L'Argonauta

18 Luglio Lug 2017 1141 18 luglio 2017

Evita Greco e le geometrie dell’amore

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E’ una storia tutta al femminile, quella dell’esordiente anconetana Evita Greco con il romanzo Il rumore delle cose che iniziano (Rizzoli). Un libro su come le cose finiscono e su come iniziano facendo un rumore, perché un rumore la vita lo fa sempre nel suo apparire. Protagoniste sono due donne che condividono, inizialmente all’insaputa l’una dell’altra, lo stesso uomo Matteo, un oggetto del desiderio tanto virtuale da sembrare un ologramma, perennemente alla ricerca di se stesso e prigioniero delle sue paure e, quindi, incapace di una scelta. Le due signore, invece, Giulia, la fidanzata ufficiale, e Ada, l’amante, sono donne forti e al tempo stesso fragili, diventate amiche nelle stanze di un ospedale dove la nonna di Ada è agli ultimi giorni per un linfoma e Giulia è l’infermiera che la segue.

Evita Greco

Quando scoprono la relazione reagiscono a loro modo, com’è normale in caratteri profondamente diversi. Giulia viene da un mondo borghese, con una madre ambiziosa e perfezionista, che le ha trasmesso il senso del dovere insieme all’estrema praticità dei compromessi, quando hanno una giustificazione plausibile. Sono “quelli che sanno sempre dove andare e che ci vanno di corsa (…) e quando poi glielo dici che tu non stai andando da nessuna parte, loro provano una specie di vertigine” pensa Ada di lei. La forza di Giulia è l’ottimismo della ragione e della volontà, la consapevolezza nata dall’esperienza che si può fallire, ma anche sempre rialzarsi e ricominciare, “basta guardare le cose in prospettiva”. Certo, gli ingranaggi di questo meccanismo a orologeria sono imperfetti. Anche Matteo lo è e lei glielo dice chiaramente, ma allo stesso tempo lo rassicura e gli sta vicino. E’ il suo modo di amare e di vivere: sa che c’è la sofferenza, ma non ha importanza, basta metterla da parte; c’è l’abitudine che si deposita come una polvere sottile su una coppia insieme da dieci anni, ma è solo una “malattia stupida”, da cui si può guarire. Così, a forza di risposte anche Matteo si convince: “pensava di aver distrutto tutto, e invece tutto appare intatto”.

Dall’altra parte c’è Ada, una ragazza sola con una vita difficile alle spalle: la madre l’abbandona quando aveva tre anni alla nonna Teresa con cui conduce, da lì in poi, una vita di amore e complicità, in una quasi solitudine acuita dalla dislessia (di cui ha sofferto anche l’autrice) che ne aumenta la fragilità e la sfiducia nella vita. A differenza di Giulia, Ada sa che ci sono cose irreparabili, come la malattia della nonna, e cose “inimmaginabili”, come la nascita di un amore, quello di Matteo: ma entrambe sono sotto il segno di una sovrastante fragilità. Quando una cosa importante ha inizio, però, fa un rumore, questo a Ada glielo ha insegnato la nonna: è il rumore delle cose che iniziano, e quando succede lei “si ferma e ascolta”.

E’ la nonna la vera forza di Ada, è lei che le costruisce attorno “una fortezza di felicità, fatta di bei ricordi, fatta d’amore”, sperando che questa fortezza regga alle prove della vita anche quando lei non ci sarà più. In questo senso, il romanzo di Evita Greco è un racconto a geometrie variabili. C’è un primo triangolo con ai vertici la nonna, Ada e Matteo; ce n’è un secondo, con Giulia, la mamma e, naturalmente, Matteo. Perché le relazioni personali, nel romanzo, non sono mai un semplice segmento che collega due punti e due esseri, ma triangoli, che ne includono un altro, che delimitano una superficie, uno spazio di esistenza, e implicano una circolarità. Sono le due donne più anziane a innestarla, l’una determinando le coordinate del viaggio di Giulia nella vita secondo la sua filosofia arrivista e piccolo borghese, l’altra, la nonna Teresa, infondendo in Ada il sentimento puro e senza compromessi dell’amore.

Come in tutte le storie si arriverà a una soluzione: rimarrà un amore, quello più autentico. Ma il finale, nel libro, sembra quasi un’appendice, una nota a piè di pagina. La vera storia era già stata raccontata, e ci dice quanti punti ci vogliono a costruire la geometria di un amore.

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