L'imbrattaweb

23 Novembre Nov 2012 1649 23 novembre 2012

Antisemitismo da stadio

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Da anni, sociologhi e politologi si interrogano sulla reale consistenza "ideologica" (estremista) delle tifoserie sportive, specialmente delle tifoserie calcistiche. Ma, soprattutto, su quello che sembra essere il connubio prevalente e più appariscente: quello tra estremismo "nero", cioè di destra, e "curve" ultrà da stadio. Sono anche arrivati a coniare la definizione di "ideologia da stadio".

Non è facile districarsi nella materia. E' per esempio evidente - e in questo ha ragione Gianni Alemanno, quando bolla come pura delinquenza, del tutto sganciata dalla fede e dal tifo sportivi, quella che si è scatenata a Roma prima, durante e soprattutto dopo la partita tra Lazio e Tottenham svoltasi il 22 novembre - che nessuno può pensare di confondere l'esuberanza dei tifosi (che può anche esprimersi in modo violento, nelle sue manifestazioni più estreme) con l'estremismo politico in senso proprio.

Ma, al tempo stesso, le cose sono più complicate. Insomma, il sindaco di Roma sottolinea un dato che, in linea di principio, appare incontrovertibile. Vero è, tuttavia, che molto spesso, e da molto tempo, la frequente convivenza tra ultrà calcistici e ultrà politici sembra smentire chiunque voglia segnarne i rispettivi e precisi contorni e le conseguenti distanze.

Il "caso" Lazio-Tottenham, da questo punto di vista, è poi doppiamente emblematico: in nome di un antisemitismo spicciolo, pare che a Roma si siano rinsaldati addirittura tifosi romanisti e laziali, e, semplificando un po', estremisti di destra e di sinistra (storicamente riconducibili, lo ripeto, con qualche semplificazione e schematizzazione, alla tradizione delle due tifoserie, delle due società).

Ma questa inedita "alleanza"  va forse meglio precisata: non a caso ha trovato la più esplicita manifestazione non nei cori "Juden Tottenham, juden Tottenham", sicuramente pronunciati dai soli laziali di estrema destra (l'estrema sinistra non ha mai espresso sentimenti antisemiti in senso proprio, semmai si è sempre scagliata contro le pretese di egemonia geopolitica di Israele a scapito dei palestinesi, il che è ben diverso), bensì nell'esposizione degli striscioni filo-palestinesi, all'interno dello stadio.

Ma anche qui,  la cosa non deve sorprendere più di tanto. Perché se, come dicevo, la sinistra ha sempre fatto propria la causa palestinese, le cose non stanno diversamente in casa della destra. Ovviamente della destra radicale. Perché il radicalismo di destra postbellico, a differenza della destra per così dire più istituzionale (incarnatasi, in Italia, nel MSI e poi in AN), dichiaratamente filoatlantica e filoamericana, dunque anche filoisraeliana, proprio in nome di una coerenza e di una continuità ideali con la dottrina antisemita tipica dei fascismi storici, soprattutto quello nazista, non ha mai nascosto le proprie simpatie per i palestinesi.

Potremmo poi andare ancora oltre, e ricordare come addirittura vi siano frange del radicalismo di destra (quelle che si richiamano al cosiddetto "tradizionalismo", il cui massimo esponente dottrinario è stato proprio un italiano: Julius Evola) che, in nome dei valori dell'antimodernismo e dell'antioccidentalismo, guardano alle società arabe (la teocrazia iraniana  su tutte), come a un modello di riferimento. E, in questo senso, Israele è ancor più un nemico giurato.

Ma sto divagando. Per rimettere la palla al centro, registro solo un'ultima piccola curiosità. Nei giorni scorsi, con riferimento alla drammatica esclation di violenze che si stava sviluppando nei territori israelo-palestinesi, più di un osservatore ha lamentato che in  molti "contenitori" mediatici e su molti social network i sostenitori di Israele e dello Stato palestinese stessero dando  vita a uno scontro quasi da "tifoserie calcistiche". Che dire, tutto torna.

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