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4 Marzo Mar 2013 1618 04 marzo 2013

Bollo sul condominio: ci vuole chiarezza

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E’ un periodo nero per le tassazioni sugli immobili degli italiani. A rincarare la dose dopo la stangata dell’IMU si è aggiunta anche l’imposta di bollo sui conti correnti dei condomìni applicata dalle banche. Le quali, pare, non riconoscano alla categoria la qualifica di “consumatori” tipica delle persone fisiche.

L’allarme è stato lanciato dall’Anaci (Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari): complice una lacuna del Codice civile, numerosi istituti bancari avrebbero valutato i conti correnti on line e tradizionali dei condomìni come conti appartenenti a persone giuridiche e, quindi, soggetti ad imposta di bollo quasi tripla.

L’attuale regime di imposta, modificato il 1 gennaio 2012 con il decreto “Salva Italia”, prevede prelievi annuali di 34,20 euro per le persone fisiche e di 100 euro per le persone giuridiche. Ma la faccenda – è chiaro – non riguarda solo i diversi importi: se la situazione fotografata dall’Anaci dovesse consolidarsi, i condomìni si potrebbero trovare ad affrontare commissioni di sconfinamento maggiorate, provocando ulteriori disagi alle realtà gestite mediante metodo fai-da-te.

Non solo: con l’entrata in vigore della riforma del condominio il prossimo 18 giugno 2013, ogni amministratore sarà obbligato “a far transitare le somme ricevute a qualunque titolo dai condomini o da terzi, nonché quelle a qualsiasi titolo erogate per conto del condominio, su uno specifico conto corrente, postale o bancario, intestato al condominio", come recita il nuovo articolo 1129 del Codice civile al comma 7. Insomma, presto tutti i condomìni dovranno aprire un loro conto e l’entità dell’imposta rispetto alla natura dell’intestatario diventa dunque un aspetto di primaria importanza. "Si tratta di una situazione a cui occorre porre immediatamente rimedio – ha dichiarato Pietro Membri, Presidente dell’Anaci -, soprattutto nella grave condizione economica delle famiglie rilevata recentemente dall’Istat secondo cui le spese per l’abitazione nel 2012 sono aumentate del 7,1%, evidenziando che nella progressiva diminuzione delle voci di spesa che caratterizzano i consumi delle famiglie, l’unica di queste che ha subito aumenti è stata quella dell’abitazione".

Col fine di trovare un accordo in tempi piuttosto brevi, l’Anaci ha richiesto un tavolo tecnico con l’Abi (Associazione Bancaria Italiana). Ma solo un intervento diretto del legislatore potrà risolvere in via definitiva la questione.



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