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21 Giugno Giu 2012 1203 21 giugno 2012

Quarant'anni, e non li dimostrano

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Si dice che l’idea del nome gli fosse venuta durante un viaggio in treno, passando davanti alla vetrina di una sartoria, la sartoria Ziggy. Da lì David Bowie, esattamente quarant’anni fa, prese ispirazione per il personaggio che, come una sorta di avatar ante litteram (e alieno) avrebbe accompagnato il rocker inglese per molti anni a venire.
Il 29 giugno 1972, dunque, usciva Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, destinato, probabilmente con Space Oddity, a rendere Bowie un “immortale” della storia del rock.
Personalmente ho sempre sostenuto che il rock è morto nel 1979 (con qualche rarissima eccezione, ovviamente. Frank Zappa su tutti).
Da allora – naturalmente è il mio parere soggettivo – nessuno è più riuscito a ripetere i magici exploit musicali che, appunto, ci hanno accompagnato tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70.
Mi spiace per i fan di Bruce Springsteen, dei Police, dei Dire Straits (che, non a caso, uscirono con il loro album più bello, Sultans of swing, nel 1978…), ecc. ecc:  il vero, grande rock è defunto con il sorgere degli anni ’80.
E per vero e grande rock (e naturalmente ci metto anche il pop, più o meno “progressive”) intendo quello che, appunto, a distanza di quaranta (ma anche più) anni, mantiene una freschezza e un’attualità sorprendenti. Esattamente l’opposto di quello che si rivela del tutto effimero e passeggero. Di quello che, con espressione geniale, la critica ha definito come “muzak”, ossia musicaccia.
A scorrere l’elenco delle opere pubblicate in quello stesso 1972, per esempio, tremano i polsi per l’emozione. Ecco qualche esempio.
Sono di quell’anno Pictures at an exhibition e Trilogy degli ELP,  Fragile e Close to the edge degli Yes,  Harvest, di Neil Young,  Machine Head dei Deep Purple,  Thick as a brik dei Jethro Tull, primo storico “concept album” nella storia del rock-pop, Phantasmagoria dei Curved Air.
E ancora,  Lou Reed e Transformer,  ovviamente di Lou Reed,  Exile on Main St. dei Rolling Stones,  Free at least dei Free,  Obscured by clouds dei Pink Floyd,  Three Friends e Octopus dei Gentle Giant.
Debuttavano gli Eagles e i Roxy Music coi rispettivi dischi omonimi, e Frank Zappa pubblicava ben tre dischi straordinari: Just Another Band from L.A., Waka Jawaka e The Grand Wazoo, mentre Alice Cooper pubblicava il trasgressivo School’s out.
E i Genesis si imponevano all’attenzione mondiale con Foxtrot.
Credo che basti questa breve sintesi per dare un’idea di quello che, musicalmente, accadeva in quegli anni, anzi, in quell’anno specifico, mentre io compivo 15 anni e assistevo al primo concerto della mia vita: Emerson, Lake and Palmer, al velodromo Vigorelli di Milano.
Dite che, poco poco, la mia è pura e semplice nostalgia? Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

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