L'imbrattaweb

2 Dicembre Dic 2012 1247 02 dicembre 2012

La commedia umana delle primarie

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Sul Fatto Quotidiano di domenica 2 dicembre, Marco Travaglio, come sempre graffiante, tratteggia nel suo editoriale un sapido «quadretto»  delle primarie del centrosinistra. A proposito dei meccanismi di voto per il ballottaggio (che tante polemiche hanno suscitato) Travaglio ironizza così: « (…) chi vuol partecipare deve inventarsi una scusa per l’assenza al primo turno. Quelle usate dai ragazzi a scuola (raffreddore, zia malata, cagnetta in calore, autobus in anticipo, allergia ai quaderni) non sono valide. Meglio optare per quelle dei Blues Brothers: “Avevo una gomma a terra, avevo finito la benzina, non avevo soldi per il taxi, la tintoria non ha portato il vestito, c’era il funerale di mia madre, l’inondazione, e poi le cavallette”».

Non so se Travaglio, oltre al dono della scrittura e dell’ironia, abbia anche quello della preveggenza. Ma vi racconto quanto mi è successo, sempre il 2 dicembre, alle ore 9.45, mentre ero in fila al mio seggio (sezione PD di piazza Luigi di Savoia a Milano).

Davanti a me cinque o sei persone anziane.

La prima della fila (una signora) si rivolge a un addetto e spiega che la domenica precedente i consuoceri sono stati tamponati mentre andavano a messa. La figlia e il genero sono dovuti andare in loro soccorso, e così lei e il marito sono dovuti andare a curare i nipotini.

La signora e l’addetto si appartano in ufficio, e non ho modo di sentire come prosegua il dialogo.

Un distinto signore, due posti più indietro, si rivolge a un altro addetto e gli spiega che il 25 novembre è l’anniversario del suo matrimonio. Anzi, quel 25 novembre era il quarantesimo anniversario, e perciò aveva dovuto organizzare un rinfresco con figli, nipoti, parenti e amici.

Anche qui, il dialogo prosegue «a porte chiuse» in una stanza laterale.

La fila procede quindi un po’ lentamente.

Torna il primo addetto (quello del tamponamento dei consuoceri) e la signora proprio davanti a me gli si rivolge dicendo che purtroppo da quasi dieci giorni soffre di cistite acuta e questo le ha impedito di muoversi da casa per tutta la settimana precedente.

Poi apre la borsa e tira fuori, nell’ordine, ricetta medica e scatoletta amaranto delle medicine (dato che sono presbite, vedo distintamente la scritta Ciproxin). Con gentilezza, l’addetto la invita a sedersi nella stanza, inforca gli occhiali ed esamina il foglio medico.

Anche qui non so come sia andata a finire.

Confesso che sarei stato lì tutta la mattina a godermi questa piccola commedia umana alla Balzac. Ma è il mio turno, voto, e me ne vado. Mentre le discussioni intorno a me proseguono, sottovoce e con toni del tutto garbati.

Sulla strada del ritorno a casa, penso a Travaglio, ma penso anche a quanto sia stupefacente questo nostro Paese.

Non ho nessuna intenzione di cedere alla retorica del tipo «certo che le primarie, comunque vadano, sono una grandissima prova di democrazia», e bla, bla, bla.

Ma non posso non provare un po’ di tenerezza per queste persone, e in fondo non compiacermi all’idea che, davvero, finché ci saranno persone così, esiste qualche speranza che l’Italia non sia solo quella degli evasori fiscali, delle veline e delle escort, dei Fiorito, dei Lusi e dei Belsito, degli Spinelli, dei politicanti maneggioni e voltagabbana, avidi di ricchezza e di potere al di sopra di ogni ragionevolezza.

Anzi, che a dispetto di tutto questo squallore, possa formarsi una generazione di giovani e giovanissimi pronti a fare piazza pulita di tutto questo sconcio.  Insomma, una generazione che riesca laddove noi abbiamo fallito. E chissà, magari anche i nipoti della signora con la cistite ne saranno i protagonisti.

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