

Racconto di Natale a Milano

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Manca ormai poco al Natale. Nelle vie del centro, sotto i portici o tra le bancarelle di piazza del Duomo e di corso Vittorio Emanuele si affollano milanesi e turisti alla ricerca di qualche regalo. E’ strano camminare per le stesse strade con Tindaro Scurria, siciliano della provincia di Messina, di professione impiegato nella polizia locale fino allo scorso 18 aprile quando nel giorno del suo compleanno è iniziata la pensione. Lo chiamano “angelo dei clochard”, “vigile buono”. Per oltre dieci anni questo signore un po’ schivo, con i capelli bianchi e la parlata che rivela le sue origini, ha trascorso la pausa pranzo insieme ai tanti senza tetto che gremiscono le vie del centro come quelle dei quartieri più lontani, in una geografia della miseria e del disagio che accomuna i salotti buoni e le periferie degradate. Si è creato una rete di ristoratori amici che gli passano alimenti freschi non consumati e, sacchetti in mano, ha iniziato a distribuire vaschette di cibo ai senza tetto. Non contento ne invita sempre uno o due in qualche ristorante o bar, dividendo il ticket e le vivande: un primo per sé e il secondo all’ospite o vice versa.

Quando è giunto il momento della pensione ha lanciato un appello: “qualcuno prenda il mio posto!” Ma non c’è stato bisogno: Tindaro è ancora lì, non tutti i giorni ma spesso, a raccogliere cibo e a darlo ai suoi amici di strada. L’ho conosciuto un po’ di tempo fa ad Assago, dove vive, e mi sono ripromesso di accompagnarlo in uno dei suoi giri per distribuire cibo ai senza tetto che trovano riparo nei portici del centro. Con noi è anche Mario Biondi, un volontario di Milano che con Tindaro condivide la passione per i senza tetto. Si parte da piazza del Duomo. Vicino alla Rinascente incontriamo Elia, un omone bulgaro di una cinquantina d’anni, da 20 in Italia, prima come cameriere, poi nella vigilanza grazie anche a un fisico invidiabile da lottatore. “Da un anno e mezzo sono senza lavoro e siedo qui a raccogliere se va bene 10-15 euro, giusto per le sigarette e un bicchiere di vino. Ma ho fatto un colloquio come vigilante a Rho, speriamo che mi prendano…”. Dieci metri più avanti, dietro a una comitiva di giapponesi, compare Andre, slovacco senza lavoro e senza casa: “dormo dove mi capita”, dice. E’ ancora giovane, la testa un po’ stempiata. Poi è la volta di Damiano. Viene dalla Basilicata, anche lui aspetta la sera ai margini del duomo per 10 euro quando va bene. Tindaro avvicina i suoi amici con discrezione, senza chiedere nulla, alle volte piegandosi sul marciapiede per guardarli meglio in faccia, con quel sorriso buono che esprime la gioia di incontrare degli amici, non soltanto dei bisognosi. Più avanti c’è anche Amin, un palestinese. E’ disperato, non solo per la guerra che coinvolge la sua famiglia nel nord della striscia di Gaza (“ho il nonno e vari nipoti, stanno chiusi in casa sperando che le bombe non cadano lì”), ma anche per aver perso il lavoro ormai da alcuni mesi: “posso fare di tutto, lavori in casa, imbianchino, operaio, l’importante è fare qualcosa, guadagnare qualcosa…”. Ripassiamo da Elia, ormai ci conosciamo. “Ma non torneresti in Bulgaria?” gli chiedo. “No, la mia vita è qui. E poi ho maturato un po’ di pensione, là non avrei più nulla”. E’ il dramma di chi parte e lascia una terra che in fondo ama verso un’altra in cui sarà straniero sempre. E se un giorno decidesse di tornare sarebbe straniero anche lì, straniero due volte, perché i ponti rotti non si ricostruiscono, come dicono dalle parti di Elia.

E per Natale, Tindaro, che cosa hai organizzato? “Il 22 dicembre facciamo, come tutti gli anni il pranzo da MyChef in corso Italia. Stiamo raccogliendo dei fondi – mi aiutano la polizia Municipale, la Caritas, don Antonio della parrocchia di sant’Alessandro, ma anche tanti amici anonimi – per poter dare ai miei ospiti anche un regalo: l’anno scorso sono stati 10 euro a testa e dei dolci. Per l’Epifania ancora un pranzo. Ci sono tanti benefattori. Da qualche settimana anche un hotel, il Petit Palais in via Molino delle armi, mi lascia vaschette di cibo fresche tutti i giorni. E così andiamo avanti.” E mentre lo dice sorride, ancora una volta, tanto che mi viene da pensare a Scrooge nel racconto di Natale di Dickens: “perché sapeva bene che molte cose buone, su questo mondo, cominciano sempre col muovere il riso in certa gente. (…) Anch'egli, in fondo al cuore, rideva: e gli bastava questo, e non chiedeva altro.”

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