L'imbrattaweb

12 Agosto Ago 2013 1753 12 agosto 2013

Se la matematica è un'opinione. Anzi, un esorcismo

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Nella noia devastante delle pagine culturali dei quotidiani di domenica 11 agosto, allegati compresi (ma perché la cultura sui giornali deve essere solo ed esclusivamente a base di trattati filosofici o roba per puri iniziati?), spiccava invece la bella doppia pagina degli spettacoli della Repubblica dedicata all’Esorcista di William Friedkin, uscito nelle sale cinematografiche il 26 dicembre 1973.

Il quotidiano diretto da Ezio Mauro ha infatti pubblicato un estratto del libro autobiografico del regista, in uscita il prossimo 28 agosto, nel quale Friedkin rivela interessanti retroscena sul film che – bisogna pur dirlo – impressionò e spaventò molto i ragazzi di allora (compreso il sottoscritto), ma anche i più adulti, per la verità.

Ma non solo, perché, come rivela il regista,  forse anche a causa di alcuni «incidenti» accorsi durante la lavorazione del film (per esempio un incendio che mandò letteralmente in fumo il teatro di posa, o l’investimento del figlio di Jason Miller,  l’attore che interpreta il giovane prete, da parte di un motociclista), la paura serpeggiava anche tra attori e tecnici, tanto che, dichiara William Friedkin, anche lui spaventato e confuso, dovette fare un grande sforzo per tenere duro e  accelerare la lavorazione e quindi la fine delle riprese.

Insomma, le pagine della Repubblica avevano più di un motivo per farsi leggere, compresa la consueta piacevolezza stilistica del giornale, ovvero l’uso sapiente dell’impaginazione, del colore, delle fotografie, ecc.

Ma, soprattutto, a rendere interessante la lettura era l’occhiello del titolo: «Trent’anni fa uscì il film che terrorizzò il mondo», ecc.

Cavoli, ho subito pensato, io mi ricordavo che fosse più vecchio e che ero un liceale quando lo vidi (ricordo anche il cinema, era il Tonale di Milano…). Possibile che io ricordassi così male? E non poteva nemmeno trattarsi dell'Esorciccio (perché anche quello era degli anni '70).

No, ricordavo bene, perché l’articolo dice chiaramente che il film uscì il 26 dicembre 1973. Dunque, anche se io sono negato per la matematica, 2013 meno 1973 fa quaranta, non trenta.

Ebbene sì, un refuso, diciamo pure uno svarione.  Cose che capitano, ovviamente, ma che forse andrebbero un pochino meglio controllate.

Naturalmente mi attendevo che all’indomani il giornale sarebbe uscito con un – ancorché microscopico – errata corrige. Invece nulla.

I casi sono due: o in redazione hanno pensato che forse era meglio non sollevare l’attenzione sulla cosa (un po’ come quando si dice che smentire una notizia significa darla due volte), oppure può anche essere che davvero nessuno se ne sia accorto.

Questa seconda opzione, che mi sembrava inizialmente come la meno probabile, mi si è invece rivelata come del tutto probabile quando, lunedì 12, Dagospia ha riportato integralmente l’articolo  e, questa volta nel sommarietto, non nell’occhiello, ha riproposto lo stesso errore: «30 anni dal film che cambiò l’horror e che quest’anno sarà celebrato a Venezia…».

D’altra parte, è la ferrea legge della logica: la matematica non è un’opinione, i giornali fanno opinione,  dunque non amano la matematica.

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