Le vespe

27 Novembre Nov 2013 1238 27 novembre 2013

Il bagnino che ha affondato la ricerca italiana

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Magari esistesse davvero, nel nostro paese, quella lobby farmaceutica, quella sorta di Spectre della provetta, evocata dai sostenitori del metodo 'Stamina'. Magari. Staremmo meglio tutti, inclusi i malati che gridano in piazza la loro legittima indignazione. Il problema dell'Italia è che questa lobby, questo complesso tecno-industriale, proprio non esiste. O meglio, esisteva tanti anni fa, ed è stato smantellato e svenduto agli stranieri. Un vero e proprio crimine economico, le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ma del quale pochi conoscono i responsabili. Stando a quanto ci raccontano Daniela Minerva e  Silvio Monfardini nel loro libro Il bagnino e i samurai (Codice edizioni) l'affossatore della ricerca biomedica in Italia ha un nome e un volto ben abbronzato: si chiama Carlo Sama, e attualmente se la spassa al sole di Formentera. Chi è questo signore? Un ragioniere di Ravenna, ex-playboy della riviera romagnola,  soprannominato appunto "il bagnino"e assurto ai vertici della Montedison grazie al matrimonio con Alessandra Ferruzzi, erede della dinastia che allora controllava il colosso chimico. Fu lui, nel 1993, a vendere agli svedesi di Kabi Pharmacia i gioielli di famiglia, Farmitalia Carlo Erba ed Erbamont, quest'ultima quotata a Wall Street e proprietaria di importanti laboratori in America. Più di duemila miliardi di lire per turare le falle del gruppo, causate da anni di errori manageriali e di tangenti ai politici. Montedison non evitò il tracollo e il bagnino, coinvolto nell'inchiesta "Mani Pulite",  fu condannato a tre anni, di cui tre mesi scontati in carcere e 2 anni e 6 mesi ai servizi sociali, in un centro di recupero per tossicodipendenti. Lui ha saldato il conto con la giustizia e si gode il suo buen retiro, ma intanto l'Italia ha perso il treno della farmaceutica globale. Un settore strategico, tuttora in continua crescita a dispetto della crisi: il fatturato mondiale dell'industria delle medicine è raddoppiato in dieci anni, superando i mille miliardi di dollari alla fine del 2012. E in questo business è l'oncologia a fare la parte del leone: circa novecento nuovi principi terapeutici in sviluppo nel 2010, un miliardo e mezzo l'anno di spesa per curare duecentocinquantamila nuovi malati soltanto in Italia. Nella ricerca sul cancro, spiegano Minerva e Monfardini, eravamo all'avanguardia negli anni sessanta e settanta, grazie a un gruppo di 'samurai' di eccezionale bravura decisi a sconfiggere il male del secolo, tra cui spiccavano i nomi di Pietro Bucalossi, Umberto Veronesi e Gianni Bonadonna. Nella sinergia tra Montedison, Farmitalia e istituto dei tumori (ma potremmo aggiungere il Politecnico) Milano fu sul punto di diventare una capitale mondiale della ricerca scientifica, in campo biomedico e non solo. Poi venne l'ora dei bagnini, della Milano da bere, e il grande sogno svanì. Oggi che il 30% del Pil mondiale è trainato dall'industria hi-tech, l'Italia si è ormai accomodata nella nicchia delle tre effe: fashion, furniture and food. Siamo bravissimi a disegnare scarpe, modellare divani e produrre bufale Dop, e i nostri giovani 'samurai' della scienza devono emigrare.

Altro che quel visionario inconcludente di Adriano Olivetti: è a giganti come Sama che dovrebbero dedicare gli sceneggiati tv, proporli a modello delle future generazioni. Studiare, innovare, rischiare,  investire nella ricerca? Ma scherziamo? Con queste ubbie non ci si fanno le ville alle Baleari. Dai retta a me, prendi i soldi e scappa. Pensate cosa sarebbe accaduto se non ci fossero stati imprenditori lungimiranti come Sama: magari sarebbe nata sul serio una multinazionale italiana del farmaco, e oggi rischieremmo di avere ben più di 80 mila ricercatori, forse  tre volte tanti come in Germania, o cinque volte come in Giappone, e pure pagati bene. L'abbiamo scampata bella. Vi immaginate un esercito di camici bianchi che fanno esperimenti (a spese delle povere cavie), trovano nuovi rimedi contro il cancro o la sclerosi multipla o l'Alzheimer? Che incubo. Non pensiamoci: e stasera tutti a Eataly, che c'è una degustazione  guidata di vini biologici. 











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