L'imbrattaweb

2 Agosto Ago 2012 1722 02 agosto 2012

Strage di Bologna. Tra caldaie, terrorismo, OLP, Cia e sigarette

  • ...

Con una lunga lettera pubblicata il 2 agosto sul Giornale, Giusva Fioravanti torna sul tema della strage di Bologna, consumatasi giusto trentadue anni fa.
Come si sa, Fioravanti, e con lui Francesca Mambro e altri, condannati in via definitiva, hanno sempre respinto l’accusa non solo di essere gli esecutori materiali, ma anche di aver soltanto partecipato, a qualunque titolo,  alla strage.
Molti osservatori, al di là degli esiti giudiziari della vicenda, hanno dato credito a Fioravanti basandosi soprattutto su una semplice considerazione: il terrorismo armato di matrice neofascista, di cui Giusva Fioravanti è stato tra gli indiscutibili protagonisti all’epoca dei cosiddetti anni di piombo, ha sempre compiuto omicidi mirati, politicamente sensibili, mai indiscriminati e indistinti. Mentre, si sa, la logica stragista, al contrario, è proprio quella di massimizzare le vittime, senza alcuna concessione alla individuazione «chirurgica» del bersaglio.
Non entro nel merito di questa tesi (che mi sembra, sinceramente, e in via del tutto generale, senza cioè riferimenti alla vicenda specifica e alla posizione dei suoi protagonisti, plausibile e condivisibile). Né, a fronte di un giudizio definitivo dei tribunali, mi permetto ovviamente di obiettare alcunché.
Mi sembra, tuttavia, che al netto delle varie posizioni – e sentenze – si possa dire che Dio solo sa cosa sia davvero successo in quel drammatico 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna.
E se lo sa solo Dio è perché gli uomini, quegli uomini che avrebbero dovuto accertare la verità, tutta la verità, hanno fallito. Anche se non necessariamente, almeno tutti, per incompetenza.
Sarebbe fin troppo banale ricordare le innumerevoli e indebite ingerenze, i depistaggi, le «intossicazioni» che, nel corso degli ultimi trent’anni, hanno concorso a creare, attorno a quel tragico evento, una vera e propria ragnatela inestricabile di falsità, di fumosità, di vera e propria incomprensibilità.
Basti pensare alle plurime piste seguite dagli inquirenti, un vero e proprio festival di moventi e di responsabili, dalla tesi iniziale dello scoppio della caldaia (per la verità durata lo spazio di un giorno) a quella della responsabilità del terrorismo nero (tesi poi sanzionata penalmente), dal gesto terroristico dell’estremismo arabo, cioè palestinese (tesi particolarmente cara a Francesco Cossiga e apparentemente avvalorata dalle rivelazioni del super terrorista latitante Carlos) all’immancabile regia della banda della Magliana a quella della Cia e del Mossad, e chi più ne ha più ne metta. Per arrivare alla tesi pervicacemente sostenuta, in questi tre decenni, dal venerabile maestro della P2, Licio Gelli, che, ancora di recente, ha riaffermato la convinzione che a provocare gli 85 morti e gli oltre 200 feriti di Bologna sia stato il surriscaldamento (ma non è chiaro di cosa) provocato da un mozzicone di sigaretta. Cosa che ha dato vita a un inevitabile corollario di facezie, per esempio sul sito spinoza.it, che, data la drammaticità dell’evento, vorrei qui risparmiarvi.
Di fronte a questo, ha ben voglia il presidente Napolitano a ricordare che «Il tener vivo il ricordo delle vittime innocenti del terrorismo consente di trasmettere e condividere il senso della libertà e della democrazia, la volontà di contribuire alla tutela dei principi e dei diritti costituzionali».
Anche perché, come sottolinea Patrick Fogli sulla rivista il Mulino, «Per consegnare le stragi – anche quella di Bologna, che ha una verità sentenziata – al giudizio della storia, occorre che ne esista una memoria condivisa». Ma si sa, si tratta di un esercizio particolarmente difficile in un Paese come l’Italia che «è malato di Alzheimer» e dunque «in cui la memoria è diventata un paradigma insopportabile».
E allora, forse, più che ricordare i morti servirebbe di più inchiodare i vivi (i responsabili, ovvio, mandanti compresi). E quindi, per dirla con il Ministro Cancellieri, percorrere fino in fondo «tutte le strade che possono portarci alla verità».

Correlati