L'imbrattaweb

5 Luglio Lug 2012 1841 05 luglio 2012

Milano vicino all'Europa (nera)

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A riprova del suo tradizionale spirito liberale e dello storico pragmatismo tutto meneghino, poche settimane dopo aver ricevuto (peraltro, spiace dirlo, non senza un corollario di gaffe diplomatiche e polemiche) la visita del Dalai Lama, Milano si appresta a ospitare un altro evento di rilievo internazionale: il convegno «Crisi dell’Europa e dell’Euro: le nostre proposte».
Anche se, per l’occasione, ad accompagnare l’evento, questa volta non ci saranno bandiere arancioni o della pace, né e simboli buddisti, ma, più probabilmente, una selva di croci celtiche.
Al convegno, organizzato all’hotel Michelangelo venerdì 6 sabato 7 luglio, parteciperanno infatti i rappresentanti dei principali movimenti di estrema destra di mezza Europa, dal leader dell’ungherese Jobbik, Bela Kovacs, a Bruno Gollnisch del Front National lepenista a Nick Griffin del British National Party, ai rappresentanti dell’ultradestra slovena, portoghese, belga, polacca, spagnola, svedese ucraina, ecc. (mentre è solo annunciata, o minacciata, a seconda dei gusti, ma non confermata, la presenza dei neonazisti greci di Alba Dorata). Per l’Italia, mentre non è prevista la partecipazione di Hammerskin, Casa Pound e Forza Nuova, ci sarà Luca Romagnoli di Fiamma Tricolore.
Il convegno, ideato da Roberto Jonghi Lavarini, trentanovenne milanese, fondatore, con altri fuoriusciti missini, nel 1999, del comitato Destra per Milano (ora sciolto), ha già suscitato più di una polemica e più di un allarme. Anche se Jonghi, già segretario provinciale del Fronte della Gioventù di Milano, dirigente provinciale del MSI - Movimento Sociale Italiano e poi dirigente regionale di Alleanza Nazionale, nonché, come recita la sua nota biografica ufficiale, cristiano cattolico praticante, fedele alla Tradizione, Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, Volontario del Corpo Italiano di Soccorso del Sovrano Militare Ordine di Malta, appassionato di storia, cultura, araldica, tradizioni religiose e popolari, enogastronomia e sagre paesane, molto legato alle radici e alla identità Walser (tedesco-vallese) della propria famiglia (fa anche parte del gruppo folkloristico del suo paese di origine, Ornavasso), ha cercato di tenere la cosa il più possibile, come si dice, low profile.
Ma inutilmente. E dal mondo della sinistra è giunta anche qualche presa di posizione ufficiale. Per esempio quelle della Rete Antifascista (che riunisce Camera del Lavoro, Arci, associazioni e comitati antifascisti di zona) che ha sottolineato la propria «preoccupazione per la venuta in città di esponenti del peggior razzismo e antisemitismo europeo» e ha lanciato due appelli, indirizzati rispettivamente al prefetto, al questore e ai partiti democratici «affinché un simile raduno, pericoloso per la convivenza civile e democratica, non abbia luogo», e al sindaco Pisapia «perché manifesti la propria contrarietà, qualificando come non gradite le persone e le forze che vi vorrebbero partecipare».
E anche l’Associazione dei partigiani - Anpi – ha manifestato la propria contrarietà all’iniziativa che reca una «grave offesa a Milano», e ha chiesto a Palazzo Marino di diffondere un messaggio di «pubblica indignazione».
Personalmente, e non lo dico da oggi, credo che censurare o proibire questa, come altre manifestazioni, non possa che fare il gioco delle forze estremiste che l’hanno organizzata.
Il che non significa sottovalutare o non vigilare su iniziative di questa natura. Ma l’enfasi demonizzante trasmessa sul convegno milanese dai media mi pare controproducente.
Forse sarebbe stato meglio non dico ignorare la questione, ma almeno non amplificarne (drammatizzandoli) i contorni. Probabilmente liquidare la cosa con un po’ di ironia sarebbe stato assai più utile.
Ora invece, una riunione in un albergo milanese di qualche centinaia di nostalgici dei bei tempi in camicia nera o bruna rischia di diventare una specie di ordigno pronto a esplodere. Perché si sa: da provocazione nasce provocazione.
E certamente come provocazione sarà vissuto l’invito rivolto pubblicamente, a mezzo stampa, da Gollnish al sindaco Pisapia a partecipare ai lavori del convegno, o, in second’ordine, se impegnato, almeno a cena.
Ecco, proprio per quel che dicevo, io consiglierei al sindaco di partecipare alla cena. Magari insistendo per offrire lui il digestivo. Hai visto mai che quelli si presentino con l’olio di ricino.

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