L'imbrattaweb

28 Gennaio Gen 2013 1006 28 gennaio 2013

Smemorandi

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Lo squallido  «teatrino» berlusconiano, e quello dei suoi più stretti accoliti, andato in onda domenica 27 gennaio, giorno dedicato alla memoria, cioè al ricordo della tragedia della Shoah, ripropone con forza e con urgenza la necessità di intervenire perché si ponga rimedio al revisionismo strisciante che ormai da quasi vent’anni (non a caso da quando i post-fascisti del MSI vennero «sdoganati» proprio da Silvio Berlusconi, fino a essere inseriti in pianta più o meno stabile nei governi della Repubblica antifascista) minaccia la nostra memoria storica collettiva.

La cosa che desta preoccupazione, nelle parole di Berlusconi, non è tanto l’affermazione che, in fondo, Mussolini aveva fatto cose anche positive, questa è una sciocchezza tutto sommato veniale. Si inserisce, come giustamente ricorda Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, nel solco dei luoghi comuni: si stava meglio quando si stava peggio, quando c’era lui, caro lei, i treni arrivavano in orario, ecc. ecc.

Chi ha un minimo di consapevolezza e di cultura storiche sa che si tratta di pure scemenze che non vale nemmeno la pena confutare.

La cosa preoccupante è che Berlusconi abbia potuto, per l’ennesima volta, accreditare, impunemente e senza contraddittorio, un concetto  storicamente ben più pregnante, falso e falsato, ovvero quello di un Mussolini «razzista riluttante», cioè di un duce razzista per induzione, quasi obbligato in nome dell’alleanza con il Reich hitleriano, immagine per anni proposta da una storiografia superficiale e, appunto, “revisionista”, che, senza una adeguata controffensiva, rischia di imporsi.

L’antisemitismo fascista non fu secondo a nessuno.

Qualche storico, penso ad Antonio Burgio, a Francesco Germinario, a Enzo Collotti, ma se ne potrebbero citare molti altri, e certamente non marxisti-leninisti, hanno invece finalmente provato come il fascismo magari arrivò più tardi rispetto al nazismo ad attuare politiche di discriminazione e di repressione nei confronti dei cittadini ebrei, ma lo fece, a volte, con ancor maggiore rigore, maggiori zelo persecutorio e violenza persino rispetto ai camerati tedeschi.

Nel teatrino berlusconiano non poteva poi mancare un altro «classico» del revisionismo, che, prendendo le mosse dalla tesi tanto cara (quanto fuori da ogni realtà) allo storico Ernst Nolte, ovvero quella della «guerra civile» – tra comunismo e fascismo - che si sarebbe combattuta in Europa tra le due Guerre,  cerca di equiparare la violenza e la bestialità del nazifascismo con quelle della dittatura staliniana. Come se la Guerra che provocò milioni di morti e la Shoah fosse stata voluta dai comunisti….

A farsi portavoce di questa lettura da «bigino» storico mal scritto e del tutto sommario e, ripeto, avulso dalla realtà dei fatti, l’ex socialista Fabrizio Cicchitto.

Tanto che Pierferdinando Casini si è detto stupito che ad andare in soccorso di Berlusconi sia stato proprio un ex militante del partito che fu di Giacomo Matteotti.  Ma forse basterebbe ricordare che Cicchitto è stato anche iscritto alla P2 del camerata Licio Gelli. Così il passaggio potrebbe sembrare meno stridente.

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