L'imbrattaweb

1 Aprile Apr 2013 1256 01 aprile 2013

Emma Bonino for President

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Fosse stato pubblicato lunedì primo aprile, avremmo pensato di sicuro al classico «pesce», e invece, l’articolo del Wall Street Journal che invitava a investire in Italia è uscito in piena domenica di Pasqua, quindi davvero una «sorpresa», anche qui, come da copione.

In poche parole, il giornale finanziario americano spiega che, intanto, per colpa della classe politica, il nostro Paese ha perso molte chance di allinearsi – finanziariamente parlando – alla ripresa degli altri mercati borsistici, e dunque ci sono molti margini di crescita; ma, soprattutto, spiega che l’Italia, a dispetto di chi l’ha governata e la governa, rimane un Paese vivo e vitale. È un Paese che è riuscito a sopravvivere a dispetto di politici irresponsabili che, pure, ce l’hanno messa, e ce la stanno mettendo tutta, per affossarlo. E non c’è ragione di pensare che non debba continuare a essere così.

Insomma, traducendo ulteriormente, saremo anche governati, si fa per dire, da un branco di «cazzoni», ma restiamo un popolo coi «controcazzi».

E poi, se è vero che quella che stiamo vivendo è probabilmente la stagione politica più incasinata («macello» lo definisce un analista interpellato dal giornale) che abbiamo mai dovuto affrontare, non è che nel passato le cose andassero in modo poi così lineare, che fossero tutte rose e fiori; eppure siamo sempre qui, in piedi, per nulla sulla via del declino.

L’articolo del WSJ si chiude prospettando due possibili opzioni: o, ancora una volta, l’Italia reale si adatterà a convivere con gli irresponsabili che la guidano, che è quanto è sempre accaduto, a detta del giornale americano, oppure, è la volta buona che dall’attuale caos (salvifico, in questo caso) potrà nascere una classe dirigente – politica – responsabile. E allora, a maggior ragione, il Paese non potrà che beneficiarne, anche in termini di sviluppo.

Se dobbiamo guardare alle ultime mosse del Quirinale, non avrei dubbi che la strada della prima opzione è già segnata.

Non tanto per il bizantinismo dell’iniziativa in sé – da questo punto di vista, Giorgio Napolitano ha operato, a mio parere, una scelta anche coraggiosa e non priva di buon senso e di realismo, arrivo a dire non priva di un onesto anelito a superare in tempi rapidi un impasse politico dalle conseguente davvero minacciose -. Quello che si può contestare è che la scelta dei saggi sia avvenuta in maniera perlomeno bizzarra. Sicuramente più col manuale Cencelli che non sulla scorta di scelte davvero super partes.

Ora, direte voi, tirali fuori tu dieci saggi super partes, se ci riesci. E no, io mica sono il Capo dello Stato.  Ma credo che qualcosa di meglio avrei fatto. O, perlomeno, dovendo soggiacere alla logica dell’«inciucio», lo avrei apertamente dichiarato.

Invece qui si è scelto di operare con la solita ambiguità e la solita furbizia italiote: prendo un po’ di mele ormai rancide, le lucido per bene, gli metto insieme due o tre mele appena colte, et voilà, il gioco è fatto. Ecco confezionato il cesto.

Io spero che sia davvero l’ultimo cesto taroccato che ci tocca.

Spero nella seconda opzione indicata dal Wall Street Journal. Che, cioè, da tutto questo squassamento politico possa davvero nascere un vero rivolgimento che contribuisca alla costituzione di una classe dirigente realmente responsabile. Un’utopia? Forse. Ma anche credere nelle utopie, in fondo, ci ha aiutato, come direbbe la «bibbia» della finanza americana, a tirare avanti, e persino a crescere, a dispetto di chi, da posizioni di potere, ce l’ha messa tutta per impedirlo.

Una prima prova sarà a breve scadenza: l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

E allora mi auguro che i politici vogliano dare un segno vero di rinnovamento e di presa di responsabilità, mettendo per esempio da parte i «vecchi arnesi» che da più parti si sentono nominare, ed eleggendo la prima donna al Quirinale, possibilmente Emma Bonino.

Sarebbe un bellissimo segnale di discontinuità, come dicono i colti. Allora, potremmo davvero rialzare la testa, senza dover aspettare di essere sdoganati da qualche oscuro funzionario della UE o, peggio, dal giornale dei Neocons americani per capire che, se anche non saremo l’Eldorado, possiamo sempre dire la nostra.

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