L'imbrattaweb

17 Ottobre Ott 2013 0736 17 ottobre 2013

Negare il negazionismo? Sì, ma non per legge.

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La vicenda del funerale e della sepoltura del fu criminale nazista Erich Priebke, al netto della demenzialità della vicenda (sulla quale, con molta incisività e la consueta finezza si è espresso Massimo Gramellini sulla Stampa del 16 ottobre), porta inevitabilmente a toccare l’attualità del cosiddetto negazionismo dei crimini contro l'umanità e dei genocidi, sul quale, come si sa, è in corso un dibattito parlamentare che dovrebbe portare a riconoscerne – come direbbero i giuristi – i profili di reato, riformando l’articolo 414 del Codice penale, e introducendo quindi una specifica sanzione penale, ovvero la reclusione fino a cinque anni, per chi se ne rendesse reo.

Ora, anche ammesso che ciò sia costituzionale, o anche solo ragionevole, visto che in democrazia la libertà di opinione, fino a prova contraria, non è reato, c’è da chiedersi se sia logico – e utile – che materie così delicate e di straordinaria importanza debbano e possano essere gestite per legge.

La mia risposta è no. Io credo che il negazionismo non possa essere materia di «proibizionismo» come una qualunque droga. Io credo che vada contrastato con la forza della ragione, e della cultura.

La memoria e la verità storiche non si preservano per legge, si preservano con l’insegnamento. E con la coerenza e il rigore dei comportamenti, non con le convenienze politiche del momento.

Ma il problema – e mi scuso con i pochi lettori di questo blog se mi ripeto ancora una volta – sta proprio qui.

Che coerenza e che rigore di insegnamento può «esibire» un Paese come l’Italia, che per quasi 70 anni ha tollerato una classe politica che, nelle sue diverse generazioni ed espressioni, non ha fatto altro che  alimentare – direttamente o indirettamente – un revisionismo storico, più o meno strisciante, che del negazionismo è il parente più prossimo?

Ma che credibilità ha, mi chiedo, un Paese che dibatte sul reato di negazionismo e ha permesso che a poco più di un anno dalla fine della Guerra si ricostituisse il partito fascista (MSI), di cui si è servito persino per eleggere presidenti della Repubblica? Peraltro in barba proprio a una legge dello Stato che prevedeva il divieto di ricostituzione del partito fascista (a riprova di quanto servano le leggi…).

E che ancora oggi assiste – non si sa se impotente o colpevolmente indifferente - a sconce manifestazioni nostalgiche (dalle cerimonie in memoria della marcia su Roma alla ricorrenza della nascita e della morte di Mussolini alla erezione di mausolei a criminali fascisti come quello di Affile dedicato a Rodolfo Graziani)?

Un Paese che ha consentito a fascisti salotini non pentiti (per es. Tremaglia) di assurgere al ruolo di Ministro della Repubblica? E ai suoi «nipotini» (Fini e compagnia bella) di assurgere alle più alte cariche dello Stato?

Un Paese in cui da anni si sta cercando di dare vita a una legge che equipari i repubblichini ai partigiani?

Un Paese che ha permesso che si costituisse una commissione parlamentare (proposta, guarda caso, da AN, e allora guidata da Gabriella Carlucci, nota storica di vaglia) per la revisione dei testi scolastici di storia?

E il presidente Giorgio Napolitano che incalza il Parlamento a varare la legge sul reato di negazionismo è o non è lo stesso presidente Giorgio Napolitano che, ancora nel 2007, celebrando un altro abominio revisionista come il «Giorno del ricordo», istituito da una legge dello Stato – anche qui su pressioni di AN, ma colpevolmente avallato dalla sinistra (votarono a favore gli allora capigruppo della Margherita e dell’Ulivo, Willer Bordon e Luciano Violante) - dichiarò che le foibe rappresentarono «[…] un momento di odio, di furia sanguinaria e un disegno annessionistico slavo che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica (rischiando tra l’altro un vero e proprio incidente diplomatico tra Italia e Slovenia)?

Come si può pensare che questo Paese, e questa classe politica che lo rappresenta, anzi che lo amministra, abbiano la legittimazione per combattere il negazionismo? Che autorevolezza possono avere? Che credibilità?

E’ evidente che andare avanti a colpi di legge è molto meno impegnativo che mettere in gioco la propria coscienza e la propria onestà intellettuale. Ma le leggi non sempre hanno vita lunga, la memoria, e purtroppo anche l’oblio, sì.

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