L'imbrattaweb

14 Giugno Giu 2013 1614 14 giugno 2013

Lobby gay in Vaticano. Ma questo e quello pari non sono

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Ho ancora sotto gli occhi le inquietanti immagini (e nelle orecchie le drammatiche parole) dello speciale di Servizio Pubblico andato in onda giovedì 13 giugno su La 7 e dedicato al tema della lobby gay in Vaticano.

Un ottimo reportage, non c’è che dire, proprio quello che ci aspetteremmo da una televisione di servizio (se poi fosse stato proposto dalla televisione pubblica sarebbe stato il massimo, ma pazienza, nella vita non si può avere tutto).

Ma non è questo il punto che vorrei toccare.

Vorrei invece, brevemente, porre una questione che non ha alcun obiettivo di critica nei confronti del prodotto giornalistico in sé, quanto piuttosto quello di sollevare una riflessione sui contenuti. Meglio ancora, su come sono stati proposti.

La questione riguarda il fatto che, ancora una volta, seppure in buonissima fede, non ne dubito, affrontando la scabrosa vicenda del Vaticano «a luci rosse», si siano mescolati, senza preoccuparsi molto di rimarcarne gli specifici contorni, due fenomeni molto distanti tra loro: omosessualità e pedofilia.

La prima, come si sa, è molto semplicemente una tendenza naturale all’attrazione erotico-affettiva nei confronti di persone dello stesso sesso.

La seconda è una perversione. E un reato, non a caso sanzionato (si può anche discutere se in maniera adeguata o troppo blanda) dalla legge. Nel caso specifico, per quanto riguarda il nostro Paese, la legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, entrata in vigore nel novembre 2012, dopo tre anni e sei passaggi parlamentari tra Camera e Senato, e che ha introdotto nel nostro Codice penale (articoli  414 bis  609-undecies) i reati dell’istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia e dell’adescamento di minorenni (o grooming).

Ora, che un Cardinale organizzi orge omosessuali è moralmente riprovevole (sia chiaro, dal punto di vista della morale cattolica, non in assoluto; in funzione, cioè, del fatto che il prelato viola l’etica religiosa che dovrebbe ispirare i suoi comportamenti, oltre al fatto di contraddire quel che predica. Insomma, non per i suoi gusti sessuali. Da questo punto di vista, sarebbe la stessa cosa se organizzasse orge con donne), ma non può essere messo sullo stesso piano di chi abusa sessualmente di bambini e bambine.

Se poi alle orge partecipassero minorenni allora la cosa cambia. Ma a maggior ragione va ben precisata e distinta. Perché, anche qui, più che di orgia a sfondo omosessuale si dovrebbe parlare di orgia a sfondo pedofilo. E forse dovremmo definire il Cardinale come pederasta (in senso etimologico).

Non voglio fare la parte del pignolo o del tignoso, ma davvero credo che mischiare le cose – ancorché, lo ripeto, in  buona fede,  – non dia una rappresentazione pienamente corretta della realtà. Peraltro con il rischio di demonizzare ulteriormente l’omosessualità (inevitabilmente associata alla pedofilia) e, al contrario, di far perdere di vista la ben più vasta drammaticità e pericolosità della pedofilia (che va ben oltre il terreno della sua estrinsecazione in chiave omoerotica).

Insomma, passare indifferentemente, con le immagini e le interviste, dai preti che frequentano locali e saune gay a drammatiche testimonianze di adulti che da bambini sono stati abusati da sacerdoti può essere televisivamente, ed emotivamente, suggestivo, ma non mi pare propriamente «politically correct».

Eppure, noto che la cosa non è facile da far passare. E trovo altresì strano che le organizzazioni che si occupano dei diritti degli omosessuali non intervengano, almeno per alimentare il dibattito.

Si prenda il caso di Dario Fo, che qualche tempo fa (e anche allora mi sono permesso di intervenire) ha pubblicamente dichiarato – al Fatto quotidiano –, sintetizzo, che se si consentisse ai preti di sposarsi (si intende con donne), probabilmente si darebbe un contributo a eliminare, o comunque a contenere la pedofilia che alberga nella Chiesa.

Sciocchezza madornale, dato che, come spero di aver chiarito, la pedofilia è una perversione e dunque indifferente a qualsiasi forma naturale di erotismo o di affettività (quanti buoni padri di famiglia, per esempio, si macchiano di questo reato?).

E si potrebbe discutere anche sul fatto che un prete, ma potremmo dire più in generale un individuo omosessuale, potendosi sposare con una persona dell'altro sesso avrebbe l'opportunità di cambiare la propria naturale vocazione sessuale. Questo, per dirla tutta, fa il paio con chi sostiene che dall’omosessualità di può «guarire» (ergo, che l'omosessualità è una malattia).

Ora, che queste cose si dicano nelle canzonette (vedi Povia) è di per sé discutibile. Che lo dicano i Giovanardi e le Binetti è grave. Che lo sostengano i premi Nobel è gravissimo.

Eppure, nessuno è intervenuto a contestare Fo. E nessuno mi pare abbia toccato questo tema occupandosi delle vicende sessuali vaticane.

A pensar male, come si dice, si fa peccato, ma mi viene il dubbio che se questi concetti fossero stati espressi da personalità o in contenitori giornalistici di «destra» non avremmo assistito allo stesso silenzio.

Ma mi auguro che si sia trattato solo di distrazione. Anche se, in questo caso, mi sembra una distrazione un po' colpevole.

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