L'imbrattaweb

17 Novembre Nov 2012 1724 17 novembre 2012

Stormfront e Sturmtruppen

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Ogni volta che si parla di neonazisti made in Usa (i cosiddetti suprematisti), chissà perché, mi vengono in mente quelli scalcinati e cazzari immortalati da John Landis nel mitico The Blues Brothers, o gli sgangherati protagonisti delle Sturmtruppen di Bonvi. Intendiamoci, non perché sottovaluti il fenomeno; solo mi sembra impossibile immaginare che gente così possa costituire una vera minaccia per la democrazia.

Penso che la loro dimensione, specie nell’era del dominio virtuale del web, sia più quella dell’onanismo. Al massimo del feticismo.

Ho pensato così anche leggendo dei loro emuli italiani, i neonazisti di casa nostra, quelli di Stormfront.org arrestati il 16 novembre con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’incitamento all’odio razziale e xenofobo, ovvero l’«ideologo» del sito, Daniele Scarpino, ventiquattrenne milanese, e i moderatori del forum digitale, il frusinate Diego Masi (30 anni), il pescarese Luca Ciampaglia (23 anni) e il canturino quarantatreenne Mirko Viola.

Certo, c’è da credere alle motivazioni all’arresto precisate dalla Digos: questi difensori della razza ariana si preparavano a passare dalla tastiera all’azione (pare avessero programmato degli attacchi a campi rom), e nel mirino delle loro azioni dimostrative pare ci fosse un lungo elenco – peraltro bipartisan – di personaggi di spicco, ebrei e amici degli ebrei, dal ministro Riccardi a Gad Lerner, da Carlo De Benedetti a Maurizio Costanzo a Paolo Mieli, da Franco Bernabè al presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, ma anche Gianfranco Fini e Gianni Alemanno. E non c’è dubbio che, mai come in questi casi, prevenire è meglio che curare.

Eppure non riesco a guardare con particolare apprensione a questi fenomeni, i cui protagonisti, peraltro, a detta delle stesse forze dell’ordine, quantificabili – si fa per dire – in qualche decina. Insomma, c’è chi si eccita, e si sfoga sessualmente, ansimando e sbavando con i telefoni erotici, e c’è chi, come tal «Evoliano», lo fa postando nei forum neonazisti deliranti condanne nei confronti di chi, anziché adottare figli bianchi e sani, preferisce prendersi «disgustosi mongoloidi e negri».

Ripeto, non voglio sminuire o sottovalutare il fenomeno, ma questi neonazisti nostrani mi sembrano più patetici che pericolosi.

Un po’ come i nostalgici che lo scorso 28 ottobre, a Predappio, hanno celebrato la ricorrenza della marcia su Roma, tutti agghindati – con tanto di aquile romane, gonfaloni, fasci littori, camicie nere - come se quella marcia fosse in pieno svolgimento, e non accaduta 90 anni fa (se anziché ottobre fosse stato febbraio, si sarebbe potuto pensare a una carnevalata). E altrettanto patetici, nella loro sguaiatezza, mi sono sembrati i camerati che, con saluti romani e croci celtiche in bella vista, hanno dato l’ultimo saluto a Pino Rauti.

Mi preoccupa ben di più il clima generale che ha consentito di arrivare a queste dimostrazioni, quel clima di strisciante revisionismo che – in nome di un’ambigua pacificazione nazionale - ha prodotto iniziative, queste si ben più allarmanti; e altre rischia di favorire.

Tra quelle partorite, per esempio, la celebrazione del Giorno del ricordo (istituito, nel 2004, con una legge votata, allora, anche dal capogruppo dei DS, Luciano Violante, e dal capogruppo della Margherita, Willer Bordon), dedicato, in maniera del tutto acritica e astorica, alla tragica vicenda delle foibe.

Mi spaventa - e fortunatamente per ora è solo una prospettiva - che questo revisionismo possa addirittura stravolgere la storia, e soprattutto i libri scolastici di storia.

Così come mi preoccupa (e indigna) che in nome di questo revisionismo si cerchi (fino a oggi il tentativo è stato rintuzzato e vanificato, ma non è detto che sia così per il futuro) di riabilitare i fascisti repubblichini, equiparandoli ai militari dell’Esercito Italiano e ai partigiani.

D’altra parte, è anche vero che da un Paese che ha ammesso in Parlamento, nemmeno due anni dopo la fine della Guerra, gli ex fascisti, che ha permesso l’organizzazione delle ronde in camicia verde, e che oggi consente, senza battere ciglio, che si dedichi un mausoleo al «macellaio» fascista Rodolfo Graziani, credo ci sia da aspettarsi di tutto.

E allora, che problema sarà mai qualche nazi-internauta in più o in meno? E poi, in fondo, per fermare questi suprematisti digitali basta qualche agente della Polizia postale. Per contrastare il fenomeno montante del revisionismo storico occorre invece ben altro impegno.

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