L'imbrattaweb

6 Settembre Set 2012 1803 06 settembre 2012

Washington val bene una messa (mormone)

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Non mi pare che la Chiesa cattolica statunitense si sia mai spesa tanto significativamente e apertamente per sostenere un candidato alla presidenza della casa bianca come nel caso di Mitt Romney.
E la cosa che fa ancor più specie è che Romney è convintamente mormone, fedele cioè a quella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni che da sempre i cattolici bollano come vera e propria setta eretica.
A chi ha fatto notare questa incongruenza, i cattolici made in Usa hanno risposto con l’argomentazione decisiva che sì, è vero che i mormoni non sono esattamente fratelli cristiani in senso ortodosso, ma, avendo rinunciato alla poligamia, hanno, di fatto, eliminato l’elemento di maggior scandalo che ha sempre reso impossibile ogni dialogo tra le due chiese.
Ma anche questo è curioso: certo i mormoni non si sposano più con diverse donne, ma continuano, per esempio, a non credere nella Santa Trinità (cosa che ha loro impedito, fino a oggi, la possibilità di associarsi al Consiglio mondiale delle chiese o a qualunque altro organismo interdenominazionale  della cristianità), e a negare la dottrina del peccato originale.
Insomma, io non mi intendo molto di cose religiose, ma non mi sembrano cosette da poco…
Senza contare l'infinità di differenze rituali e liturgiche (per esempio nessuna messa, ma un culto nel Tempio diviso in tre lunghissime tranches, ecc.).
E continuano anche a non riconoscere nella Bibbia il testo sacro per eccellenza, avendone prodotto uno proprio, il Libro di Mormon, dal nome del profeta che, con il figlio Moroni, lo scrisse, anzi, lo scolpì, dato che all’origine di trattava di un insieme di tavole d’oro. Libro che, oltre a proporre una improbabilissima rivisitazione della storia della civiltà (con razze e popoli dai nomi più inverosimili – Giarediti, Nefiti, Lamaniti – che, giunti in America dopo la dispersione avvenuta a seguito dell’intervento di Dio, irritato per la costruzione della Torre di Babele, sarebbe appunto all’origine della civiltà statunitense, destinata a primeggiare su tutte le altre) è un vero e proprio concentrato, o florilegio (un mix si direbbe oggi, con termine più elegante) di deliri a metà tra le innumerevoli tradizioni esoteriche e quella del cosiddetto «folk magic» - il filone letterario della magia popolare che tanto successo ebbe nell’ottocento - con qualche spruzzata, ante litteram, ovvio, di Dan Brown e di Glen Cooper.
Qualcuno ricorda, a questo proposito, che Joseph Smith, il fondatore della chiesa mormone (secondo molti vero autore, anziché scopritore del Libro di Mormon, che – stando alla vulgata - era stato sepolto sulla collina di Cumorah, nell’attuale stato di New York, ed era stato ritrovato da Smith grazie all’aiuto di Moroni, morto 1400 anni prima e nel frattempo diventato un angelo, e tradotto dall’originale lingua egiziana riformata con l’ausilio dei poteri magici sprigionati da due pietre, chiamate urim e thumim), non disdegnasse – nel tempo libero dalle predicazioni – di dedicarsi a pratiche magiche, piuttosto che nella ricerca di tesori nascosti, utilizzando, oltreché le indicazioni provenientigli da speciali visioni (ma qualcuno sostiene si trattasse semplicemente di attacchi epilettici), anche strumenti e pietre divinatorie di vario genere.
Tutto questo, evidentemente, per la chiesa cattolica americana può passare in secondo piano: di fronte alla minaccia di una replica della presidenza Obama, si può anche sostenere un seguace di quello Smith da sempre definito come «anormale psichico con gravi carenze morali».
E d’altra parte, se Enrico IV poté abbandonare la fede ugonotta per abbracciare quella cattolica in cambio del trono (ve la ricordate la frase che a scuola tutti studiavano? «Parigi val bene una messa»), perché mai non dovrebbe, oggi, la chiesa cattolica fare una cosa simile? Potrebbe sempre dire: «Washington val bene un culto nel Tempio»

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