L'imbrattaweb

22 Luglio Lug 2013 1754 22 luglio 2013

Se l'antiomofobia viene da destra

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Sta destando qualche mal di pancia (e forse qualcosa di più), nel partito di Berlusconi, la presa di posizione di alcuni esponenti «laici» del Pdl - Bondi, Prestigiacomo e Galan su tutti - che vorrebbero approvare la legge anti-omofobia nei tempi previsti  (la discussione parlamentare sarebbe prevista per il prossimo 26 luglio, salvo che non prevalga la moratoria  sui temi etici caldeggiata invece dalla componente più «cattolica», ma non solo, del partito).

Ma se all’interno del Pdl le posizioni di Bondi & C. stanno appunto creando malumori, da altre parti si guarda invece con favore all’iniziativa dei parlamentari pidiellini, ancorché con un certo – apparentemente comprensibile – stupore.

Ma come, pensano in molti, da quando in qua la destra non è omofoba e anzi si erge a difensore dei diritti degli omosessuali?

Provo a dare una risposta: storicamente, almeno dal 1896, quando Adolf Brand, giornalista e insegnante, attivista di destra, aveva dato vita al primo periodico omosessuale della storia, Der Eigene (Lo speciale o L’Unico), che prendeva il nome dalle teorie individualiste di Max Stirner, e che rivendicava, facendo riferimento al concetto stirneriano di «possesso di se stesso» dell'individuo, il pieno diritto a esprimere la propria natura sessuale, ovvero omosessuale.

Nel 1903 Brand fondò, con altri due omosessuali, lo scienziato di destra Benedict Friedlaender e Wilhelm Jansen (già a capo dei Wandervögel, gli «Uccelli migratori» immediati precursori della Hitlerjugend), la Gemeinschaft der Eigenen (La Comunità degli Speciali), una specie di movimento di scout, molto simile ai Wandervögel, dove l'amore fra maschi era non solo considerato come una componente essenziale della virilità, di cui qualunque maschio poteva godere, ma promosso come condizione di estrema libertà, utile, addirittura, a forgiare la classe dirigente della potenza tedesca.

Dopo Brand, e siamo nel 1912, tocca a un altro personaggio dell’estrema destra prenazista, Hans Blüher, giornalista e scrittore, esponente di punta di un movimento di liberazione omosessuale, prendere le difese dell’omoerotismo.

Lo fa pubblicando un saggio dedicato all’erotismo dei Wandervögel: Il movimento dei Wandervögel come fenomeno erotico. Contributo al riconoscimento dell’inversione sessuale.

Nel suo saggio, Blüher lo sostiene senza mezzi termini: il comune denominatore che tiene insieme i giovani è l’Eros, ovvero l’attrazione sessuale tra individui di sesso maschile. Certo, sottolinea Blüher, non è detto che questa attrazione debba necessariamente sfociare in rapporti fisici veri e propri e forse nemmeno in manifestazioni di affetto. Gli impulsi omoerotici, tuttavia, sono comunque determinanti nel rinsaldare i legami di amicizia tra maschi e, dunque, nel promuovere quelle affinità sociali e culturali che permettono la piena coesione del gruppo. Purché maschile, naturalmente (le lesbiche, in quanto donne, non ebbero mai alcun ruolo nella cultura della destra).

E nelle antiche comunità maschili di tipo associativo questo si era reso del tutto evidente. Era anzi l’elemento che ne aveva potuto determinare lo sviluppo e il progresso.

Ma se solo queste comunità producevano nature virilmente eroiche, cioè leader che, grazie al loro carisma di stampo erotico, erano capaci di attrarre accanto a sé valorosi guerrieri, perché disincentivare oggi questa dinamica? Anzi, perché non incentivarla? Perché non sfruttare l’omoerotismo come collante di una nuova casta guerriera che avrebbe ridato dignità e grandezza alla Germania?

Blüher è tornato su questi temi qualche anno dopo, tra il 1917 e il 1919, dando alle stampe altri saggi in cui l’argomento viene affrontato in via più generale, seppure sempre con forti richiami alla condizione erotica della gioventù.

Vale la pena di sottolineare che questi libri diverranno ben presto testi di vero e proprio culto tra gli omosessuali, compresi alcuni gerarchi nazisti, Rhöm in primis. Insieme all’opera di un altro omosessuale, sedicente pedagogista, Gustav Wyneken, autore, nel 1921, di Eros, un saggio nel quale si esaltava l’amore tra ragazzi, e a quella di Erich Ebermayer del 1926, Jugend und Eros, una sorta di esplicita arringa (Ebermayer era avvocato) in favore dell’omosessualità, che miscelava le tesi di Blüher e di Wyneken, opera peraltro apprezzata pubblicamente anche da Thomas Mann (forse perché la pubblicazione del libro avviene sostanzialmente in coincidenza con il compimento del cinquantesimo anno di età dello scrittore, anno che, come ci dice il biografo Hermann Kurzke, inaugurerebbe una stagione di ambiguità sessuale, se non di vera e propria svolta omosessuale, dell’autore di Morte a Venezia).

Si potrebbe proseguire ricordando poi i molti esponenti – omosessuali – leader dell’estrema destra europea postbellica, per esempio il francese Michel Caignet, editore di autori negazionisti e di patinate riviste gay, ma soprattutto Michael Kühnen, leader incontrastato del neonazismo tedesco, morto di Aids nel 1991, all’età di 36 anni, autore di un saggio che sosteneva come l’omosessualità fosse una condizione praticamente necessaria, quasi una caratteristica distintiva del perfetto militante neonazista (per dirla alla Mussolini, «meglio fascisti e froci»).

Il saggio di Kühnen spaccò allora l’ambiente neonazista tedesco (con tanto di scissioni, controscissioni, e ci scappò addirittura un morto, il braccio destro del leader), diviso tra omofili e omofobi.

Ma Kühnen allora era in carcere (per attività terroristica) e non poté intervenire. Nel caso del Pdl, il suo leader, pienamente operativo, è invece perfettamente in grado di ricomporre qualsiasi potenziale spaccatura. Ammesso che il tema dei diritti civili possa fino a tal punto appassionare un partito che, al momento, sembra doversi dedicare ad altre priorità.

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