Le vespe

26 Maggio Mag 2012 1234 26 maggio 2012

La famiglia secondo Scola & Cazzullo

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Cos’è una famiglia cristiana (quella vera, non di carta)? Come deve comportarsi un

autentico servitore di Cristo? E cosa bisogna fare per promuovere i valori evangelici tra le mura domestiche? Interrogativi  che saranno al centro del VII Incontro Mondiale delle Famiglie (cattoliche), in programma a Milano da domani a domenica 3 giugno, con la partecipazione del Santo Padre. Per chi voglia arrivare preparato all’appuntamento, si consiglia il libro di Angelo Scola (nella foto) e Aldo Cazzullo, “La vita buona. Un dialogo sulla Chiesa, la fede, l’amore, la vita e il suo senso”  (Mondadori, pagg. 136, euro 15,00), frutto di anni di approfondite conversazioni tra l’arcivescovo di Milano e il giornalista del Corriere. Più ancora che le risposte del porporato, colpiscono le domande del suo intervistatore. Domande incisive, martellanti, di quelle che nemmeno la Gabanelli. Domande che mettono in tale imbarazzo l’interrogato da suscitare nel lettore un istintivo moto di solidarietà umana nei suoi confronti: “Di che cosa si occuperà nel discorso del Redentore?”. “Anche lei critica la globalizzazione?”. “Ragione e fede non sono in contrasto?”. “Qual è la reale dimensione della questione pedofilia tra i sacerdoti?”. “La sua impressione è che in Italia la politica trascuri la famiglia?”. Una stoccata dopo l’altra, e il povero Scola, barcollante, alle corde, cerca di destreggiarsi come può. Al centro del dialogo (meglio sarebbe definirlo match) è, come dice il titolo, il concetto di “vita buona”. Che non è la vita bella di Benigni, e neppure quella di Lucio Dalla. Per capire di che si tratti, basta rifarsi ad alcune esemplari figure del mondo cattolico. “Vita buona” è per certo quella che, memore degli insegnamenti di don Giussani, si gode il pio Roberto Formigoni sulle barche dell’amico Daccò. O la vita che conduceva quel sant’uomo di don Verzè nelle sue fazende in Brasile. Ma anche la specchiata esistenza di tanti politici “cristiani” che si mettono in mostra al Family Day e intanto mandano messaggini all’amante e litigano per gli assegni con l'ex-moglie. A proposito di famiglie, Scola è molto netto nel circoscrivere il concetto alle sole coppie etero e regolarmente sposate, sbattendo la porta in faccia ai gay: “La famiglia – spiega il cardinale al suo devoto intervistatore – è il luogo in cui si tengono in unità e si sviluppano armonicamente le due differenze costitutive dell’umano: la differenza fra le generazioni e appunto la differenza tra i sessi. L’unità di queste differenze è la condizione primaria che permette non solo la nascita, ma anche la crescita della personalità matura”.

Ma scusi, eminence, vogliamo parlare della Chiesa cattolica? Non è anch’essa a suo modo una famiglia, la Chiesa? Peccato che sia, appunto, una famiglia unisex, di soli maschi, e per giunta anziani. Una famiglia dove la differenza che lei auspica è negata o rimossa, le donne stanno nei conventi o negli ospedali, partecipano ai pellegrinaggi e alle processioni o fanno le pulizie nei palazzi apostolici, ma non hanno alcuna voce in capitolo quando si tratta di nominare un vescovo o il papa. Una famiglia in cui tradimenti, intrighi e delazioni sono pane quotidiano. E dove non ci si può fidare nemmeno del maggiordomo.

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