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23 Ottobre Ott 2013 1823 23 ottobre 2013

Il "dottor Gribbels" tra cuori, messe e bandiere

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Da quando è esploso come fenomeno politico, su Beppe Grillo si sono scritte credo milioni di parole, e si sono sprecate, facendo anche tanta confusione, molte definizioni. Mischiando, per esempio, termini come qualunquista, antipolitico, populista e così via.

E accostando Grillo ai precedenti più disparati, dal Giannini dell’Uomo qualunque ai «caudillos» espressione tipica del populismo latino-americano (alla Perón, per intenderci).

Ora è la volta, tenetevi forte, addirittura di Röhm e delle sue SA, i famigerati Reparti d’assalto (Sturmabteilungen), creati come formazione paramilitare irregolare nell’ottobre del 1921 da Johann Ulrich Klintzich e poi riorganizzati da Hitler che, nel 1933, le integrò nella polizia statale come forza ausiliaria (teoricamente disarmata), facendone una sorta di guardia personale, impiegata prima di tutto per proteggere le riunioni di partito.

L’accostamento, fresco di giornata, si deve a Massimo Bordin che, sul Foglio, come ricordato sul sito di Gad Lerner da Andrea Mollica, vi è giunto notando come lo slogan sempre più spesso utilizzato da Grillo al termine delle sue esternazioni/post è «In alto i cuori», sia la traduzione italiana dell’incipit dell’inno delle camicie brune: «In alto i cuori, in alto i gagliardetti/ serriamo i ranghi è l’ora di marciar…».

Quelle camicie brune, scrive Bordin, che furono trucidate nella famosa «notte dei lunghi coltelli», mentre erano riunite per una sorta di «convention» nella placida stazione termale di Bad Wiessee, dopo un durissimo scontro di potere tra Ernst Röhm e lo stesso Führer.

In realtà, le cose non andarono proprio così: Hitler si trovò suo malgrado, e dopo molte resistenze, costretto a sbarazzarsi di Röhm (suo fedelissimo amico sin dai tempi della Prima guerra mondiale, e che con il Führer aveva condiviso persino il carcere dopo il tentato putsch di Monaco ed era stato tra i fondatori del partito nazionalsocialista) su pressione degli altri gerarchi nazisti, Göring e Himmler, in primis, che mal sopportavano il crescente potere del capo delle SA, che non nascondeva peraltro l'ambizione di assumere la leadership militare (e solo militare) del Reich. Ma non è questa la sede per dilungarmi sulla questione.

Per tornare invece a Grillo, e al suo slogan, che lo stesso Bordin deve anche ammettere possa avere invece origini religiose (perché è anche la traduzione del celebre sursum corda, ovvero dell’inizio del prefatio recitato dai sacerdoti durante la Messa in latino), va detto che oltre alle SA potrebbe richiamare un altro inno, quello dello stesso partito nazionalsocialista Das Horst-Wessel-Lied, più conosciuta, spiega sempre, si fa per dire, Bordin, come «In alto la bandiera».

Ma allora, cuore o bandiera?  Hitler, SA, Chiesa?

La confusione regna sovrana.

E anche un po’ il mistero: e infatti Bordin si chiede chi mai avrà suggerito l’espressione al «dottor Gribbels». Già, chi? Un neonazista? Un sacerdote? Uno sbandieratore di Siena?

Comunque sia, un piccolo consiglio a Beppe Grillo: se dovesse pensare a prossime riunioni dei suoi gruppi parlamentari, eviti zone termali. Si sa mai…

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