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15 Aprile Apr 2013 1758 15 aprile 2013

Renato? Zero in storia

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Sentenziare liberamente, senza cognizione di causa, si sa, è uno sport abbastanza praticato nel nostro Paese. L’elenco degli esempi, anche recenti, sarebbe lunghissimo. Ma proprio domenica 14 aprile, sul Fatto, se ne trova una «freschissima» prova, nella lunga intervista (così lunga che ci sono volute ben due firme per raccoglierla, quelle di Malcom Pagani e Marco Travaglio) concessa da Renato Zero.

A un certo punto, senza che, naturalmente, gli interlocutori mettessero in discussione l’affermazione (ma questo ovviamente non lo dico per polemica, capisco che un giornalista non debba né possa essere un tuttologo e, in questo caso, sappia anche di storia), Zero dice: «A me sembra che sul tema (l’omosessualità, n.d.r.) abbiamo fatto notevoli passi indietro e covo la sgradevole impressione che chi non riesce a esprimere la propria omosessualità diventi un violento o un figlio di mignotta proprio perché non accetta di esserlo. Pensate a certi dittatori del passato. Omosessuali repressi che odiavano le donne con un trasporto e una virulenza che a un etero dovrebbero essere costituzionalmente alieni. Tipo Hitler».

Insomma, in questo passaggio, il sorcino nazionale si erige a storico, o a psicanalista, e dà per scontato che Hitler fosse un omosessuale represso, e che per questo odiasse le donne.

Caspita, ho pensato, Zero deve avere conoscenze e prove che altri non hanno, se è vero che sulla sessualità di Hitler, o sulle sue presunte perversioni e/o inversioni, da almeno settant’anni si confrontano storici, psicologi, ecc., senza che si sia mai venuti a capo di nulla.

Prendiamo, non a caso, il tema dell’omosessualità del Führer: capitolo, appunto, tutt’ora irrisolto. Quante volte se n’è parlato, e scritto? Eppure nessuno ha mai prodotto documenti certi. Nonostante molti studiosi si siano dedicati, anche con grande e appassionato impegno, a voler svelare questo mistero, nessuno è riuscito a portare prove concrete sull’omoerotismo del Führer.

Ci ha provato, ancora pochi anni fa – ultimo in ordine di tempo - un professore dell’Università di Brema, Lothar Machtan, autore di un libro molto controverso, Il segreto di Hitler (Rizzoli, 2001).

In sostanza, Machtan – che per l’occasione ha sguinzagliato in giro per la Germania uno stuolo di giovani assistenti - cita numerose testimonianze, documenti, ecc., che proverebbero che le amicizie maschili di Hitler siano state, in realtà, relazioni amorose.

E Machtan si premura anche di citare un lungo elenco di queste «amicizie» che avrebbero accompagnato tutta la vita di Adolf Hitler, dagli anni della giovinezza a quelli della prima guerra mondiale a quelli dell’ascesa politica e poi del potere.

In realtà, come hanno giustamente notato molti critici, Machtan non solo utilizza fonti e testimonianze spesso labili, ma, soprattutto, non esita a sottovalutare, quando persino a omettere, documenti che contraddicano la sua tesi.

Sulla dimostrazione della presunta omosessualità del Führer, oltre agli storici, si sono poi esercitati, nel corso dei decenni, molti psicologi e molti psicanalisti.

Dal punto di vista psicologico, per la gioia di Renato Zero, la tesi prevalente è quella di una sorta di omosessualità latente (associata a forti impulsi masochistici), vissuta – e rimossa – con grande senso di colpa. Cosa che spiegherebbe la personalità schizoide dell’uomo.

In sostanza, per autopunirsi per una omosessualità latente – e mai accettata – Hitler avrebbe sviluppato una vera e propria pulsione masochistica che lo portava a trarre piacere dal farsi orinare o defecare sul corpo da una donna. Questa perversione avrebbe profondamente influenzato la sua personalità e le sue azioni, esercitando una costante minaccia al suo equilibrio, cioè alla sua vita psichica conscia.

Hitler, insomma, non solo doveva mantenersi costantemente in guardia dal manifestare apertamente le sue perversioni, ma doveva anche lottare contro i sensi di colpa che i suoi segreti e i suoi malsani desideri gli suscitavano.

La perversione di Hitler, in definitiva, sarebbe derivata da un compromesso tra le tendenze coprofaghe e la necessità di condurre una vita sociale integrata e una vita pubblica irreprensibile. Ma il compromesso non lo aiutava certo a trovare un equilibrio stabile tra le diverse nature, creando così un ancor più drammatica fragilità dell’inconscio.

Insomma, omosessualità, impotenza, coprofilia, masochismo, e chi più ne ha più ne metta: sarebbe questo il cocktailche spiegherebbe la sessualità – almeno latente – di Adolf Hitler, e quindi la sua personalità psicotica.

Tesi anche affascinante – scientificamente parlando –, peccato che sia solo frutto di congetture, e che, volenti o nolenti, dopo quello degli angeli, quello di Hitler è forse il sesso che più di ogni altro resta ammantato, ancora oggi, dal totale mistero.

In ogni caso, non si parla mai di odio per le donne. Anzi.

La recente pubblicazione (siamo nel 2012) di alcuni documenti inediti appartenuti, pare, allo stesso Hitler, compilati in parte dal suo medico personale, Erwin Giesing, rivelerebbero, per esempio, come Hitler si sottoponesse regolarmente a iniezioni di sperma di toro per rinforzare la sua libido. Cosa che sembrerebbe più deporre per la voglia di amare le donne, più che di odiarle.

Peraltro, nelle carte il medico si premura di sottolineare come l’esigenza dell’«aiutino» non dipendesse da una mancanza di desiderio sessuale naturale, ma dagli impegni e dalle crescenti responsabilità di ordine politico e militare che avrebbero concorso a procurare al Führer un calo del desiderio.

Cosa che smentirebbe i sostenitori di una impotenza perenne oppure indotta da un improbabile incidente avuto in gioventù, incidente che avrebbe privato Hitler di un testicolo.

Questa tesi è sostenuta, per esempio, in un curioso libretto edito nel 2004 da Scipioni, Il sesso di Hitler, scritto da Alessandro Tabacchi e Federico Zucchelli.

Nel libro si sostiene che, quand’era militare, il futuro Führer sarebbe stato mutilato di un testicolo da un caprone al quale aveva orinato addosso, e si cita l’improbabile testimonianza di un commilitone di Hitler, Eugen Wasner.

Stando agli autori del volumetto, la tesi di Wasner (peraltro, si sostiene, processato per aver diffamato in tal modo Hitler) sarebbe poi stata comprovata dall’autopsia compiuta dai medici russi sul cadavere carbonizzato di Hitler, che – ci dicono – presentava i resti bruciacchiati di un solo testicolo. Il destro, per la precisione.

Non so se Renato Zero ci potrebbe illuminare anche sul «monorchismo» di Hitler, ma intanto Pagani e Travaglio potrebbero approfondire il tema intervistando proprio Tabacchi e Zucchelli. Anche se, essendo due gli intervistati, 'stavolta bisognerebbe forse raddoppiare gli intervistatori.



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