L'imbrattaweb

24 Febbraio Feb 2013 1229 24 febbraio 2013

Un Conclave senza quorum?

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Chissà perché, mentre leggevo le cronache vaticane di questi giorni, mi è tornata in mente una vecchia barzelletta che ci raccontavamo ai tempi del liceo. Faceva più o meno così: incaricato dalla Curia di realizzare un grande affresco, raffigurante l’ultima cena, dietro l’altare di una nuova parrocchia periferica di una grande città, un giovane pittore si chiude a chiave nella chiesa per oltre un mese, ed esegue l’opera in assoluta segretezza.

Il giorno dell’inaugurazione, l’affresco è celato da un enorme drappo rosso. Prima della messa inaugurale, il vescovo, davanti a una enorme folla di fedeli, con gesto teatrale, svela il dipinto. Ma quando il panneggio cade, ai fedeli si presenta una scena a dir poco sconcertante: i dodici apostoli appaiono tutti nudi, distesi per terra, alcuni ancora aggrovigliati tra loro; qualcuno fuma. Insomma, c’è poco da dire, si tratta, inequivocabilmente, di un’atmosfera da dopo-orgia.

Il vescovo, tra l’imbarazzo generale, lascia l’altare e si precipita in sacrestia, per chiedere spiegazioni al pittore. Il quale, anche lui visibilmente in imbarazzo, tenta di spiegare: «Eccellenza, le giuro che sono sorpreso quanto lei…le giuro che ieri sera, quando li ho lasciati, stavano cenando…».

Ecco, dopo tutto quel che si è letto, le segrete stanze vaticane me le prefiguro un po' così. D'altra parte, stando appunto a quanto scrivono i giornali, più che di fronte alle mura vaticane sembra che ci troviamo di fronte alle mura di Sodoma e Gomorra.

Ci saranno evidentemente delle esagerazioni, o delle approssimazioni. Ma non credo siano tutte favole.

Con buona pace del cardinal Bertone, che lancia anatemi contro i media, accusati di distorcere e strumentalizzare le «cose vaticane» per influenzare l’andamento del prossimo Conclave, o di Massimo Franco, che ha parlato di «giustizialismo ecclesiastico» e di una cultura del sospetto che mirerebbero ad azzoppare i candidati papabili (tanto che – scrive sul Corriere della Sera del 23 febbraio – tra i cardinali si starebbe diffondendo una sorta di «sindrome dell’anatra zoppa, o dei dieci piccoli indiani»).

E con buona pace del cattolico Vittorio Messori, che difende il diritto del Vaticano a sentirsi offeso, sostenendo (v. il Corriere della Sera del 24 febbraio) che tutto quel che è stato scritto è opera di vaticanisti superficiali, improvvisati, poco informati, che pretendono – riassumo – di interpretare le cose della chiesa con altre categorie, per esempio quelle politiche, bla bla bla (en passant, per la par condicio, vorrei allora ricordare a Messori che anche lui, qualche volta, non è stato esente dallo stesso peccatuccio. Penso, per esempio, a quando, sulla rivista Il Timone, nel 2006, si improvvisò «storico», per difendere, contro ogni evidenza fattuale, la figura di Jozef Tiso, il vescovo a capo del governo slovacco filonazista e collaborazionista di Hitler tra le due Guerre….).

Io credo che non occorra essere vaticanisti o esperti di cose religiose, o teologi, per intuire cosa stia accadendo in Vaticano. Del resto, che tra quelle mura albergassero molti vizi capitali, ben più che molte virtù cardinali, è un po’ un «segreto di Pulcinella».

Da anni, per esempio, i cosiddetti «millenari», ovvero un gruppo di prelati della Curia romana, protetti dall’anonimato, vanno denunciando, anche con pamphlet molto circostanziati (ricordo i tre pubblicati da Kaos: Via col vento in Vaticano, Fumo di Satana in Vaticano, Bugie di sangue in Vaticano), tutte le nefandezze che da lungo tempo si compiono tra le sacre mura. Sia chiaro: tra le nefandezze non considero l’orientamento sessuale degli alti prelati, semmai registro la clamorosa contraddizione, per usare un termine eufemistico, ma si dovrebbe forse più apertamente parlare di odiosa ipocrisia, di una Chiesa che insiste non dico in una politica omofoba, ma quanto meno impermeabile a qualsiasi apertura nei confronti dei diritti civili, nella fattispecie quello delle unioni e dei matrimoni gay, mentre al proprio interno tollera ben altro (ma forse aveva ragione mia mamma, quando impartendomi le sue lezioni di «contro-catechismo», mi diceva che i preti sono un classico esempio del «Fate quello che dico io, ma non fate quello che faccio io»…).

Fino a ora, tutto questo, comprese le coraggiose denunce dei millenari, è rimasto, per così dire, materia un po’ di nicchia. Oggi, che se ne occupa la grande stampa (e la TV), le cose stanno cambiando. Oggi, le debolezze e i vizietti che albergano tra gli alti porporati sono ormai pressoché di dominio pubblico. E siamo solo all’inizio.

E non voglio pensare a cosa succederebbe se davvero si dovesse rendere pubblico il documento, elaborato da tre cardinali, che riassume le indagini sulle vicende del cosiddetto Vatileaks affidate a una apposita commissione guidata dallo spagnolo Jiulian Herranz, e consegnato lo scorso 17 dicembre a Benedetto XVI, che lo ha subito posto al sicuro, nella cassaforte del suo appartamento.

Se la relationem, come i vaticanisti improvvisati e superficiali sostengono, davvero contenesse una mappa precisa dei «pesci cattivi» che sguazzano nell’acquario di San Pietro, se offrisse un quadro preciso e incontrovertibile della «struttura del peccato» che alberga tra le sacre mura, sarebbero davvero guai.

Perché qui, tra cardinali troppo anziani (e dunque esclusi dal voto), cardinali che hanno coperto, o quantomeno molto debolmente contrastato, vergognose vicende di pedofilia, corvi, traffichini, cardinali che hanno violato il sesto e il settimo comandamento (non rubare, non commettere atti impuri), il rischio è che al prossimo Conclave non si raggiunga il numero legale (pardon, il quorum come direbbero gli ecclesiastici) per eleggere il nuovo Pontefice.

E così, assisteremmo, dopo le dimissioni di papa Ratzinger, a un altro evento storico: una Chiesa senza papa.

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