L'imbrattaweb

2 Novembre Nov 2012 1507 02 novembre 2012

Addio (senza rimpianti) al Gramsci nero

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Dopo Mirko Tremaglia, se ne va un altro grande vecchio del neofascismo italiano.
Si è spento infatti, all’età di 85 anni (ne avrebbe compiuti 86 tra pochi giorni), Pino (Giuseppe Umberto) Rauti da Cardinale (Catanzaro).
Di lui, i nostalgici, gli agiografi e gli apologeti ricorderanno soprattutto la «purezza» del pensiero (Rauti era soprannominato negli ambienti della destra radicale come «il Gramsci nero» per via della sua convinzione che cultura, ideologia e politica dovessero andare di pari passo, e lui stesso ricordava con orgoglio come fosse stato l’unico uomo di destra a cui la rivista degli scrittori sovietici, Literaturnaja Gazeta, avesse dedicato un saggio) e la coerenza dell’azione politica.
Grande ammiratore di Julius Evola e di Ezra Pound, Rauti non smise mai di sostenere i «valori» del cosiddetto fascismo movimento – secondo la celeberrima definizione defeliciana –, di un fascismo cioè che un grande equivoco storiografico ha persino definito di sinistra.
Rauti propugnava perciò un fascismo sociale, fortemente venato di anticapitalismo, antiamericanismo e anticattolicesimo (tanto da essere catalogato come “paganeggiante”, e, in questo, accostato più agli epigoni del nazismo che non a quelli del fascismo mussoliniano).
Posizioni, tra l’altro, che lo porteranno a guardare con simpatia alla nascita della cosiddetta Nuova Destra (e siamo negli anni ’80), sino al punto da divenire quasi un'«icona» vivente per i giovani «novo destri» che propugnavano, ante litteram, una sorta di rottamazione del neofascismo più nostalgico.
Di lui, co-fondatore nel dicembre 1946 del MSI (da cui uscì nel 1956, in polemica con la guida moderata di Arturo Michelini, per rientravi nel 1969) poi dei FAR (Fasci di Azione Rivoluzionaria),  e poi, nel 1954, di Ordine Nuovo; molto attivo nella Grecia dei colonnelli, così come nella Spagna di Franco e nella creazione di una internazionale nera, i più disincantati ricorderanno le innumerevoli accuse di corresponsabilità nelle diverse stragi di Stato (almeno tre: quella di piazza Fontana, quella di piazza della Loggia, a Brescia, e quella della stazione di Bologna). Accuse dalle quali è sempre stato assolto.
Altri ancora, ne ricorderanno le epiche battaglie contro Fini per assumere la segreteria del partito, prima e dopo la morte del leader storico Giorgio Almirante.
Un primo scontro avviene nel dicembre 1987, durante il XV congresso del MSI a Sorrento, quando raccoglie quasi la metà dei consensi, ma è battuto da Gianfranco Fini, sostenuto dal segretario uscente (per motivi di salute) Giorgio Almirante; mentre il secondo avviene nel 1991, quando dopo la sconfitta elettorale alle regionali siciliane Rauti, che era riuscito a farsi eleggere segretario l’anno precedente, deve di nuovo cedere la mano a favore di Fini, questa volta fortemente sostenuto dalla vedova di Almirante, donna Assunta Stramandinoli.
Da quel momento il suocero di Gianni Alemanno (il sindaco di Roma ha sposato la figlia Isabella) inizia un percorso di progressivo allontanamento dal partito, che abbandona definitivamente dopo la svolta moderata di Fiuggi per fondare prima il MS-Fiamma tricolore e poi il Movimento Idea Sociale.
Con lui, oggi, se ne va dunque un altro pezzo di Italia nostalgica e convintamente anti-democratica.
Personalmente, da sincero democratico, spero che nei suoi confronti non si ripeta quanto accaduto alla morte del mai pentito ex-repubblichino Tremaglia, quando il presidente Napolitano espresse la propria partecipazione «con animo commosso al dolore della consorte e dei famigliari per la scomparsa di Mirko Tremaglia, col quale ho condiviso lunghi anni di impegno nel Parlamento italiano e anche nell'Assemblea parlamentare della Nato», sottolineando come  «diverse esperienze e posizioni ideali non ci impedirono mai di sviluppare rapporti di sincera stima reciproca sul piano umano e nello svolgimento delle nostre funzioni con senso di responsabilità nazionale».
Perché al di là della pietà umana, che non si nega mai a chi viene a mancare, non si può certo dire che il politico Rauti ci mancherà.

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