L'imbrattaweb

12 Marzo Mar 2013 1820 12 marzo 2013

Se anche son pedofilo, che male ti Fo?

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Le recenti vicende elettorali, e la conseguente incertezza istituzionale provocata dai risultati emersi dalle urne, hanno rilanciato uno degli sport nazionali del Paese: quello della caccia all’opinionista. Se poi questo opinionista è del tutto estraneo all’argomento, tanto meglio. Ciascuno può dire di tutto, lanciarsi anche nelle analisi più spericolate - a volte demenziali -, senza il minimo supporto empirico (un classico tra i più ascoltati: ah, se Renzi avesse vinto le primarie, il PD avrebbe vinto anche al Senato….già, ma chi l’ha detto? E via discorrendo). Basta che, come si dice, l'opinionista «buchi» lo schermo, o le pagine dei giornali.

Tra i commentatori più ricercati del momento (tra un Cacciari e un Adriano Celentano) c’è Dario Fo – ma forse sarebbe più corretto dire la famiglia Fo, dato che anche il figlio di Dario, Jacopo, da sempre schivo e defilato, forse all’ombra del più celebre padre, sembra aver trovato il proprio momento di gloria, conteso dai vari contenitori televisivi.

Sull’onda del trasporto, e vista la coincidenza dei molti eventi di rilievo che questo primo scorcio del 2013 curiosamente accomuna (elezioni politiche, elezioni papali, ecc.), questi opinionisti improvvisati ormai discettano un po’ di tutto.

E così accade che il nobel Dario Fo, ormai pressoché incontenibile, si lanci, sul Fatto del 12 marzo, in un ragionamento sul drammatico tema della pedofilia che alberga nel mondo dei preti cattolici a dir poco sorprendente, per usare un eufemismo. Ma si potrebbe anche dire esecrabile.

Vediamo perché.

Nella lunga intervista concessa ad Angela Camuso, il premio Nobel dice, sostanzialmente, che se ai preti fosse consentito il matrimonio, la pedofilia scomparirebbe.

Fo supporta questo suo ragionamento con una libera – è il caso di dirlo – interpretazione storica del fenomeno, sostenendo, cioè, che «la pedofilia è legata a un’educazione che risale all’alto medioevo e soprattutto ai romani», e cita i bambini prostituti al tempo di Roma, quelli della tradizione araba, ecc.

Spiace doverlo rimarcare, ma credo che con questa uscita, ancorché fatta in buona fede, non ho motivo di dubitarne, Dario Fo abbia preso un colossale abbaglio, e commetta un errore madornale, confondendo omosessualità (e pederastia, cioè la variante storica - e per alcuni versi persino culturale - del rapporto omosessuale tra persone mature e persone più giovani, che, come si sa, nell’antica Grecia, ma anche, per esempio, nel monachesimo orientale aveva valore persino filosofico e pedagogico, mentre nell’antica Roma proveniva dalla tradizione del cosiddetto «stupro tribale», assumendo quindi la valenza di sottomissione del nemico o del più debole) e pedofilia.

A parte che la pederastia - storicamente - non ha comunque mai riguardato rapporti con bambini (semmai con preadolescenti), le due cose non vanno minimamente confuse: l’omosessualità è una tendenza erotica e affettiva del tutto naturale e lecita, ancorché evidentemente largamente minoritaria rispetto all’eterosessualità; la pedofilia è una perversione, e non a caso è giustamente sanzionabile come reato.

Insomma, tra le due cose c’è una bella differenza! Mi meraviglia davvero che Fo possa anche solo paragonarle (peraltro, anche ammesso che l’accostamento sia stato una sorta di «lapsus», il ragionamento sarebbe comunque improponibile, vorrebbe dire non riconoscere all’omosessualità alcuna naturalezza, dando così ragione a coloro che considerano l’omosessualità una «malattia guaribile»).

Non sono un sessuologo né uno psicologo, ma credo di poter affermare che un adulto che indulge in pratiche sessuali con  un bambino o una bambina è un pervertito (sarebbe troppo comodo dire che è malato….), lo fa non per ricercare un semplice e naturale rapporto erotico e/o affettivo, ma per appagare il proprio desiderio perverso.

Moglie o non moglie, il pedofilo non rinuncia a trovare la propria deviata soddisfazione. Prete o laico che sia.

Insomma, caro Fo, mi permetta di dire che la sua uscita è davvero sconcertante e deprecabile. Cose così le possono dire i Giovanardi o le Binetti, non lo straordinario intellettuale che tutti conosciamo.

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