L'imbrattaweb

9 Giugno Giu 2012 1230 09 giugno 2012

(Sil)icone di destra

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Va dato atto, a Marcello Veneziani, della sua costante, coerente e instancabile azione critica e pungolante nei confronti della destra italiana per stimolarla ad abbandonare ogni polveroso e sterile nostalgismo e a rendersi forza moderna e integrata, ma, al tempo stesso, rispettosa – e ferrea custode - dei propri valori di fondo. A dar vita a quella che, in termini politologici e storici, potrebbe essere definita come via italiana alla Rivoluzione conservatrice.
Operazione, per la verità, molto difficile, se è vero che, come scrive il 9 giugno su Libero, Franco Freda, per potersi legittimare, al pari di tutte le altre forze politiche, la destra (intesa come ex Msi) si è dovuta, di fatto, trasformare in una specie di «pappa viscida», e che «per essere restituiti alla circolazione (monetaria?), i missini hanno rinnegato tutto. E così sono diventati niente».
Ma Veneziani non demorde, e dalle colonne del Secolo d’Italia, ancora qualche giorno fa, ha lanciato un nuovo appello per la rigenerazione della destra: «Rivolgo questo appello esplicitamente, anche se non esclusivamente, a chi proviene da destra» ha scritto l’intellettuale pugliese «Un appello personale, di cui mi assumo intera la responsabilità, non concordato con nessuno. Mi rivolgo a chi proviene da Alleanza nazionale, dal vecchio Msi, dalle esperienze varie e anche non politiche di destra nazionale, sociale e i non allineati. E mi rivolgo apertamente e direttamente a chi attualmente esprime su posizioni diverse il desiderio di ricominciare daccapo. Dico dunque alla componente destra del Popolo delle Libertà, dico alla Destra di Storace, dico a Futuro e Libertà, dico alla galassia di nascenti movimenti, come gli azzeratori di Giorgia Meloni, i patrioti di Elena Donazzan, il Fuori di Galeazzo Bignami, RinascItalia di Elisabetta Foschi, e tutti coloro che in questo momento stanno dando vita a esperimenti, incontri, tentativi di ripartire. Senza escludere la galassia giovanile dispersa o ritrovatasi in comunità e circoli, case e movimenti (…) È ora di ricostruire un soggetto civile, prima che politico e culturale (…) È ora che si tenti, dico almeno si tenti, di ritrovare un motivo comune per rilanciare l’iniziativa politica. Accogliamo come dato di fatto il disarmo bilaterale: Berlusconi e Fini costituiscono inevitabilmente un ciclo concluso. (…) Si deve fare un passo oltre (…) Non volevamo morire democristiani, ma non ci piace nemmeno finire grillini o montezemoliani. Si può agire all’interno del quadro bipolare, dunque collocandosi sul versante alternativo alla sinistra, ma occorre recuperare una propria linea d’azione e di pensiero (…) Il primo atto è la selezione, la cerca dei dieci, e dai dieci dei cento e dai cento dei mille, per costituire una nuova élite, con fresche energie, scegliendo il meglio che c’è nel paese».
L’appello di Veneziani ha naturalmente sollecitato un dibattito pubblico, a cui non si sono sottratti i principali esponenti dell’intellighenzia di destra.
Oltre al già ricordato Freda, sono intervenuti, per esempio, Massimo Corsaro, Ignazio La Russa e Francesco Storace.
Corsaro, rivendicando la sua profonda anima di destra («Sono di destra perché penso che nascere italiani sia un motivo sufficiente per stare al mondo; parlare la lingua di Dante, mangiare la pasta, vestire con gusto, amare le belle cose, sentire la responsabilità di rappresentare l’oggi di un popolo che ieri ha bagnato il naso al mondo. (…) Sono di destra perché mi fa schifo l’egualitarismo, e penso che ciascuno debba orgogliosamente rivendicare la propria originalità (…) Sono di destra perché credo che i sindacati, nessuno escluso, abbiano una gran fetta di colpe nell’Italia che non va») ha però contestato Veneziani su un punto fondamentale: non è necessariamente a destra che va cercata la nuova élite, bensì tra personalità di elevato standing che, a vario titolo, possono apportare un prezioso contributo di pensiero e azione, per esempio Maurizio Sacconi, Raffaele Fitto e Guido Crosetto.
La Russa, pur apprezzando il contributo di Veneziani, e richiamando la necessità che la destra torni allo spirito puro delle origini, e perché no, ai «10 punti fondanti del Msi nel 1946 e che la nascita di “Alleanza” aveva rilanciato già con la scelta del suo nome prima ancora che delle sue tesi», non pensa tuttavia sia giunto il momento di dare vita a un nuovo soggetto. A lui va benissimo «il progetto del partito disegnato da Angelino Alfano nel suo ottimo discorso di investitura»
Non la pensa così, invece, Francesco Storace, per il quale l’appello di Marcello Veneziani «È come un braccio che ti prende e ti porta con sé: “vieni, non scappare”. È la gioventù che torna, è la memoria che non molla, è il domani che improvvisamente si rischiara». Ma il domani, per il leader de La Destra, non può che essere un nuovo, vero soggetto politico «capace di egemonizzare e non di accodarsi. Lo dico per l’Italia, per noi, e per chi ha nostalgia del futuro».
Già, ma chi può guidare questo soggetto? Chi può assumere le redini di una nuova élite in grado di rifondare la destra italiana? Lo rivela, forse un po’ a sorpresa il politologo Alessandro Campi, ideologo della Fondazione Fare Futuro: Daniela Santanchè.
L’affermazione del professore perugino non è stata ulteriormente commentata, ma se andiamo a rileggere le parole di Veneziani («per far nascere un’Altra Storia (…) occorre un movimento rigoroso e forte, duttile ai fianchi ma duro al centro, onesto e animato da passione civile, etica e ideale, un amor patrio di quelli che non odorano di stucco e rimmel»), e soprattutto quelle di Masimo Corsaro: «(…) credo che non basti avere le labbra e le tette di gomma per diventare consiglieri regionali e per fare i sindaci, assessori o ministri(…) e sono convinto, soprattutto, che questo (cioè il processo di ricostruzione della destra) possa essere realizzato senza ricorrere a toni sbraitanti, senza cadere nello stereotipo del-della populista che schiuma rabbia in televisione e che ha letto poco più dell’Intrepido e del Corriere dello Sport, che pensa che Pound sia la frazione di una sterlina e Gentile un terzino della Nazionale (…)»), ci rendiamo conto di quanto possa essere ancora lunga la strada di un percorso evolutivo condiviso.
Nel frattempo si annunciano le primarie anche a destra. Vedremo quale sarà la linea che prevarrà tra i fan di Angelino Alfano e quelli di Daniela Santanchè.
Ma, intanto, una cosa è già certa. Veneziani  si prepari pazientemente ad altri decenni di critica.

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