Le vespe

9 Luglio Lug 2012 2006 09 luglio 2012

Mi volevano nel Cda della Rai. Ma ho detto no, grazie

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La società civile si è schierata compattamente:  un autentico plebiscito in mio favore.

Dall’Avis di Curnasco alle mamme del Leoncavallo, dalla  Polisportiva Sestese alla benemerita Onlus “Nonsologatti”, dalle suore passioniste al circolo tennis di Carpi non c’è stata associazione, bocciofila, sci club o cooperativa che non abbia sostenuto con entusiasmo la mia candidatura. Chiaberge nel Consiglio di amministrazione Rai! Consigliere subito! A nulla è servito obiettare che non posso vantare le competenze di Luisa Todini (nella foto, già moglie di un produttore tv e ospite fissa dei talk show) o dell’ex-sindaco di Varapodio Guglielmo Rositani,  noto anche ai telespettatori di Cnn e di Al Jazeera per il  suo ambitissimo festival del peperoncino. Inutile ricordare che sono un cane sciolto pidocchioso privo di amici influenti nei palazzi romani o ad Arcore e per giunta sprovvisto di tessere di partito, che mi sono soltanto occupato per vent’anni di scienza e cultura nei giornali, attività come ognun sa obsoleta e di scarso o nullo appeal mediatico, che come aggravante ho diretto due testate e scritto (horribile dictu) una decina di libri su argomenti pallosissimi, mica la biografia di Fabrizio Corona. Beh, non la faccio lunga: date un’occhiata al mio cv, e dite un po’ voi se non mi devo andare a nascondere, e se una new entry di livello così infimo non avrebbe dato il colpo di grazia alla baracca già pericolante di Viale Mazzini. Eppure, non c’è stato verso.  I miei fan sono cocciuti e mi hanno voluto candidare lo stesso. Con una coalizione così vasta e agguerrita alle spalle, avrei potuto spuntarla, ma dopo attenta riflessione ho deciso di no. Ma scusate, cosa ci vado a fare alla Rai, nell’era Monti? Todo cambia, perfino i consiglieri non sono più quelli di una volta. Con questa menata della spending review la signora Tarantola gli prosciuga lo stipendio e gli toglie la Bmw di ordinanza. Non hanno più una segretaria, neppure una stanza con divanetti per selezionare il personale. Insomma, sarei condannato a fare avanti e indietro da casa a Viale Mazzini, in motorino o coi mezzi pubblici (e quelli di Roma te li raccomando), ogni volta che c’è da votare. Di far lavorare i miei figli in qualche serial, non se ne parla nemmeno, e dire che sono così carini. E allora, sapete che c’è? Me ne rimango a giro nella società civile, chissà che prima o poi non mi prenda Pizzarotti per l’ente tutela parmigiano.

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