L'Argonauta

10 Febbraio Feb 2015 1311 10 febbraio 2015

Il cardinale Onaiyekan a Milano: “Finalmente c’è una reazione del mio Paese contro Boko Haram”

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'Boko Haram? Il Governo nigeriano si è dato sei settimane per riportare l’ordine nel nord del Paese, rinviando le elezioni presidenziali e legislative dal 14 febbraio al 28 marzo. L’espansione di Boko Haram nel nord sembra stia rallentando. E sono ormai diversi i Paesi confinanti, dal Ciad al Niger al Camerun che hanno iniziato a combattere in modo adeguato i fondamentalisti islamici”. Il cardinale John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, capitale della Nigeria, è ottimista: “non servono eserciti esterni per sconfiggere il fondamentalismo. Dove è accaduto, dall’Afghanistan all’Iraq alla Libia non hanno portato nulla di buono. La NIgeria ha la possibilità di farcela da sola. Le truppe nigeriane hanno competenza e soldi per comprare armi e sconfiggere i fondamentalisti. Se non è stato fatto è solo per mancanza di volontà politica. Non capisco perché per oltre due anni il governo nigeriano di Goodluck Jonathan, che tra l’altro è cristiano, abbia fatto poco o nulla. Ma ora credo che il vento sia cambiato e il rinvio delle elezioni, per garantire maggiore sicurezza al Paese, può essere un segnale in questo senso.” Il cardinale è a Milano su invito dell’arcivescovo di Milano Angelo Scola nell’ambito del progetto “Evangelizzare le grandi metropoli oggi”.

Onaiyekan, vescovo dal 1983, è un cardinale di spicco della chiesa africana. La sua diocesi di Abuja conta più di mezzo milione di battezzati su una popolazione che supera i 3 milioni di abitanti. È una figura profetica soprattutto per il suo impegno per la pace in Nigeria, dove la situazione è drammatica per i continui scontri interni, e per le sue posizioni di denuncia dell’integralismo islamico.

Da dove deriva quest’odio di Boko Haram verso i cristiani?

“Vorrei chiarire una volta per tutte: non è rivolto solo ai cristiani, ma agli stessi musulmani che sempre più fanno levare la loro voce contro l’estremismo jihadista. Anche recentemente alcuni imam sono stati sgozzati. Boko Haram rappresenta una piccola minoranza anche nella comunità islamica nigeriana, ma è come un veleno che si sparge lentamente e uccide. La loro ideologia li porta a considerare come male da estirpare tutto ciò che è occidentale, in particolare la cultura e l’educazione. E la chiesa cristiana viene vista in questa luce. E poi molti di loro hanno alle spalle anni di violenza per aver combattuto le guerre in Afghanistan e in Pakistan con i Talebani. “

Ma c’è un problema di intolleranza dei musulmani verso i cristiani in Nigeria?

“No, e ci tengo a ribadirlo. La Nigeria non è un Paese islamico: su 160 milioni di abitanti all’incirca metà è cristiana, l’altra metà islamica. L’attuale presidente della Nigeria è cristiano. I cristiani nigeriani subiscono e vivono gli stessi problemi degli altri nigeriani. Dobbiamo continuare a convivere come abbiamo sempre fatto: non ci sono alternative. Va però cambiato un certo atteggiamento intransigente dei musulmani, per cui solo la loro religione è quella giusta dopo Maometto: questo vene insegnato anche nelle scuole islamiche e nelle moschee, e può alimentare in persone fortemente marginalizzate la tentazione dell’estremismo. Ma, in generale, da noi il musulmano non è visto come un nemico. E sono frequenti i casi di coppie di diversa religioni in cui i figli sono battezzati. Mia sorella, ad esempio, è sposata con un musulmano e io ho battezzato i loro due figli.“

Lei è stato molto attivo nella lotta contro la prostituzione, in particolare quella di “esportazione” …

“E’ una piaga sociale. Ma non è vero che le prostitute sono solo vittime di raggiri e costrette con la forza alla prostituzione. Nella maggior parte dei casi sono consapevoli che in Europa faranno le prostitute; magari erano già prostitute in Nigeria, ma sono vittime del miraggio di una ricchezza facile. E non è neppure vero che queste scelte dipendano solo dalla miseria: per una che va a prostituirsi all’estero ce ne sono migliaia che rimangono in Nigeria e continuano a lavorare onestamente, pur tra tante difficoltà. Tra l’altro, è un fenomeno che riguarda una regione ben precisa della Nigeria, dove imperversano i trafficanti di donne. E’ un problema soprattutto culturale. Queste ragazze, lo dico spesso anche in Italia a chi si occupa di loro, hanno bisogno di attenzione spirituale, non solo di cibo o di un tetto dove dormire.”

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