L'imbrattaweb

15 Luglio Lug 2012 1239 15 luglio 2012

La sinistra e il voto cattolico che non c'è

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La bagarre scoppiata all’Assemblea del Partito democratico il 14 luglio sui documenti e ordini del giorno sul riconoscimento di coppie omosessuali e matrimoni civili non deve sorprendere.

Ma i contorni della questione vanno forse un po’ meglio precisati. Anche per aiutare Bersani a chiarirsi, e a chiarire al partito, le idee.

Quello che si è consumato all’Eur, in particolare con l’iniziativa di Rosy Bindi, infatti, non è, come si potrebbe leggere a una prima e affrettata analisi della vicenda, frutto di un retaggio omofobico.

Che la sinistra, ovviamente non solo italiana, vanti una tradizione omofoba addirittura superiore, in molti casi, a quella della destra, è risaputo.

Ancora oggi, in giro per il mondo, sono proprio i regimi comunisti, o post comunisti quelli più intolleranti nei confronti dell’omosessualità (basti pensare a Cuba, alla Russia, alla Cina…), a pari merito con i regimi islamici.

Da noi, per essere sinceri, le cose non stanno affatto così. Grazie a Dio, da quando Antonello Trombadori, uno dei padri nobili del vecchio PCI, non perdeva occasione di esprimere pubblicamente, a volte anche con sgradevole violenza verbale, tutto il suo disprezzo omofobo nei confronti di Pier Paolo Pasolini, molto è cambiato.

Affermare che la sinistra italiana (e il PD nella fattispecie) mantenga atteggiamenti omofobi sarebbe del tutto sbagliato.

Da questo punto di vista, obbiettivamente, la sinistra italiana di oggi è sicuramente assai più aperta e moderna. Il caso Niki Vendola ne è un esempio (e, devo dire, vorrei anche vedere).

No, il retaggio che sotto sotto – ma nemmeno troppo – ha provocato la rissa in casa piddina è di ben altra natura.

Non alludo alle posizioni di Rosy Bindi. Da fervente cattolica qual è, la presidente del PD è del tutto legittimata (ovviamente è questione di punti di vista) a contrastare ogni iniziativa che metta in discussione la “sacralità” del matrimonio “secondo natura”.

Il vero problema – e torno al punto iniziale della riflessione – è che la posizione cattolica della Bindi non solo è tollerata, ma è fatta propria dalla maggioranza del partito per un puro, e io dico errato, calcolo elettorale.

Il Pd, che si chiamasse PCI, Ulivo, Sinistra democratica, da decenni è ossessionato dal tema del cosiddetto voto cattolico.

Ma è un falso problema.

Questo fantomatico voto cattolico è del tutto sopravvalutato nei numeri, così come sottovalutati sono lo spirito critico, e, lasciatemelo dire, la coscienza civile e l’intelligenza degli italiani.

A volte mi chiedo in che Paese vivano Bersani e compagnia bella.

Ma dov’erano quando gli italiani hanno sconfitto le forze più retrograde sul referendum sul divorzio? Quando hanno votato per la legalizzazione dell’aborto, e l’elenco potrebbe continuare.

Ma Bersani, Letta, Veltroni, ecc. ecc., pensano davvero che l’Italia sia un covo di beghine? Non pensano che sia invece un Paese moderno, che guarda avanti?

Che sa discernere le cose religiose da quelle civili?

Non hanno imparato niente dalla storia (recente)?

Coraggio Bersani, si decida una volta per tutte. Abbia il coraggio, ma soprattutto la lucidità di comprendere che ‘sto benedetto voto cattolico non è per nulla determinante.

Proprio all’Eur lo ha detto con chiarezza: «Attenzione. Siamo il primo partito del Paese, dobbiamo dire con precisione all'Italia che cosa vogliamo».

Ecco, dica che volete aiutare l’Italia a esprimere tutto il suo potenziale di modernità e di laicità.

Lasci che Rosy Bindi vada per la sua strada (rispettabilissima, lo ribadisco).

Chissà, magari con la Binetti, con Giovanardi, con Rutelli.

Che facciano pure il partito dei papalini. Vedrà che, alla prova dei fatti, questi signori, e signore, raccoglieranno ben poco, elettoralmente parlando.

Come direbbe lei, «Oh ragazzi, scherziamo? Siam mica qui a disfare i nodi al cilicio della Binetti coi guanti da boxe…»

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