L'imbrattaweb

27 Novembre Nov 2013 2224 27 novembre 2013

Decadenza di Berlusconi. Perché c'è poco da festeggiare

  • ...

Meglio tardi che mai. Credo sia questo il pensiero, il sentimento più diffuso e ricorrente – e coerente - che, in queste ore, i democratici sinceri di questo Paese esprimono come prima reazione alla decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica di senatore, ovvero alla uscita del cavaliere dalla politica. Almeno da quella ufficiale.

E per chi ha vissuto questi ultimi vent’anni della storia repubblicana come un vero e proprio insulto (di cui gli ignobili striscioni apparsi oggi tra i manifestanti pro-cavaliere sono forse l'ultima e più squallida reiterata testimonianza e sintesi), uno spregio continuo a ogni regola democratica - leggi ad personam e via discorrendo -, insomma come un incubo, quella di oggi è stata davvero una giornata liberatoria.

Impossibile non condividere questo sentimento.

Resta però un rammarico, per nulla secondario. E cioè che a sconfiggere Berlusconi non siano stati i suoi avversari politici, non sia stata dunque la «politica», ma la magistratura.

Bisogna pur dirlo: Silvio Berlusconi non è uscito dal Senato perché battuto politicamente, perché, nello specifico, una sinistra determinata e coesa abbia saputo liquidarlo con la mobilitazione delle idee, dei programmi, e dei voti, ma semplicemente perché è stata applicata, quasi in maniera notarile, burocratica, una sentenza del tribunale.

Meglio di niente, per carità, ma, prima ancora di gioire, non si può eludere questa riflessione, e quindi non ricordare a questa sinistra (o centro-sinistra, se preferite) che questi vent’anni di distorsione della normale dinamica democratica sono per buona parte una sua responsabilità.

Perché se questo centro-sinistra, meglio,  se la sua maggiore espressione, ovvero il PD (e recenti antenati) si fosse occupata di più del conflitto di interessi, per dirne una, anziché occuparsi dell’Opa Telecom o delle scalate alle banche (con gli esiti, peraltro, che sono sotto gli occhi di tutti, e nelle tasche di molti di noi, checché se ne dica), non saremmo qui a gioire con vent’anni di ritardo, ma, soprattutto, non avremmo perso vent’anni di progresso civile, economico, sociale, e l’Italia non sarebbe relegata ai livelli più bassi, quasi imbarazzanti, non solo economici, nello scenario internazionale.

E se solo, per esempio, i vari leader e leaderini del PD avessero messo al servizio della lotta politica anti-Berlusconi la stessa veemenza e la stessa determinazione, la stessa sana spregiudicatezza che hanno mostrato, e mostrano, battendosi tra loro per le primarie (passate  e nuove), credo che la parabola berlusconiana, con tutto il suo portato – lo ripeto – di distorsione delle normali dinamiche democratiche e liberali, sarebbe terminata molto prima del 27 novembre 2013.

E invece, troppo impegnata, e perciò distratta (colpevolmente) a rincorrere il sogno delle merchant bank rosse, la sinistra si è trovata ad assecondare (salvo qualche pantomima di natura più estetica e formale, che non sostanziale), il flusso degli eventi. E oggi ne paghiamo tutte le conseguenze.

Certo, da domani avremo – almeno ufficialmente – un’Italia senza Berlusconi politico, ma mi sembra un po’ tardi.  E c’è comunque poco da stare allegri. Con questi tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile, con questa strutturale mancanza di risorse per poter sostenere qualsiasi rilancio del Paese (rilancio economico, prima di tutto, ma, di conseguenza, sociale e culturale), questa povertà diffusa e strisciante, mi sembra che le cose, con o senza Berlusconi, non cambino molto.

Dopo il ventennio berlusconiano ci troviamo un’Italia depauperata in tutti i sensi, anche di valori. Un’Italia in macerie. E mi sembra difficile immaginare uno scatto come quello che animò il nostro Paese nel risollevarsi dalle macerie della Guerra e della dittatura. Né intravvedo personalità che possano aiutare il Paese a invertire la rotta.

L’Italia antifascista, l’Italia della rinascita democratica e della ripresa civile ed economica non ricorse certo ai tribunali per fare piazza pulita del drammatico passato. Né si affidò ai banker e agli assicuratori per la propria rinascita civile ed economica.

E i padri costituenti di mestiere non facevano certo gli editori di quotidiani e magazine, i manager, gli imprenditori, gli avvocati d’affari, e così via. Erano Politici con la P maiuscola. Perché erano, prima di ogni cosa, civil servant. Specie ormai pressoché estinta.

PS: in tutto ciò, c’è almeno da augurarsi che la sinistra non voglia arrogarsi il merito di aver sconfitto Berlusconi. Sarebbe un insulto all’intelligenza degli italiani. Sarebbe come se un notaio che firma un rogito si arrogasse il merito di aver promosso e favorito una compravendita immobiliare. Della serie «ti piace vincere facile».

Correlati