Le vespe

17 Novembre Nov 2012 1840 17 novembre 2012

Obama, Renzi e la profezia di Jünger

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Salta fuori da un cassetto un vecchio ritaglio del Corriere della Sera del dicembre 1989 con una mia intervista in terza pagina a Ernst Jünger. Era appena caduto il muro di Berlino, e io ero andato a trovare il grande scrittore tedesco (morto a 103 anni nel 1998) per chiedergli lumi sul futuro della Germania e del mondo. La sua casetta in mezzo alle foreste dell’Alta Svevia era allora meta di pellegrinaggi di intellettuali italiani, per lo più ex-sessantottini e orfani del comunismo, ai quali andava a sangue la sua vena nichilista. Pazienza che avesse avuto in gioventù qualche trascorso col regime, che circolassero sue foto in uniforme da ufficiale della Wehrmacht. Peraltro in seguito era caduto in disgrazia, forse per la sua amicizia con von Stauffenberg, l’attentatore di Hitler. E comunque, l’essenziale era arruolarlo nella crociata contro l’odiato Occidente capitalistico. E lui era abbastanza vanitoso da stare al gioco, godendosi questa tardiva ondata di popolarità.

Per farla breve: vado, vengo accolto da un signore compito che non dimostra i suoi 93 anni. Mi parla in francese (è stato a Parigi con le truppe di occupazione) e mi mostra la sua collezione di oggetti rari, tra cui clessidre, noci tropicali, un modellino del Bounty, un serpente a sonagli impagliato. E soprattutto gli amati coleotteri, allineati a centinaia dentro i cassetti come soldatini di piombo, scintillanti nelle loro livree multicolori. Per tenersi in forma, ogni mattina fa un bagno nell’acqua di montagna, poi una lunga camminata nei boschi. E soprattutto c’è Liselotte, la seconda  moglie ben più giovane di lui, che sforna deliziosi dolcetti natalizi ricoperti di glassa.

Ci sediamo, accendo il registratore, e comincio l’intervista. Domanda: “Crolla il comunismo, trionfa la democrazia liberale. Fine della storia?” Il guru della foresta nera mi fissa in silenzio con quei suoi occhi di ghiaccio. La cassetta gira a vuoto per qualche minuto. Poi, finalmente: “Il prossimo secolo sarà un’era di Titani, decisi a dare la scalata all’Olimpo  – scandisce, con solennità. – Ci salverà Prometeo, anzi i prometeici, grandi uomini capaci di fare da mediatori tra dei e titani, tra rivoluzione politica e rivoluzione cosmica”.

Trangugio e annuisco, curvo sul mio taccuino. Ah beh: quand’è così…Credevo di venire a parlare con uno scrittore, e invece mi ritrovo nel tempio della Sibilla. “Ibis redibis non morieris in bello”. Al cospetto di un oracolo che dà responsi enigmatici.  Ne ricavo un bel racconto, forse uno degli articoli migliori che abbia mai scritto. Ma certo non molto utile per capire dove stiano andando la Germania e l’Europa.

Eppure, rileggendolo ora, a ventitré anni di distanza, e con tutto quello che è successo nel frattempo, quel messaggio non mi suona poi tanto sibillino. Jünger parlava di prometeici: “mediatori tra dei e titani”. Nel 1989 era caduto il titano comunista, e quello capitalista sembrava non conoscere più freno alle proprie ambizioni. L’Olimpo era ormai a portata di mano, anche gli dei si sarebbero dovuti assoggettare alla legge suprema del mercato. Il neoliberismo stava per diventare un vangelo indiscutibile.

Poi però sono venuti altri crolli:  l’attacco alle due torri nel 2001, e il titano americano si scopre vulnerabile; la crisi finanziaria globale del 2008, che scuote dalle fondamenta i dogmi neoliberisti. Un’altra ideologia del Novecento, dopo il comunismo, comincia a vacillare. Non ci sono più facili scorciatoie per governare un pianeta sempre più magmatico e indisciplinato. E allora davvero servono i nuovi Prometei, capaci di mediare tra il cielo degli ideali e la realtà dell’economia, tra giustizia e libertà. Obama, forse, con tutti i suoi limiti,è uno di questi. Di fronte a un Romney che riproponeva il vecchio slogan del “meno stato, più mercato”, come se bastasse lasciar fare agli spiriti animali per uscire dalla crisi, gli elettori americani non si sono fatti incantare. Hanno preferito la ricetta più articolata e complessa di un presidente che cerca di aggiornare l’american dream in funzione di un paese multietnico non più fatto soltanto di bianchi ben pasciuti e antistatalisti che vanno in chiesa la domenica col Range Rover, ma anche di tanta gente che dello Stato ha bisogno. E in Italia, dove stanno i Prometei? Monti? Renzi? Chi riuscirà a mediare tra Camusso e Marchionne? Tra le opposte ideologie della Cgil che vuole crescita e occupazione senza cambiare il mercato del lavoro e dei neoliberisti che vogliono fermare il declino senza tassare i miliardari?

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