L'Argonauta

19 Maggio Mag 2016 1002 19 maggio 2016

Don Mazzi, un prete nella società senza padri

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Tre preti, diversi e lontani, ma accomunati da una perdita precoce: quella del padre. Forse sta anche in questa caratteristica, paradossalmente, il significato di un libro da poco pubblicato dalla casa editrice cattolica Mimep e che raccoglie in parallelo le testimonianze di tre preti “scomodi” come padre Gabriele Amorth, don Antonio Mazzi, padre Livio Fanzaga. Il libro Roba da preti è una lunga intervista scandita da venti domande rivolte ai sacerdoti dai tre curatori: Antonella Franchini, Lucia Romiti e Vincenzo Sansonetti. Ne nasce un ritratto incrociato, fresco e informale, in cui si parla di tutto, della fede, naturalmente, ma anche dei propri percorsi esistenziali, del rapporto con le donne e con la chiesa, della crisi di valori che segna il nostro tempo e in cui faticano le nuove generazioni a trovare una identità.

Tre preti orfani di padre precoci. Una perdita che non solo determina e condiziona fortemente la vita dei tre sacerdoti, ma che si può porre come una via interpretativa per leggere la crisi attuale di valori. Alla presentazione del libro, a Milano, c’è don Mazzi a tenere banco con la consueta facondia e passionalità, che non lascia trasparire gli 86 anni compiuti. E’ un racconto a cuore aperto il suo, nel quale spiega la scelta di diventare sacerdote come un riflesso, forse inconsapevole, della mancanza della figura paterna nella sua vita. Racconta nel libro: “Ho sempre il grande vuoto della mancanza di un padre, e la sento tuttora. Credo, però, che la decisione di fare il prete, in qualche maniera, sia dipesa proprio anche dall’assenza di un padre. (…) Certo c’è voluto del tempo perché quel vuoto si trasformasse in qualche cosa di positivo, che mi rendesse strumento di un piano di Dio”. E alla fine ammette: “ho mollato tutto per diventare il padre di altri e colmare il mio vuoto della paternità”.

L'amore del padre, però, è un amore difficile, perché è una sintesi tra amore maschile e femminile. Infatti, un attributo di Dio è la 'provvidenza', termine femminile che denota l'aspetto materno di un Dio al tempo stesso guida, giustizia, tensione morale, ma anche perdono e amore incondizionato. L'amore paterno del prete è difficile proprio perché deve includere questi due poli: perché l'amore puramente femminile è sempre carnale, mentre l'amore del padre (che non è quindi solo l'amore maschile tour court) trascende la carnalità, è qualcosa di più alto e che si pone come riferimento, risposta al desiderio di pienezza e realizzazione che c'è dentro ciascuno di noi.

Considerazioni che valgono anche per il padre naturale. Per don Mazzi la causa principale del disagio e disorientamento giovanile è il venire meno del ruolo paterno: “ll padre è quello che piano piano deve condurre il figlio fuori dall’infanzia, lo deve fare camminando insieme al figlio”, lo deve portare sulla “strada” ad affrontare con coraggio e responsabilità le durezze della vita. E, invece, madri e padri sono spesso i leggiadri compagni di spensieratezza dei loro figli in una situazione di “sosta”, che è una funzione essenziale quando ha un ruolo di elaborazione del proprio vissuto dopo l’esperienza della strada, ma che altrimenti diventa uno schermo protettivo dalla realtà che ingabbia in una perenne immaturità.

E’ la strada, per don Mazzi, la vera magister vitae. A proposito dell’autoproclamazione di Gesù nel vangelo di Giovanni: “io sono la via, la verità e la vita” don Mazzi si sofferma soprattutto sul primo termine. “La «via» vuol dire che tutto quello che incontriamo strada facendo nel nostro cammino della vita ci educa”. In termini biblici, la vita è un esodo “educativo” (Exodus è anche il nome della sua Fondazione), perché l’esodo “è quando un popolo è alla ricerca della libertà e la ricerca camminando”. Ma come il popolo di Israele aveva il suo Mosè a guidarlo nel deserto, così in una società ormai senza padri serve qualcuno che si faccia carico di indicare la strada, percorrendola per primo. Per fare questo serve un amore incondizionato. E qui don Mazzi ci dà una delle più belle definizioni di prete: “colui che vive solo per gli altri, che si spossessa della sua vita per renderla disponibile agli altri nel Signore. E nel farlo è anche felice”.

Ma anche un padre che «fa» il padre non rischia di fallire? “Tutti sono salvabili, e io come prete devo cercare di salvare tutti” risponde. “Ma non come un mio progetto, che se poi non riesce ho fallito, ma come un sogno che anche se non si realizza è bello e ha valore comunque. Dio è sognare l'impossibile.”

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