L'imbrattaweb

3 Ottobre Ott 2013 1931 03 ottobre 2013

Più Papa, meno «papi»

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Tutto è bene quel che finisce bene? Difficile dirlo. Quel che è certo è che il 2 ottobre 2013 l’Italia politica ha vissuto una delle giornate più convulse, quasi surreali, della sua storia repubblicana.

Non a caso, commentatori, osservatori, scienziati della politica si stanno quasi «consumando» nel cercare di interpretare, di dare una spiegazione a quanto è successo in casa Pdl, e cioè alle rocambolesche contorsioni del suo leader e, soprattutto, per capire quel che ha agitato, e agita, i cosiddetti dissidenti, capitanati - quantomeno per attivismo - dal quartetto Alfano-Quagliariello-Giovanardi-Formigoni (con Cicchitto a dar man forte nei talk-show), che, con Silvio Berlusconi, sono stati i veri protagonisti della scena politica. E che presumibilmente lo saranno ancor di più nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, se – come sembra pressoché certo – vorranno dare vita a un nuovo raggruppamento parlamentare (nel Pdl o fuori, non conta).

Non ho certamente velleità, né la presunzione, di confrontarmi con osservatori e politologi ben più «attrezzati», come si dice, di me, ma credo non si possa trascurare un dato che mi pare più rilevante di quanto non si sia sottolineato, e cioè la forte componente cattolica (e non solo ciellina) che accomuna la gran parte dei famosi «25», dallo stesso Alfano a Formigoni a Alli, da Vignali a Pagano alla Roccella (di cultura radicale, è vero, ma di recente trasformatasi in fervente sostenitrice del Family Day e ammiratrice dichiarata delle Encicliche di Ratzinger...).

Se assumiamo questo dato per buono, come nei problemi matematici non possiamo allora non considerare un altro dato – che in questo caso non discende dal primo, ma lo precede – ovvero l’appello per la stabilità che ancora di recente (era il 27 settembre) i vescovi italiani, per voce del segretario generale della Cei mons. Mariano Crociata, hanno lanciato di fronte alla situazione politica e ai rischi di crisi di governo.

«Lavorare per soluzioni che garantiscano la stabilità per la coesione sociale in un momento di perdurante crisi» hanno detto i vescovi. E citando il richiamo alle forze politiche fatto dal presidente dei vescovi italiani, Angelo Bagnasco, durante alcuni lavori della Commissione («ogni atto irresponsabile passerà al giudizio della storia»), Crociata ha anche aggiunto che «La stabilità è il presupposto per la tenuta del Paese e per la coesione sociale in una situazione di perdurante crisi che pesa sulla vita della nostra Italia».

E il quotidiano dei vescovi, Avvenire, in un editoriale scriveva: «Il governo Letta non è per nessuno dei suoi protagonisti il più desiderabile, ma è l'unico davvero possibile e utile nella situazione parlamentare determinata dall'elettorato e dall'attuale legge elettorale».

Detto fatto.

Una coincidenza? Un caso? Certo, tutto è possibile. Ma se consideriamo anche che, pur nel linguaggio pacato e «vellutato» della Chiesa, l’invito a sostenere il governo Letta poteva anche contenere, indirettamente, quello a mollare finalmente Silvio Berlusconi, il Berlusconi che a Oltretevere in fondo non hanno mai amato (semmai tollerato e sopportato), non fosse altro che per la condotta morale del Cavaliere, non propriamente allineata a quella cattolica (Famiglia Cristiana, per esempio, più volte ha apertamente tuonato contro i cattolici del Pdl che facevano quadrato attorno al loro leader libertino), forse la casualità e la semplice concomitanza dei fatti possono apparire più tenui.

L’occasione, si dice, fa l’uomo ladro; in questo caso lo avrebbe fatto  «ribelle», o transfuga, o quel che volete voi.

E  qui l’occasione era davvero ghiotta: ricostituire una sorta di DC (e si sa l’effetto che questa sigla fa alla Chiesa, come il profumo della salsapariglia ai puffi) e sbarazzarsi del moralmente ingombrante Berlusconi in un colpo solo. Da non crederci, un miracolo a portata di mano.

E i pidiellini «cattolici» non si sono fatti pregare. Per una volta hanno ascoltato più il Papa che il «papi».

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