L'Argonauta

10 Giugno Giu 2016 1444 10 giugno 2016

“Milano, ponte economico e culturale tra Italia e Romania

  • ...

George Gabriel Bologan, già console generale a Milano, è il nuovo ambasciatore della Romania. Un incarico nel quale rappresenta non solo il suo paese, ma anche gli oltre un milione e centotrentamila romeni che vivono in Italia e che costituiscono la più importante e numerosa comunità straniera. Il neo-ambasciatore ha studiato a Roma, dove ha anche lavorato come vaticanista. Quindi è entrato al Ministero degli Affari Esteri come addetto culturale presso l’Ambasciata di Romania, contribuendo alla realizzazione della mostra “Ori antichi della Romania. Prima e dopo Traiano”, allestita presso i Mercati Traianei, occasione nella quale sono stati portati da Bucarest preziosi artefatti del Tesoro Nazionale romeno.

Segue il primo incarico istituzionale come console generale a Milano nel giugno 2012. Da allora un periodo intenso, nel quale ha sostenuto iniziative e progetti per rafforzare l’identità culturale e linguistica romena e per far conoscere più da vicino il suo paese e il ruolo che svolge in Europa. E’ grazie al suo interessamento che Milano ha potuto ospitare eventi culturali di grande livello, come la mostra documentaria “I Romeni e la Grande Guerra” a Palazzo Cusani nel 2014, e numerose serate concertistiche, tra tutte ricordiamo quella dedicata a George Enescu ’60 che ha sancito l’epilogo della partecipazione della Romania ad Expo. Importante anche il suo sostegno alle iniziative letterarie, in partenariato con l'Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, il Centro Culturale Italo- Romeno ed Edizioni Rediviva.

Ho intervistato George Gabriel Bologan prima della sua partenza per Roma, quasi in concomitanza con la visita ufficiale del presidente della repubblica Mattarella il 13 e 14 giugno a Bucarest.

Partiamo da Milano. Può fare un bilancio della sua esperienza di console?

«Sono stato console generale in un periodo molto significativo per la città che ha ospitato le riunioni informali della Presidenza italiana all’UE, il summit Asia-Europa, l’EXPO e, da ultimo, la finale di Champions League. È stato impegnativo, ma certamente stimolante per me poter partecipare a questi grandi eventi. Durante il mio mandato la Romania è stata scelta come membro nel Comitato di Presidenza del Corpo Consolare di Milano, il più numeroso al mondo».

E i rapporti con le istituzioni milanesi?

«Posso dire che c’è stato un buon gioco di squadra. L’ho constatato personalmente in occasione del mio saluto alla città, lo scorso 30 maggio, quando il prefetto di Milano, Alessandro Marangoni, ha annunciato la mia prossima carica di ambasciatore di Romania a Roma. Ho sempre creduto che gli stati membri dell’Unione Europea e le nostre comunità abbiano bisogno di pragmatismo e che le istituzioni debbano, per prime, dare un buon esempio di comunicazione tra di loro. E questo a Milano è accaduto. Vorrei anche ricordare i rapporti con la comunità romena di Milano e il sostegno alle molte iniziative culturali ed economiche».

Come giudica i rapporti a livello politico tra Italia e Romania?

«La Romania e l’Italia sono partner strategici, e già questo dice molto sui nostri rapporti politici e diplomatici. L’Italia è il secondo partner commerciale della Romania. I nostri contingenti sono fianco a fianco in varie operazioni per la difesa dei valori comuni e di coloro che sono più indifesi. Poi, sono molto importanti i rapporti di affinità culturale e storica tra i nostri paesi. Pochi sanno che a Roma si sono messe le basi della Scuola Latinista dalla Transilvania, che ridestò la coscienza civile e la dignità romena, o conoscono la ricca corrispondenza tra i patrioti risorgimentali italiani e la classe politica romena o i romeni garibaldini, o, infine, i tanti italiani che dal secolo XIX° hanno lavorato nel nostro paese perché erano meglio retribuiti e avevano possibilità di sviluppo. Oggi la comunità italiana dalla Romania ha un posto di deputato nel Parlamento. E, dall’altra parte, la comunità romena in Italia contribuisce non solo al PIL italiano ma anche all’interscambio culturale e alla ricerca».

L’attività imprenditoriale italiana in Romania è tra le più rilevanti. Come giudica questa presenza?

«La Romania è un mercato attraente per l’imprenditoria italiana, e non è, la mia, un’affermazione di forma, lo dimostrano le statistiche e i tanti casi di successo. Nel 2015, secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, l’intercambio commerciale tra la Romania e l’Italia è stato di 13,64 miliardi di euro, con una crescita di 8,55% rispetto il 2014. All’inizio di quest’anno in Romania erano registrate più di 41.700 società con capitale italiano. Se guardiamo alla crescita economica del nostro paese, vediamo che è da diversi anni tra le più alte nei paesi dell’Unione: la Commissione Europea prevede un incremento del 3,9% del PIL romeno nel 2016, dopo quello di 3,6% nel 2015. Da quest’anno è anche prevista la riduzione dell’IVA dal 24 al 20%, mentre l’aliquota unica è del 16%, tra le più basse e attraenti nell’UE. Agli imprenditori più intraprendenti ricordo la possibilità di partecipare ai fondi strutturali per l’esercizio finanziario 2014-2020. Sono consapevole che serve coraggio, ma ci sono opportunità che passano e non tornano più: settori come quello agricolo, del turismo e dell’informatica e delle tecnologie innovative offrono oggi molte opportunità irrepetibili per chi è interessato a volerle cogliere».