Le vespe

28 Agosto Ago 2012 1859 28 agosto 2012

La tassa sul rutto non è lo Stato etico

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Non c’è modo più sicuro per strappare l’applauso che parlare male delle tasse. Le tasse sono come la guerra, che Flaubert, nel suo Dizionario dei luoghi comuni, liquidava in due parole: “Inveire contro”. Essendo io un inguaribile bastian contrario, sempre a caccia di impopolarità, vorrei invece spezzare una lancia in difesa di un nuovo, odioso balzello: quello che il ministro della salute Renato Balduzzi vuole imporre sui superalcolici e sulle bibite zuccherate (chiamatela pure “tassa sul rutto”). Il decreto (che include altre misure, come le multe ai tabaccai che vendano sigarette ai minorenni) deve ancora essere approvato, ma è bastato il semplice annuncio perché sui giornali e sul web si scatenasse la solita crociata preventiva all’insegna del “No al governo etico”, della lotta al salutismo, del “lasciateci liberi di mangiare e bere quel che ci pare”. E di ruttare in santa pace. A leggere certi commenti, si direbbe che i tecnici al potere vogliano imporci la virtù per editto come i gesuiti del Paraguay che suonavano le campane di notte per richiamare gli indigeni al dovere coniugale. Molti colleghi agitano lo spettro del proibizionismo, e sbandierano la retorica dell’eccesso, l’orgoglio della crapula e dell’adipe, con accenti da poeta maledetto, o da Versione di Barney.   

Non è la prima volta che ascoltiamo questa solfa. Ricordo che quando fu reso obbligatorio il casco per i motociclisti, un mio amico patito delle due ruote rivendicava la sacrosanta libertà di andare a capo scoperto e di sfracellarsi a proprio piacimento. Inutile obiettargli che questo suo presunto diritto cozzava col mio diritto di automobilista a non essere incriminato per omicidio colposo, ma eventualmente solo per lesioni, nel caso lo infilzassi per strada. Era irremovibile. E ricordate quanti si rifiutavano (e ancora si rifiutano, specie i tassisti) di allacciare le cinture di sicurezza? Non so se sia stato fatto un conto delle vite umane salvate, ma anche più cinicamente, dei costi sanitari risparmiati con quelle aborrite cinghie intorno al corpo. Ma presumo siano cifre considerevoli. E chi parla di governo etico, dimentica che a varare la legge antifumo fu proprio uno dei governi Berlusconi, per iniziativa dell’allora ministro Sirchia: una delle poche cose buone che ci ha lasciato il Cavaliere. Governo etico anche quello? Viene da ridere alla sola idea. Ma a quell’epoca, gli argomenti usati dai fumatori non erano tanto diversi da quelli sfoderati adesso dagli aficionados della Fanta e del whisky.

Siamo seri: qui non si tratta di proibizionismo, o di stato etico, o di negazione della libertà individuale. La verità è che alcolismo e obesità sono vere e proprie piaghe sociali. Chi coltiva abitudini alimentari scorrette, chi si procura patologie col suo stile di vita, non fa danni solo a sé ma in qualche modo anche alla comunità in cui vive. A gravare sul deficit pubblico non sono soltanto gli evasori fiscali, gli statali fannulloni o assenteisti, i falsi invalidi e i politici coi loro sprechi, ma anche, in misura diversa e meno evidente gli alcolisti, i tabagisti, i mangioni che non si controllano a tavola e si ammalano per questo. Basta un po’ di moderazione, la rinuncia a qualche bottiglia, per liberare posti letto negli ospedali e risorse per la ricerca e la cura di infermità più gravi (e involontarie). E in questo senso e a questi fini uno stato democratico ha il diritto-dovere di incentivare la “virtù” e scoraggiare il “vizio” senza per ciò degenerare in una “dittatura etica”.

Dopodiché è perfettamente lecito mettere in dubbio l’efficacia delle misure annunciate (a cosa serve distanziare le sale giochi a cinquecento metri dalle scuole?), e anche insinuare che non sia tanto la nostra salute, a preoccupare il ministro e il suo governo, quanto la salute delle finanze pubbliche. Ma mi domando e vi domando: è meglio pagare un modesto balzello sul chinotto o pagare molte più tasse per curare gli obesi o i diabetici di domani? E chi tuona contro l’invadenza dello stato-mamma quando questo tenta di distoglierlo dalla Fanta o dalle merendine, poi però è il primo a correre tra le sue braccia quando sta male e ha bisogno di assistenza.

A proposito di diritti negati: ieri la Corte europea ha bocciato la legge 40 sulla fecondazione assistita. Quella sì una legge proibizionista, irta di divieti assurdi, come la diagnosi preimpianto in caso di malattie genetiche gravi. Ma i nostri crociati laici, invece di festeggiare la sentenza di Strasburgo, si indignano per la tassa “sui rutti”.

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