L'imbrattaweb

9 Settembre Set 2013 1254 09 settembre 2013

Se il festival è Boreal

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Sta facendo molto discutere (e protestare ex ante) il Boreal festival programmato in Lombardia – la località precisa non si conosce ancora - dal 12 al 14 settembre, seconda edizione della manifestazione nata lo scorso anno in Ungheria come momento d’incontro tra i diversi gruppi politici ultranazionalisti e neofascisti europei.

Giustissimo discutere, indignarsi e protestare, per carità, ma forse sarebbe più utile chiedersi perché è possibile che nel nostro Paese questo genere di eventi possa così facilmente e frequentemente ripetersi (ancora lo scorso giugno, a Rogoredo, nella periferia milanese, si è svolto un analogo raduno dei naziskin europei, e in aprile, il 20, per l’esattezza, giorno della nascita di Hitler, oltre 400 nostalgici provenienti da tutta Europa si sono ritrovati in provincia di Varese, a Malnate, per celebrare il compleanno del Führer), a dispetto e al di là di ogni indignazione e di ogni protesta, che appaiono ormai sempre più come rituale di circostanza, ripetitivo quanto poco incisivo.

Personalmente, una spiegazione me la sono data da tempo (e per questo non mi indigno più, né più mi stupisco): a me sembra ovvio che un Paese come l’Italia, che come pochi altri, dal dopo-Guerra a oggi, ha dato spazio a livello istituzionale a uno strisciante, e per questo ancor più pericoloso, revisionismo storico, non possa che offrire il destro - è il caso di dirlo - perché fenomeni e manifestazioni di questo tipo trovino, tutto sommato tranquillamente, spazio di espressione.

Ricordiamoci intanto che sin dal 1947 l’Italia ha accolto in Parlamento la formazione del MSI, ovvero il movimento dei reduci del fascismo salotino, in barba a qualsiasi norma sul divieto di ricostituzione del partito fascista e che da decenni si sta tentando (per fortuna fino a oggi senza esito) di riabilitare i repubblichini, elevandoli al rango di combattenti o equiparandoli addirittura ai partigiani.

E ricordiamoci che – ancora in tempi recenti - è stato presentato, senza sollevare particolari proteste, fatte poche eccezioni, un disegno di legge per istituire una commissione parlamentare «sull’imparzialità dei libri di testo scolastici», cioè, tradotto, per riscrivere in chiave revisionista la nostra storia recente.

Non dimentichiamoci poi che l’Italia è riuscita nell’impresa truffaldina di premiare la versione tanto cara alla storiografia di destra sulla tragedia delle «foibe», istituendo addirittura per legge (non a caso sotto le forti pressioni di Alleanza Nazionale, peraltro con il convinto assenso degli allora capigruppo dei DS e della Margherita, Luciano Violante e Willer Bordon)  una «Giornata del ricordo», sommo esempio di a-criticità e di de-contestualizzazione storiche. E ciò in nome di un revisionismo spacciato per «pacificazione e concordia nazionali».

Per non dire di quel vero e proprio insulto, quello sconcio del monumento-mausoleo intitolato al «macellaio» fascista Rodolfo Graziani, realizzato nel 2012 (e che stava per essere finanziato persino con soldi pubblici, finanziamenti poi fortunatamente bloccati dopo le numerose proteste di mezza Italia); mentre non si contano, in vari paesi e paesini, vie, piazze – persino un ponte – dedicati allo «statista» Giorgio Almirante.

Tutto ciò al netto delle questioni che forse attengono più alla sfera del folklore, ma non per questo meno indecorose (dalla oscena quanto ostentata esibizione di cimeli mussoliniani e fascisti nei negozi di Predappio alle celebrazioni nostalgiche della marcia su Roma, ecc.), tranquillamente tollerate e accettate.

E si potrebbe continuare nell’elenco.

Ora, di fronte a tutto ciò, mi sembra che le condizioni perché neofascisti di mezzo mondo trovino nell’Italia una meta attraente e «accogliente» per le loro manifestazioni ci siano tutte.

Peraltro, pur senza voler sottovalutare queste manifestazioni, proprio per quanto dicevo, mi pare che il raduno di qualche centinaio tra ultranazionalisti, neofascisti e neonazisti sia l’ultimo dei problemi.

Inviterei perciò tutti i «democratici» ad alzare la soglia di attenzione e soprattutto a spostare la visuale: se ci sta davvero a cuore la nostra democrazia, non è tanto a quel che succede a Rogoredo, a Malnate, al Boreal festival o a Predappio che bisogna guardare, ma a quel che succede a Roma, tra Montecitorio e palazzo Madama dove, pur senza esibire teste rasate, camicie nere o croci celtiche, dei signori in eleganti abiti sartoriali rischiano di fare danni ben maggiori.





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