L'imbrattaweb

24 Luglio Lug 2012 1143 24 luglio 2012

Liti di condominio in casa AN

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Eh, certo che non ci sono più i neofascisti di una volta.
Viene da pensare così leggendo le cronache di questi giorni a proposito delle beghe per il tesoretto immobiliare di AN che hanno investito il mondo della destra postfascista.
Beghe risolte d’imperio dal TAR del Lazio che ha dato ragione ai finiani e torto ai cosiddetti colonnelli poi confluiti nel PDL (la Russa, Gasparri, Matteoli, Alemanno), congelando il patrimonio appunto conteso dalle due fazioni (e riconducibile, a quel poco che si capisce, a una – o più fondazioni - per la verità piuttosto nebulose) e stimabile, secondo calcoli approssimativi, nella cifra non proprio irrisoria di 100 milioni di Euro.
Insomma, se ai bei tempi, le discussioni e gli scontri, anche vivaci, in casa neofascista, erano tra gentiliani ed evoliani, oggi la disputa riguarda, ben più prosaicamente, il possesso di qualche condominio.
Con il contorno, come scrive Filippo Ceccarelli sulla Repubblica, di «commissari, ispettori, reggenti, avvocati, notai, commercialisti, curatori fallimentari».
E sembra trascorso un secolo da quando, ancora negli anni ’80, un gruppo di giovani intellettuali neofascisti (che si richiamavano agli insegnamenti di Alain de Benoist e alla sua Nouvelle Droite, e che fondò l’irriverente periodico “La voce della fogna” per dar voce alle loro posizioni eterodosse) sparigliò le carte, introducendo, ereticamente, l’idea di un gramscismo di destra.
Facendo piazza pulita, in qualche modo, sia dello spiritualismo di Giovanni Gentile che del tradizionalismo di Julius Evola.
E mandando definitivamente in soffitta i truci pensatori dell’ortodossia fascista per rivalutare la Rivoluzione Conservatrice tedesca e proclamare come icona Tolkien e i suoi hobbit.
Ma sembra passata un’epoca anche da quando altri eretici, gli ideatori di Casa Pound, lanciarono la campagna per il mutuo sociale.
Cioè, la campagna prosegue, ma non so come possa conciliarsi con chi del mutuo evidentemente se ne frega, dato che, come ricco proprietario, non ne ha certo bisogno.
In barba a ogni decisione giuridica, Francesco Storace, che con la sua Destra si rappresenta ancora oggi come l’ultimo baluardo dell’eredità missina, e difensore dei valori storici della destra neofascista, è passato alle vie di fatto e ha occupato uno stabile di AN ai Parioli, frutto del lascito a Fini, in qualità di leader di Alleanza Nazionale, degli eredi della contessa Colleoni (gli stessi che ad AN lasciarono anche la famosa casa di Montecarlo).
Ma sono in molti a dubitare che per l’ex governatore della regione Lazio si tratti di un ritorno alle origini movimentiste e di destra sociale.
Una cosa è certa: anche alla luce di queste frizioni immobiliari sembra sempre più difficile che gli appelli di Marcello Veneziani per l’unità di tutte le destre possano trovare ascolto.
Al momento sembra davvero improbabile che la destra postfascista possa dare vita a una casa comune.
E se anche riuscisse nell’impresa, sai che casino alle assemblee condominiali…

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