L'imbrattaweb

29 Ottobre Ott 2012 1738 29 ottobre 2012

Omostalking in camicia verde

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P. A., 40 anni, candidato sindaco leghista (nell’aprile scorso) in un comune dell’hinterland milanese, è stato accusato, dal gip di Milano, Maria Cristina Mannocci, di vari reati – tra cui quello di stalking - nei confronti dell’ex partner (e per questo gli è stato da subito intimato il divieto di avvicinarsi ai luoghi della parte offesa e dei suoi familiari).
Secondo quanto ricostruito dal gip, l'esponente della Lega, a partire dall’ottobre 2011, quando si era interrotta la relazione, avrebbe dato vita, con accanimento, a una vera e propria persecuzione nei confronti dell’ex, fino al punto da usare una pistola scacciacani come minaccia per farsi consegnare il cellulare, per monitorare quel che l’ex partner aveva fatto dopo la rottura, arrivando persino a introdursi nel sistema informatico di Vodafone con la password della vittima per controllare il suo traffico telefonico e a inviare ai comuni amici fotografie con dettagli intimi della loro relazione.
Ancora,  era giunto a telefonare oltre cento volte al giorno all’ex, che aveva dovuto cambiare numero.
Non contento, il leghista pedinava continuamente la vittima (ben più giovane) fuori da scuola, constringendola a trasferirsi in Svizzera, dalla madre.
Il mancato sindaco (aveva raccolto poco più del 3 percento dei voti) si era anche introdotto nel profilo Facebook dell’ex per pubblicare le loro lettere e i particolari della loro storia. Era persino arrivato a danneggiare l’auto del fratello della vittima.
Tutto questo, stando alla relazione del pm, Adriana Blasco, aveva inevitabilmente procurato alla vittima uno «stato d’ansia, paura e timore per l’incolumità sua e dei familiari, costringendola ad alterare le abitudini di vita».
P.A. dovrà quindi rispondere di violenza privata aggravata, minaccia continuata aggravata, molestia, disturbo alle persone, accesso abusivo al sistema informatico, violazione della corrispondenza, illecito trattamento di dati sensibili, e, appunto, stalking.
Fin qui, la solita storiaccia di violenza privata come, purtroppo, se ne registrano moltissime, ogni giorno.
A rendere un po’ anomala la vicenda c’è che la vittima non è la classica ragazza, o signora, bensì un giovane maschio, ancora studente, appunto.
E, naturalmente, che il presunto persecutore sia leghista.
E adesso chi glielo dice a Maroni e compagnia bella?
Pur tralasciando il lungo elenco di insulti e battutacce da caserma con cui la Lega ha costantemente preso di mira gli omosessuali (da Bossi senior:  «Non capisco che diritti vogliano gli omosessuali, quelli di scambiarsi le mutande?» a Bossi junior «Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga», dal classico «culattoni» di Calderoli alle affermazioni del senatore Giuseppe Leoni, che aveva definito l’omosessualità come «una deviazione che io definisco malattia» a Luca Zaia, che si lamentava dell’eccesiva presenza di «gay in Rai» ecc.), si sa che il partito delle camicie verdi non è propriamente un’oasi di tolleranza.
Ricordate cosa aveva dichiarato il 3 maggio al Fatto quotidiano il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni da Treviso? : «Nella Lega non ci sono gay» aveva dichiarato, « Nel nostro partito abbiamo un Dna diverso, non ho mai trovato leghisti omosessuali». Venendo peraltro smentito, pochi giorni dopo, tre per l’esattezza, quando a Bologna, alle elezioni amministrative, un candidato del Carroccio, Stefano Guida, ventiseienne parrucchiere, aveva dichiarato di essere gay (e di aver persino «recitato» in un film a luci rosse).
Insomma, possiamo immaginare l’imbarazzo dei celoduristi per la vicenda di Paolo Antonelli.
Perché un conto è sorvolare, per esempio, sull'ambiguità sessuale di un’icona riconosciuta come Joerg Haider; passi dover annoverare tra le proprie file un candidato alle elezioni – come nel caso bolognese - «culattone», ma dover digerire un proprio rappresentante gay e stalker forse è davvero troppo…
Penso, per esempio, a quel militante leghista che a Radio Padania, il 24 agosto del 2010, commentando l’ennesimo episodio di aggressione violenta contro i gay accaduto a Roma, dopo aver definito inammissibile il bacio in strada tra due persone dello stesso sesso, aveva detto anche che, considerando gli accoltellamenti eccessivi (bontà sua), due calci nelle palle ai gay li avrebbe dati.
L'interessato però si difende, sostenendo che l'accusa di stalking è del tutto inventata. Ma dice anche che sta meditando di rassegnare le dimissioni dal partito, per evitare che l'espisodio venga strumentalizzato contro la Lega Nord. Ecco, caro A., se però decidesse di non dare le dimissioni,  fossi in lei, andando alle prossime riunioni di partito, io almeno una «conchiglia» para testicoli la indosserei.

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