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18 Agosto Ago 2012 1120 18 agosto 2012

I Savoia son tutti maschi!

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Nell’ultima puntata di KlausCondicio, la trasmissione condotta da Klaus Davi su YouTube, Emanuele Filiberto di Savoia ha annunciato che chiederà il sequestro del Dictionaire des Chefs d’Etat homosexuels ou bisexuels, edito in Francia nel 2004 da Béziers H&O (e prossimo a una riedizione).
Il principino chiederà anche un maxirisarcimento (da devolvere all’Arcigay, a riprova del fatto che il rampollo di casa Savoia non è per nulla omofobo).
Ma qual è il motivo di questa dura reazione nei confronti del dizionario scritto da Didier Godard (che al tema dell’omosessualità nella storia ha dedicato diverse opere)?
Che nel lungo elenco di personalità storiche, re, imperatori e capi di Stato omosessuali o bisessuali citati – da Alessandro Mahno a Federico II, da Riccardo Cuor di leone a Enrico III ecc. - compare anche il nonno di Emanuele Filiberto, Umberto II.
Ma allora, il giovane Savoia dovrebbe chiedere il sequestro e i danni a decine di libri che, nel corso degli ultimi decenni, hanno più che insinuato l’omosessualità del nonno.
A cominciare dalle biografie di Luchino Visconti scritte in tempi diversi da Gaia Servadio e Gianni Rondolino, che raccoglievano testimonianze dirette del grande regista e delle sue relazioni non proprio platoniche con Umberto.
Sull’omosessualità dell’ultimo re d’Italia - diciamo presunta, per carità – si snoda poi tutta la famosa vicenda della «borsa di Mussolini».
Come ricordano molti storici, ultimo, in ordine di tempo, Lorenzo Benadusi, autore del bellissimo Il nemico dell’uomo nuovo, dedicato ai rapporti tra omosessualità e fascismo, è ormai acclarato che nella borsa che i partigiani sequestrarono al duce in quel di Dongo (poi scomparsa e mai ritrovata) non c’erano, come si è sempre pensato, i carteggi tra Mussolini e Churchill (in realtà c’erano due lettere), né il diario del duce, bensì – come peraltro testimoniato dagli stessi partigiani, in particolare il partigiano Pedro (al secolo Pier Bellini delle Stelle) - un dossier con copertina azzurra intitolato «Umberto di Savoia, vulgo Stellassa» dedicato alla presunta omosessualità di Umberto. Dossier, pare, raccolto dai servizi della RSI.
Anche Arrigo Petacco, nelle sue diverse opere sulla real casa, si è occupato della vicenda. Ricordando come sull’ambiguità sessuale di Umberto si fosse sempre fatto un gran parlare nei salotti e non solo.
D’altra parte, non è che il nonno di Emanuele Filiberto facesse nulla per stroncare queste voci. Come ricorda Petacco, amava circondarsi di dandy, viziati e disinibiti, dal già ricordato Visconti all’attore Jean Marais (amante dello scrittore Jean Cocteau) e altri ancora. Persino in viaggio di nozze pare trascurasse la moglie Maria Josè (che peraltro testimoniò di non aver mai avuto rapporti sessuali col coniuge, e molti dubbi esistono anche sulla paternità dei loro figli: pare che Maria Pia, la primogenita, fosse nata grazie a un’inseminazione artificiale, mentre di Vittorio, secondogenito, si insinuò potesse essere nato da una relazione con Amedeo d’Aosta, mentre della terzogenita, Gabriella, si disse addirittura fosse figlia di Indro Montanelli) proprio per frequentare gli amici.
Assai ambigua una testimonianza di Primo Carnera, il pugile gigante che, fresco campione del mondo, trascorse qualche giorno con il futuro re a Napoli, a Villa Rosebery, dove Umberto arrivò a spalmargli su corpo dell’olio di noci. Ma solo «per evitare che mi bruciassi al sole», dirà il pugile (che, en passant, chiamerà il primogenito Umberto).
Su tutto questo, come ovvio, una cappa di silenzio e di ipocrisia, tipica del regime fascista. Una ipocrisia che raggiunge il culmine con la vicenda del Codice Penale Rocco, dalla cui redazione finale venne espunto, come si dice, all’ultimo minuto, l’articolo 528 che, ripreso sostanzialmente dal Codice penale sardo, inseriva tra le offese al pudore passibili penalmente anche le relazioni omosessuali consumate con scandalo pubblico.
Ma l’articolo non fu tolto per un improvviso ripensamento in senso liberale da parte del regime, ma solo perché dedicare uno specifico articolo del codice all’omosessualità avrebbe in qualche modo dimostrato al mondo che anche in Italia esisteva un tale «problema», che anche tra un popolo virilissimo come quello italiano albergava il peccato dell’omosessualità.
E pare che tirando una riga sull’articolo, il duce in persona esclamasse: «In Italia son tutti maschi!».
Chissà, forse, memore di questo, anche il principino Emanuele Filiberto deve aver pensato: «I Savoia son tutti maschi!».

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