Le vespe

21 Luglio Lug 2012 1936 21 luglio 2012

Il passato che ritorna, come a Mosca nel 1991

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Stanotte ho fatto un sogno, o meglio un incubo. Sono a Mosca, è il 19 agosto 1991, accendo la tivù e vedo che tutti i canali trasmettono lo stesso programma: il Lago dei Cigni di

Čajkovskij. Ahi ahi, mi dico, qui sono cavoli amari: in Unione Sovietica fanno sempre così quando tira aria brutta nei palazzi del potere. Poi parte la sigla del telegiornale, si affaccia uno speaker compunto, con tono da funerale. Strano, mi sembra di conoscerlo: è un vecchio dalla faccia rifatta, che legge il comunicato di un sedicente Comitato di emergenza nazionale:   “Per motivi di salute il compagno Michail Gorbaciov (foto) deve lasciare la presidenza. Al suo posto va il compagno… (farfuglia un nome incomprensibile). Dobbiamo salvare il nostro paese dalla dissoluzione”. Ci risiamo: un putsch, un golpe insomma. Sento già sferragliare i cingoli dei tanks per le strade, l’Armata rossa si mobilita, in città è stato proclamato il coprifuoco, i giornali sono presidiati e bloccati. La stagione delle riforme e della Glasnost è finita, la Russia ripiomba nel buio del passato sovietico. Mi stropiccio gli occhi, incredulo. Nemmeno due anni dopo la caduta del muro di Berlino, la storia fa retromarcia?  Sembra di rivedere un vecchio film. Anche il linguaggio dei golpisti ricalca quello, pietrificato e pomposo, dei documenti del Pcus anni cinquanta. Non che con Gorbaciov tutto fosse rosa e fiori, al contrario: l’economia stava andando a rotoli, l’inverno scorso è stato il peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. La gente fa la fila per il pane, il burro è razionato, manca perfino il sapone per lavarsi. E le repubbliche si ribellano a Mosca, alcune hanno già proclamato la secessione. Ma la soluzione non può certo essere quella di tornare sotto la cappa della Nomenklatura, come nell’era Breznev.

E invece proprio questo sta accadendo, sotto i miei occhi. Contrordine, compagni! Communism is back. Tornerà la censura, l’informazione sarà imbavagliata, i telegiornali si limiteranno a diffondere le veline del Cremlino.  Infatti. Passa qualche ora e sullo schermo rispunta il vecchio laido di prima. Con un sorriso untuoso introduce il messaggio televisivo del nuovo presidente: “Ecco a voi il compagno (l’audio è disturbato, non riesco ad afferrare il nome)…Accomodati, compagno presidente”. E quello si siede, rigido nel suo doppiopetto. Ha una calotta di capelli rossicci e un’abbronzatura arancione.   Esordisce : “La Russia è il paese che amo… Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare” . Promette un futuro migliore per tutti, dice che abolirà l'Imu ed Equirussia, due cose odiatissime dai contribuenti. Intanto sullo sfondo, partono le note di un inno, "Forza Russia". Mi affaccio alla finestra:  la strada è piena di gente,  un tizio è salito su un carro armato e arringa la folla. Barbuto, zazzera brizzolata, urla improperi in dialetto genovese. Sembra già sbronzo di prima mattina. Il golpe sta fallendo, un contro golpe è in vista, ma non so cosa sia peggio. Qualcuno mi svegli per favore. Ditemi che non è vero.

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