L'imbrattaweb

13 Luglio Lug 2012 1510 13 luglio 2012

Una nuova internazionale nera?

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«Er caccola», al secolo Stefano delle Chiaie, lo dice senza girarci intorno: un movimento politico unitario europeo può nascere solo se all’interno dell’estrema destra si superano rancori e divisioni.
Delle Chiaie lo dice a ragion veduta. Perché, storicamente, tutti i progetti di creazione di una internazionale nera sono  miseramente falliti proprio per questioni di rivalità, di gelosie, di leadership, di incomprensioni.
Insomma, motivi spesso futili e, diciamolo, anche un po’ meschini, quasi da rivalità tra comari. Anche se magari ammantate da altisonanti prese di posizione ideologiche.
E questo sin dal primo tentativo, storicamente identificabile nei cosiddetti Caur (Comitati d’azione per l’universalità di Roma), creati nel 1933 con l’obiettivo, per la verità molto poco convinto da parte dello stesso Mussolini, di dare vita a una vera e propria internazionale fascista.
Nel corso della loro breve quanto effimera vita (chiusero i battenti, di fatto, nel 1939) i Caur produssero ben poco e, soprattutto, ebbero una dimensione internazionale assai limitata.
Se si eccettua il primo e unico loro convegno che si tenne a Montreux nel 1934 (a cui parteciparono i rappresentanti, peraltro nemmeno tutti di primo piano, di tredici Paesi), per il resto, svolsero più un’attività di diplomazia e di propaganda culturale per conto dell’Italia fascista nei diversi Paesi che non attività di coordinamento politico vero e proprio.
Mussolini per primo, come dicevo, non ne fu, inizialmente, un entusiasta sostenitore, perché riteneva (probabilmente con scarsa lungimiranza) che il fascismo non dovesse rappresentare una «merce da esportazione».
E quando, con il passare degli anni, fu chiaro a tutti che l’astro nascente del nazismo avrebbe rappresentato una più che seria concorrenza, e il Duce cambiò idea, era ormai troppo tardi.
Ormai, la rivalità tra fascismo e nazismo non permetteva più di costituire un Komintern nero.
Anche i vari tentativi del neofascismo postbellico di darsi una dimensione sovranazionale sono falliti uno dopo l’altro.
Uno dei più convinti fu quello dell’ESM, Movimento Sociale Europeo, promosso nel 1951 dal MSI italiano, nel cui direttorio figuravano il missino Augusto De Marsanich, il francese Maurice Bardèche (intellettuale collaborazionista, cognato del più famoso Robert Brasillach, giustiziato al termine della Guerra per tradimento e collusione col nemico), il neonazista Karl-Heinz Priester  e  lo svedese Per Engdahl, già fondatore, nel 1941, del movimento Nysvenska Rörelsen, il Movimento della Nuova Svedesità, nel quale aveva militato (cosa che emerse, con grande scalpore, solo dopo la morte di Engdahl, avvenuta nel 1994, grazie ad alcune carte fino ad allora sconosciute) il fondatore dell’Ikea, Ingvar Kamprad.
Ma anche nel caso dell’ESM, non si andò oltre qualche congresso semiclandestino. Nulla di più.
Ora sembra che l’ultradestra (non solo europea) ci voglia riprovare.
Così viene letto, da alcuni osservatori, il convegno ideato da Roberto Jonghi Lavarini, fondatore, con altri fuoriusciti missini, nel 1999, del comitato Destra per Milano (ora sciolto), organizzato all’hotel Michelangelo di Milano venerdì 6 e sabato 7 luglio, a cui hanno partecipato rappresentanti dei principali movimenti di estrema destra di mezza Europa, dal leader dell’ungherese Jobbik, Bela Kovacs, a Bruno Gollnisch del Front National lepenista a Nick Griffin del British National Party, ai rappresentanti dell’ultradestra slovena, portoghese, belga, polacca, spagnola, svedese ucraina, ma anche rappresentanti dei neonazisti russi e statunitensi. E, per l’Italia, Luca Romagnoli di Fiamma Tricolore.
In realtà, Kovacs e camerati una internazionale nera l’hanno già formalmente creata (a Budapest, nel 2009), la Aemn – Alleanza europea dei movimenti nazionalisti, che conta persino 8 deputati all’europarlamento (e 300 mila euro di finanziamenti).
Ma ora occorre stringere le fila, e dare al movimento politico europeo un programma e un’organizzazione davvero condivisi.
Chissà, forse a Milano si è davvero compiuto un passo concreto in questo senso.
In fondo Milano ha dato i natali al fascismo mussoliniano; potrebbe ora aver dato il via al nuovo corso unitario e internazionale del neofascismo. Vedremo se i molti galli (neri, ovviamente) presenti nel pollaio sapranno convivere o, ancora una volta, si beccheranno presto, sfasciando tutto.

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