L'imbrattaweb

4 Giugno Giu 2013 0935 04 giugno 2013

Borghezio razzista? Non è una novità

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Tanto tuonò che piovve. E così, dopo l’ennesima esternazione razzista, Mario Borghezio è stato ripudiato e cacciato persino dai suoi «compagni» di gruppo europarlamentare, l’Efd (Europa della libertà e democrazia).

Fin troppo ovvio, per le «camicie verdi» di casa nostra, invocare il tema del comportamento individuale. Sarà allora forse opportuno ricordare che sulla vocazione razzista o quantomeno xenofoba della Lega l’Europa, ormai da molti anni, aveva lanciato più di un allarme.

Ancora nell’aprile 2002, il Consiglio d’Europa, l’organismo di Strasburgo che riunisce quarantatre Stati membri impegnati nella difesa dei diritti dell’uomo, lanciò un preoccupato ammonimento in un rapporto della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza – Ecri, che, senza mezze misure, definiva il partito allora guidato da Umberto Bossi, come «razzista e xenofobo».

Secondo quel rapporto (aggiornato al 2001), in Italia permanevano «Problemi di razzismo e xenofobia che riguardano gli extracomunitari, specialmente albanesi. E i Rom, italiani o meno. Tali problemi si manifestano in forme diverse, comprendenti in particolare pregiudizi sociali, atti di discriminazione ed episodi di violenza, talvolta anche della polizia».

Il documento, nella specifica sezione dedicata allo «Sfruttamento politico del razzismo e della xenofobia», evidenziava anche «

. La propaganda razzista e xenofoba viene diffusa attraverso l’uso di materiale scritto come posters e volantini, ma è anche presente in modo significativo nei discorsi di certe personalità pubbliche, comprese dei sindaci ed altri rappresentanti eletti
Gli esponenti della Lega Nord hanno fatto un uso particolarmente intenso della propaganda razzista e xenofoba, quantunque si debba notare che anche dei membri di altri partiti hanno ugualmente utilizzato un discorso politico xenofobo o in altra maniera intollerante».

Eravamo nel 2002, e molta acqua (non so se quella sacra del Po o meno) è passata sotto i ponti, ma, evidentemente non per Borghezio e per i molti leghisti che lo difendono (o quantomeno tacciono).

Nel frattempo, le camicie verdi (che, vorrei ricordare, sono la divisa utilizzata da almeno due dei più efferati movimenti filonazisti e antisemiti europei tra le due guerre, i legionari romeni di Codreanu e le croci frecciate ungheresi di Szálasi, un caso?) hanno assunto nel nostro Paese posizioni di grande rilievo politico e istituzionale, sia a livello nazionale che locale.

C’è da meditare? Io credo di sì.



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