L'Argonauta

9 Giugno Giu 2017 1002 09 giugno 2017

La felicità (apparentemente) semplice di Lorenza Gentile

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E’ vero: la felicità può essere una cosa semplice, mentre la vita è spesso molto più complicata. Per Lorenza Gentile, giovane scrittrice milanese già alla sua seconda, piacevole, fatica con La felicità è una storia semplice, edita da Einaudi, la “felicità”, appunto, è stata anche quella di pubblicare il primo libro con una casa editrice importante a ventisei anni. La storia inizia nel 2012. Lorenza Gentile è appassionata di teatro e studia drammaturgia a Londra alla Goldsmith University. Per suo divertimento inizia a scrivere le vicende di un personaggio che ancora non ha un nome e un’identità, ma che si pone curiose domande sul senso della vita, tipo “che cosa vuol dire esattamente essere buoni o cattivi?” o “perché litighi sempre con il papà?”, rivolto alla mamma.

E proprio dalle tante domande, tutte senza una risposta da parte dei genitori o di adulti distratti, nasce il personaggio protagonista, Teo, da cui prende nome il libro che viene poi dato alle stampe nel 2014. «Ho iniziato a scriverlo senza aver chiaro chi fosse la voce narrante» chiosa Lorenza Gentile «e alla fine mi sono accorta che non poteva essere che quella di un bambino, gli adulti non si fanno troppe domande…».

Lorenza Gentile

Sconfinando un po’, perché non leggere in parallelo la ricerca di Teo di un interlocutore attendibile alle sue domande, con quella di Lorenza per un approdo all’ editore della sua opera prima? In entrambi casi si tratta, in fondo, della stessa, semplice, cosa: la ricerca di una felicità. Occorre darsi da fare, come sa anche l’alter ego Teo, e Lorenza cerca allora su Google un agente letterario a cui proporre il testo. Tra i tanti, trova il nome di Vicki Satlow, un’americana che vive a Milano e che su Twitter si autodefinisce “anarchica e appassionata di arte e letteratura”.

«Le ho mandato il manoscritto e mi ha subito risposto che era interessata. E’ stata poi lei a proporlo alle case editrici. Nell’arco di due-tre settimane avevamo raccolto già diverse manifestazioni di interesse, tra cui, all’ultimo Einaudi con cui poi abbiamo firmato il contratto», racconta. Le viene poi assegnato un editor, Rosella Postorino, “letteralmente insostituibile” come scrive nei ringraziamenti del libro. «All’inizio è stato un po’ faticoso: pensavo che il testo fosse a grandi linee a posto, che bastasse qualche aggiustamento, ma in realtà è stato tutto rivisto e riconsiderato, con un puntiglioso processo di affinamento che ha portato poi alla versione definitiva».

Il secondo libro, La felicità è una storia semplice è ancora un interrogare intenso e appassionato la vita per svelarne quel senso, che è la strada obbligata per una felicità. Parola magica, a cui tutti i personaggi di Lorenza Gentile credono, arrivando a darsi risposte diverse: per Teo si tratta di non abbandonare mai la ricerca, di non sentirsi “troppo piccoli” per affrontare i problemi della vita e provare a risolverli; in La felicità è una storia semplice la riflessione si approfondisce: non basta cercare, alle volte la felicità compare dinanzi a noi disponibile e misteriosa, ma non la sappiamo vedere e, quindi, cogliere. Il problema sta allora nelle «scelte» e, spesso, quelle giuste sono anche le più semplici, magari proprio quelle che per questo motivo non avevamo considerato. Allora ne sorge una seconda di domanda: dove abbiamo sbagliato, quando ci è successo di imboccare quel percorso centrifugo che ha complicato la vita, l’ha resa tortuosa e impervia, mentre tutto era forse dispiegato già davanti a noi e non lo vedevamo? Così, il barbone protagonista nel finale di Teo, aveva quelle risposte che lui invano vagheggiava di ottenere da Napoleone. Oppure, in La felicità è una storia semplice, è il protagonista, Vito Baiocchi, a non riconoscere da adolescente quell’amore che la vita gli aveva posto dinanzi; così come la co-protagonista, la nonna Elvira, che solo alla fine, ormai troppo tardi, riconosce di aver mancato all’appuntamento con il suo vero amore, un po’ per inavvedutezza, un po’ per mancanza di coraggio nel perseguirlo. Non sempre la ricerca ha l’esito sperato, è il nuovo confine di Lorenza Gentile, perché la felicità non è una scienza esatta. Se in Teo, che è alla fine una bellissima fiaba, tutto si risolve nel fatidico “vissero felici e contenti”, in La felicità è una storia semplice il recupero talvolta non è più possibile: la vita è un accadere, le occasioni possono non ripresentarsi. E’ questa la differenza fondamentale tra una fiaba e un romanzo.

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