L'imbrattaweb

18 Settembre Set 2012 1157 18 settembre 2012

Scalfari tra Saramago e Schnitzler

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Renata Colorni, grande germanista e traduttrice, dal 1996 direttrice dei Meridiani Mondadori (collana fondata nel 1969 da Vittorio Sereni e prima di lei diretta da Giansiro Ferrata, Sergio Polillo, Luciano De Maria e Ernesto Ferrero) ha deciso di inserire tra i classici della «Pléiade» di Segrate Eugenio Scalfari.
E così, tra Saramago e Schnitzler, presto (si dice per il prossimo Natale), si inserirà, alfabeticamente parlando, il padre di Repubblica.
Ora, a parte che fa un po’ specie che Scalfari, uno dei più indomiti critici – per usare un eufemismo – di Berlusconi accetti di finire in una collana libraria berlusconiana (ma è anche vero che i libri sono immortali, sopravvivono ai loro autori, ma anche ai loro editori), non si può negare che la scelta mondadoriana abbia suscitato qualche critica e qualche polemica.
E in effetti, fa un po’ impressione – scorrendo l’elenco alfabetico degli autori pubblicati – immaginare che Scalfari, grandissimo giornalista, ci mancherebbe, diciamo pure grande intellettuale, possa essere accostato a Thomas Mann piuttosto che a Shakespeare o alla Yourcenair o al Manzoni (cito a caso).
E fa ancora più impressione se in quell’elenco si colgono le assenze. Ne dico una per tutte: Umberto Eco (ma si potrebbero aggiungere Murakami, e qualche altra decina di grandi scrittori viventi).
Di fronte a qualche voce critica, Renata Colorni non si è comunque scomposta, sostenendo che obiettivo dei Meridiani è anche quello di creare un’occasione per «scoprire», cioè per conoscere meglio autori trascurati dalla classica cultura accademica.
Criterio, per esempio, che l’ha convinta a pubblicare Andrea Camilleri. Scelta commentata piuttosto amaramente dal critico Giulio Ferroni, il quale ha sottolineato che evidentemente «Prevale il punto di vista del mercato. Chi vende è considerato un grande scrittore».
Ma se davvero dovesse prevalere questo concetto, dovremmo aspettarci, presto, la pubblicazione di un meridiano intitolato a Fabio Volo (sarebbe tra Vittorini e Wilde) o Paolo Villaggio (tra Gianbattista Vico e François Villon), piuttosto che Giorgio Faletti (tra Eschilo e John Fante).
Personalmente, non credo che a ispirare la scelta dell’inserimento di Scalfari sia stato il criterio della popolarità.
Piuttosto, è possibile che Renata Colorni si sia ricordata del famoso aforisma di Oscar Wilde, secondo il quale la differenza tra il giornalismo e la letteratura sta nel fatto che il giornalismo è illeggibile, e la letteratura non viene letta.

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