Le vespe

24 Giugno Giu 2012 1940 24 giugno 2012

Crisi dell'euro e ontologia del caffè macchiato

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Il morso della recessione non incide soltanto su imprese, consumi e conti in banca, ma

ormai anche sulle categorie del lessico quotidiano. L’altra mattina entro in un bar di corso Genova, a Milano, e ordino un caffè macchiato. “Per favore, potrebbe metterci una spruzzata di cacao?” chiedo, con un sorriso. Da dietro il bancone, il proprietario mi guarda torvo: “Allora vuole un marocchino”. “Come sarebbe, un marocchino? Io ho solo chiesto un caffè macchiato con un pizzico di cacao”. “Eh, ma gli ingredienti costano. Il caffè con cacao si chiama marocchino, e lo deve pagare di più”. Euro 1,20 invece di 0,90.  Il sovrapprezzo per il cacao? Questa è nuova. “Non mi era mai capitato”, bofonchio, trangugiando il mio caffè senza cacao. “Un non-marocchino”, scandisco, con aria polemica, alla cassiera, facendo tintinnare un euro nel piattino. Mi metto in tasca i dieci cent di resto e infilo la porta, mentre giuro a me stesso di non mettere mai più piede in quel locale.

Intanto però il barista ha raggiunto il suo scopo: ha incrinato una mia certezza, mi ha messo come si dice la pulce (o meglio il cacao) nell’orecchio. Ora non posso fare a meno di domandarmi che cosa differenzi un caffè macchiato con cacao da un “marocchino”, se e in che misura sia consentito l’uso del cacao nei caffè macchiati, e nel caso quale sia la dose massima di cacao oltre la quale scatta l’upgrading, e si passa a una categoria superiore di bevanda e di prezzo. Siamo di fronte a un problema squisitamente “ontologico”, bisognerebbe consultare il filosofo Maurizio Ferraris (nella foto), che a questo genere di questioni, dall’ontologia del telefonino a quella dell’Ipad,  ha dedicato saggi imperituri. Soltanto lui sarebbe in grado di dirimere la controversia tra me e il barista. Anzi, al limite si potrebbe aprire un nuovo, promettente sbocco professionale per i giovani laureati in filosofia: un ontologo in ogni bar, che verrà interpellato in caso di controversia sullo statuto di una bevanda. Lo spritz con Campari soda è ancora spritz o va derubricato a una classe inferiore? E il Martini, resta tale anche quando la percentuale di gin è al di sotto di un certo valore? Quanti stuzzichini bisogna consumare perché un aperitivo diventi “happy hour”?

Ma forse la vera domanda alla quale nemmeno il professor Ferraris saprebbe rispondere è un’altra: un proprietario di bar che coi tempi che corrono si aggrappa a questi sofismi, scacciando i clienti, non farebbe meglio a cambiare mestiere?

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