L'imbrattaweb

12 Febbraio Feb 2013 1253 12 febbraio 2013

Il Papa si dimette. Come gli allenatori

  • ...

Un classico: quando una squadra di calcio non porta risultati, addirittura fa schifo in campo, anche perché magari è dilaniata da lotte intestine, pardon, di spogliatoio, tensioni, ecc., si dice sempre: vabbe’, mica si possono cacciare undici giocatori. Salta l’allenatore. Ovvio.

È la soluzione indubbiamente più praticabile.

La vicenda delle dimissioni di Benedetto XVI mi ricorda un po’ questa situazione calcistica, anche se in questo caso le dimissioni sono state spontanee (e, comunque, a noi mortali non sarà mai dato sapere se sono state richieste dal Presidente in persona…): le stanze vaticane da anni (da secoli?) sono percorse da vere e proprie guerre di potere, scontri, lotte e rivalità tra bande. E mica per dispute teologiche. Di mezzo ci sono oggetti del contendere ben più materiali e carnali.

Capisco che possano suonare come cose incomprensibili e persino scandalose per chi crede (ma per noi che non abbiamo il dono della fede sono comprensibilissime, ancorché altrettanto scandalose), ma sono sotto gli occhi di tutti. Almeno di tutti quelli che vogliono vedere.

E sono innegabili i risultati negativi a cui questa situazione ha portato: nonostante lo straordinario impegno pastorale di Giovanni Paolo II (il «perdente di successo» per eccellenza, copyright di Massimo Fini) e quello dottrinale e teologico di Benedetto XVI, forse mai come nell’ultimo trentennio  abbiamo assistito a un mondo che è andato sempre più distanziandosi dai valori cattolici, per abbracciare invece sempre più i valori dell’edonismo, della secolarizzazione, del relativismo, dell’eterodossia (vedi la poderosa crescita della cosiddetta new age, magari oggi un po’ appannata, ma non per questo scomparsa, e di altre forme di spiritualismo), e si è persino imposta una progressiva istituzionalizzazione di stili di vita, anche sessuali, radicalmente laici (per esempio unioni civili, matrimoni gay – sacrosanti per noi laici, ma ovviamente devastanti per la Chiesa cattolica).

Un Vaticano in piena salute avrebbe forse potuto contrastare con più vigore e più energia questa deriva oggettivamente antitetica. Ma un Vaticano distratto, e sfiancato, da corvi e corvacci ha potuto far ben poco.

Per questo la panchina di Benedetto XVI era ormai traballante. E l’allenatore ha preso la sua sofferta decisione. A cui va in ogni caso il sincero plauso, e ringraziamento, di tutti i tifosi.

E anche questa è storia trita e ritrita: i tifosi sanno benissimo che dovrebbero essere i calciatori (ricchi, viziati, qualche volta viziosi…) a essere «dimessi», ma poi si adeguano, e guardano speranzosi al «palingenetico» cambio di panchina.

E quando i media annunceranno festosi: «Habemus allenatorem», ci si sarà scordati dei vecchi problemi e delle vecchie magagne, e si ricomincerà a tifare con entusiasmo.

Correlati