L'imbrattaweb

21 Gennaio Gen 2014 1448 21 gennaio 2014

Non abbiamo scelta

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Orrore! Il modello elettorale concordato tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi non contempla le preferenze. E questo non garantisce la qualità degli eletti; ergo, non si danno garanzie agli elettori.

E’ l’argomento più «gettonato» da chi, in queste ore, critica aspramente il neo segretario del PD per l’accordo raggiunto con il «delinquente», come lo definirebbe il Fatto, leader di Forza Italia.

Come se uno Scilipoti, per dire, eletto col mattarellum, garantisse invece la qualità della selezione…

Qualcuno si spinge anche a dire che senza le preferenze decise dagli elettori, orde di mafiosi, profittatori, piduisti, ladri, e chi più ne ha più ne metta, prenderanno possesso delle aule parlamentari (anzi dell’aula, se passerà la riforma).

A questo punto le cose sono due: o chi afferma questo ha così scarsa considerazione dei partiti da ritenere che siano un ricettacolo di farabutti di ogni genere, oppure ha la memoria corta. E non si ricorda che col mattarellum, dunque con un sistema che prevedendo in massima parte collegi uninominali sostanzialmente garantiva agli elettori la facoltà di eleggere direttamente il singolo candidato, sono entrati nei due rami del parlamento i vari Dell’Utri, Bossi, Belsito, Verdini, Brancher, Cosentino, Previti, Scajola, Stiffoni, lo stesso Berlusconi e molti altri tra indagati e condannati per reati vari (può essere utile, a questo proposito, consultare la lista puntuale pubblicata sul sito del Fatto quotidiano).

Per non parlare delle istituzioni locali, dove le preferenze non sono mai venute meno. Qui, se possibile, la situazione è ancora peggiore.

Un nome per tutti, quello di Franco Fiorito, balzato agli onori della cronaca, si fa per dire, per quello scandalo alla Regione Lazio che ha portato alle dimissioni di Renata Polverini. Ebbene, «er Batman», nel 2010, risultò il consigliere regionale più votato nel Lazio, con oltre 26mila preferenze.

PS: Anche Marco Travaglio, sul Fatto del 21 gennaio, tocca il tema delle preferenze, sostenendo che l’«italicum» non farebbe che perpetuare, di fatto, il porcellum, cioè le liste bloccate, «sottraendo le scelte agli elettori e lasciando ai segretari di partito il potere di vita o di morte sugli eletti, anzi sui nominati, perpetuando le nomenklature dei fedelissimi e dei mediocri a scapito degli indipendenti e dei migliori». Passi per il PD, scrive il vicedirettore del quotidiano, che ha già detto che selezionerà i candidati con elezioni primarie, o il M5S, che le ha sempre fatte via web, ma cosa ne sarà per le altre formazioni?

Ora, ammesso che a qualcuno interessi cosa faranno Alfano, Monti, Salvini, Vendola, ecc., la risposta, anzi, la domanda sorge spontanea: pensa davvero, Travaglio, che un tipico elettore berlusconiano, libero di scegliere, e ammesso che il partito lo proponesse, preferirebbe, che so, un candidato che ha vinto il Nobel per l’economia a – per dire – una Gelmini? O che un leghista voterebbe un docente di diritto costituzionale di vaglia anziché – si fa sempre per dire – un Calderoli o un Borghezio?

PS 2: Peraltro, io sarei molto più favorevole al doppio turno alla francese (proposto anche da Marco Travaglio), semmai, dovendo esplicitare una perplessità, trovo un po’ spinte le soglie di sbarramento, che oggettivamente eliminano in partenza ogni principio di rappresentatività. Ma tant’è; credo che dobbiamo essere realisti e, soprattutto, non perdere altro tempo. Definiamo una legge elettorale decente e programmiamo nuove elezioni il prima possibile, interrompendo la lenta agonia istituzionale che sta imbrigliando tutte le potenziali energie del Paese.

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