L'imbrattaweb

30 Maggio Mag 2012 1150 30 maggio 2012

Mario Monti contro la "partitacrazia"

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Sono sicuro che anche il mio pronipotino, che ha poco meno di sei anni, ha perfettamente colto la provocazione insita nella dichiarazione che il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha rilasciato il 29 maggio a proposito dello scandalo del calcio scommesse (l’ennesimo, per essere precisi), ovvero se non sia opportuno sospendere totalmente, per due o tre anni, il calcio.
E, in effetti, non ci vuole un quoziente intellettivo da marziano, né una laurea alla Normale di Pisa per capire che quello di Monti era né più né meno che un paradosso.
Eppure, quello che alle persone di buon senso sembra così scontato, evidentemente non lo è.
E così qualcuno, per esempio Gianni Rivera, il presidente della FGCI Giancarlo Abete e altri hanno subito replicato, chi semplicemente  esternando sdegno, chi snocciolando dati, numeri, cifre (le tasse pagate all’Erario, e così via).
Evidentemente, la provocazione di Monti ha colpito nel segno.
Ha colpito, se non tutti, almeno quel «sistema nervoso» che rappresenta il cuore della democristianeria che, a dispetto di Prima, Seconda, Terza, Quarta, e così via, Repubblica, domina indisturbata da decenni.
Perché il mondo del pallone, e dello sport, più in generale, è passato indenne da ogni ribaltone, da ogni rivoluzione, da ogni evoluzione.
Lì dentro, a comandare, ci sono i democristiani di sempre, immarcescibili, inossidabili, immutabili.
Ci sono gli epigoni del peggior (ammesso che esista un peggiore) andreottismo; i nipotini di Franco Evangelisti, per intenderci, che da decenni perpetuano un sistema di potere tanto autoreferenziale quanto indiscusso e indiscutibile.
La provocazione di Monti ha toccato dunque un nervo scoperto, perché senza il pallone (e senza Giulio  Andreotti, ovvio) cosa avrebbero potuto fare i vari Petrucci, Carraro, Abete, ecc.? Magari non tutti, ma alcuni di loro avrebbero persino dovuto lavorare, come tutti i comuni mortali.
Ma si sa, lavorare stanca, comandare, molto meno. Se non nulla.
Sul Fatto del 30 maggio, Roberto Beccantini, con un’altra provocazione, si augura che anche nel mondo del pallone ci si possa inventare un Grillo che, chissà, riesca a rinnovare, cioè ad abolire, per esempio, la casta, la Lega; riesca a riformare i tribunali sportivi, a sfoltire i campionati e così via.
Come dargli torto?
Insomma, chissà che dopo l’anti-partitocrazia non debba giungere il momento dell’anti-partitacrazia.

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